Thè Letterario: quattro chiacchiere con Dubravka Dačić

Nella terza puntata della video rubrica Thè Letterario, abbiamo avuto l’onore di avere come ospite Dubravka Dačić, campionessa di basket femminile, e grandissima appassionata di lettura.

Durante la lunga chiacchierata, della quale trovate il video integrale all’interno di questo articolo, si sono toccati molti temi: dall’amore per i libri, alla filosofia, alla scuola, alla formazione dei giovani, fino, ovviamente, alla pallacanestro.

Siamo partiti dall’inizio della sua passione letteraria.

Ho iniziato tardi a leggere, mi sono appassionata verso i ventidue anni, perché in età adolescenziale, tra il disputare tre campionati di basket, il frequentare la scuola, il sostenere gli allenamenti, non avevo davvero molto tempo e molta energia a disposizione. Nel mio secondo anno all’estero, invece, ho avuto modo di avvicinarmi alla lettura e mi sono interessata ad un certo tipo di libri. Sono state anche alcune persone che ho incontrato nella mia vita, che hanno saputo ispirarmi, e che mi hanno fatto approcciare a diversi stili di libri e di lettura.

Qual è il libro dal quale è nata la passione per la lettura?

Open di Andre Agassi è uno dei libri che mi ha sempre seguita nei miei traslochi e che per me significa tantissimo. Già dalla prima frase, quando dice di odiare il tennis, mi ha colpito, perché ho rivisto un po’ del mio rapporto di amore-odio con il basket.

Il primo libro che lessi da bambina, che mi ha un po’ aperto la riflessione su me stessa, è stato Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach, perché il fatto di avere un’apertura mentale diversa, vedendosi anche diversi, e quindi di riflettere diversamente, è stata per me davvero una rivelazione. Quello mi ha fatto comprendere e accettare molto di più me stessa.

Su che tipo di lettrice sia Dačić non vi è ombra di dubbio: pur ricorrendo all’ebook, quando necessario per mancanza di altre edizioni disponibili, il volume cartaceo è alla base del suo rapporto con il libro, perché l’oggetto è strettamente legato alla modalità di lettura utilizzata.

Sono una persona che sottolinea molto quando legge, e mi piace avere con me i libri perché, in base alle giornate, vado a ricercare frasi, passaggi, brani, che mi avevano particolarmente colpito, e che avevo segnato durante la lettura, e che possono tornarmi utili.

Ci sono diverse strade che la portano a leggere un libro, ognuna delle quali segna un percorso differente.

Amo molto andare a cercare i libri che trovo citati nelle letture che affronto, perché ne trovo molto spesso.
Vado almeno una volta a settimana in libreria: è un ambiente che adoro, anche solo per passeggiare. A volto vado mirata, e so già quale libro o quale autore voglio; altre, invece, mi lascio trasportare dalle sensazioni.

La sua vita di donna e di atleta è fortemente legata alla città di Napoli, dove per tre stagioni ha difeso i colori della squadra partenopea. È forse per quello, che alla domanda su di quale libro ricorda di averne atteso con trepidazione la pubblicazione, la risposta è stata:

L’unico libro che ricordo di aver atteso è Cara Napoli di Lorenzo Marone, che è uno dei miei autori preferiti insieme a Erri De Luca ed Elsa Morante.

Ho scoperto la lettura incentrata sulla filosofia e mi ha appassionato molto: la riflessione, il comprendere, il cercare di capire e dare un senso a quello che ci circonda, ti apre davvero una finestra immensa sulla vita. La filosofia ti regala un panorama di riflessioni immenso.
Non avendo alle mie spalle degli studi classici, però, ho deciso di approcciarvi in maniera leggera, e allora sono partita da Storia della filosofia di Luciano De Crescenzo: per me è stata l’iniziazione, molto comprensibile grazie ad un linguaggio terra terra, comprensibile a tutti.

Solo una mente educata può capire un pensiero diverso dal suo senza la necessità di accettarlo.

Aristotele.

Perché i ragazzi dovrebbero leggere? Perché nella letteratura c’è tutto quello spettro di sentimenti e di emozioni che i ragazzi spesso, non avendo le basi per comprendere, non riescono ad accettare, non riescono a farli loro. Pensiamo alla mancanza di empatia o alla presenza di arroganza. La letteratura sempre proprio a questo.

E su quali libri ci siano in questo momento sul suo comodino ci racconta:

Solitamente leggo anche quattro o cinque libri contemporaneamente. Questo perché mi dà la possibilità di scegliere. Quando torno da lavoro, ad esempio, rifletto sul mio umore e decido quale libro continuare a leggere.

In questo momento sono molto incentrata su Umberto Galimberti e sto leggendo I miti del nostro tempo. Parallelamente sto leggendo anche Il cervello anarchico di Enzo Soresi: è un libro molto interessante, anche un po’ tecnico, ma fa comprendere molto bene come il cervello possa far ammalare e possa far guarire. E non solo di malanni gravi, ma anche di quelli quotidiani.

Sto rileggendo, poi, Intelligenza emotiva di Daniel Goleman, un libro che consiglio a chiunque abbia la fortuna di lavorare con i ragazzi, e quindi di plasmare le menti di domani.

Su quali libri si sentirebbe di consigliare, infine, ecco due titoli che ha letto tutti d’un fiato.

Ci sono due libri che ho letto praticamente in ventiquattro ore, e che mi sento di consigliare perché andrebbero letti, sono “Come il vento tra i mandorli” di Michlle Corasanti, una storia ambientata nel conflitto tra Palestina e Israele, e “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa, che parla di come sia difficile essere donna in paesi che sono differenti dal nostro. Sono due titoli che mi hanno fatto provare dolore fisico, e che hanno aumentato in me il senso di gratitudine per quello che ho, e per il fatto di essere nata in un paese che possiamo definire libero, rispetto a quanto invece narrato in quei libri.

Ecco il video integrale della puntata.