Guccini torna in libreria con il suo nuovo romanzo “Tralummescuro”

Compie trent’anni in questi giorni Cròniche Epafàniche, libro d’esordio di Francesco Guccini, col quale, nell’ormai lontano 1989, si affacciava alla carriera di scrittore, che tanto aveva sognato da bambino.

E chissà se sia un caso, che proprio a pochi giorni di distanza da questo importante anniversario, Guccini sia tornato in libreria con il suo ultimo lavoro Tralummescuro – Ballata per un paese al tramonto, edito da Giunti.

C’è un filo, neanche poi così sottile, che unisce Cròniche Epafàniche a Tralummescuro: entrambi, infatti, sono ambientati nello stesso luogo, a Pavana, piccola frazione di Sambuca Pistoiese.

Chi conosce la biografia del Maestrone sa già come la sua vita sia legata indissolubilmente a quei luoghi: Guccini, infatti, nacque il 14 giugno del 1940, esattamente quattro giorni dopo l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, e mentre suo babbo dovette andare in guerra, lui trovò rifugio, insieme a mamma Ester, nel mulino dei nonni paterni, proprio a Pavana.

Lì trascorse i primi cinque anni della sua vita, ricevendo quello che lui stesso ha sempre riconosciuto come un imprinting determinante per tutto il proseguo della sua esistenza.

Cinque anni che hanno forgiato il Guccini montanaro, che ha portato dentro di sé quei luoghi, quelle persone e quelle atmosfere per tutti i suoi quasi ottant’anni, decidendo di dedicare a Pavana non uno ma ben due libri.

Ed ecco che, se da un lato Cròniche Epafàniche è il racconto della fanciullezza vissuta all’inizio degli anni ‘40 tra quei monti, Tralummescuro è la fotografia più recente di un Appennino che sta morendo, che sta lentamente sparendo: il paese si sta disabitando, e a testimoniarlo non ci sono solo i vicoli deserti, ma i comignoli sui tetti delle case, che ormai non fumano più.

E lo racconta con lo stesso linguaggio col quale trent’anni fa scrisse Cròniche Epafàniche: un lessico gergale, impreziosito da molti termini dialettali, a sottolineare non solo il legame con quella terra e con quelle tradizioni, ma il desiderio di non lasciar morire una lingua, il pavanese, che ormai parlano in pochissimi.

Guccini apre così i cassetti dei ricordi, quelli più lontani ma che vivono ancora di colori vivaci, tanto da sembrare appena vissuti, per l’immediatezza con la quale vengono dipinti davanti agli occhi del lettore: affreschi di un tempo che non c’è più e che sta lasciando pian piano spazio alla morte di quei luoghi, alla notte eterna.

Tralummescuro, infatti, in dialetto, indica quel particolare momento del giorno nel quale le tenebre stanno per arrivare ma la luce ancora resiste, quell’ora che non è più giorno ma non è ancora notte.

Tralummescuro era dialetto, quando tutti parlavano dialetto, e lo traduci con “all’imbrunire”, ma senti che non è la stessa cosa. Ti viene in mente il profeta Isaia, ma all’incontrario, perché egli parla della notte che sta per farsi giorno. Tralummescuro è la luce, il chiarore (la lumme) che sta per diventare buio, la notte (lo scuro), e di notte, alora, era scuro davera. Adessa non passa più nessuno e anche il Mulino è privo di voci; anche di là da l’acqua non ci va più nessuno, a legare le viti, a zapetare un campetto, a rubare le ciliege, e la mulattiera è mezzo crollata. Tralummescuro è di un mondo, di una civiltà che non esistono più. Di gente che non c’è più. Verodio.

Come in Cròniche Epafàniche la narrazione parte dal Limentra, il fiume che lambisce il territorio di Pavana, e che durante gli anni della fanciullezza di Guccini era utilizzato per azionare il mulino dei nonni: e il corso d’acqua, che nei decenni è sceso di un paio di metri a causa dell’erosione dovuta al suo normale fluire, è l’incipit, nonché la metafora, del fiume di parole con il quale Guccini riempie sapientemente le pagine di Tralummescuro, fissando personaggi ed eventi di un tempo ormai andato, e che non tornerà, al quale ripensa con quella sana nostalgia che pervade molte delle opere gucciniane.

Una nostalgia magica, che avvolge il lettore riportandolo indietro nel tempo, rendendo  Tralummescuro un momento di lettura irrinunciabile, per gli amanti di Guccini e non.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...