Il calendario dell’Avvento letterario: il consiglio di Loriano Macchiavelli

Nei miei incontri con i lettori spesso mi è stata fatta una domanda: “Con tutte le forme di comunicazione delle quali disponiamo oggi, molto più comode e facili, perchè mai dovremmo leggere?”.
Non so cosa rispondere. Se uno ti fa una domanda simili, non ha capito cos’è la lettura e non lo capirà se io tenterò di spiegarglielo in pochi minuti. Per esempio, che un tempo non lontano da noi, la lettura era un piacere desiderato, cercato e sognato. O che si leggeva per trovare nei romanzi la possibilità di vivere con la fantasia che non era possibile vivere nella realtà.
E oggi? Valgono le stesse giustificazioni?
Ho usato la parola giustificazioni per la lettura quando la lettura dovrebbe essere un dovere e un diritto.
Per me (e, per fortuna anche per molti altri) leggere significa rivoluzione.
Non rivoluzione nel senso di “rivolgimento violento dell’ordine sociale e politico vigente” e neppure come “insurrezione, rivolta, sollevazione, sommossa, colpo di stato“, ma nel significato di profondo rinnovamento culturale di un sistema, di un modo di vivere ormai acquisito e dato per assoluto, unico e inalterabile.
Cioè, in parole semplici: non sono per una letteratura di consumo che esiste solo per arricchire in maniera abnorma editori e autori.
Allora, dice, tu sei contro la ricchezza. Sì, perchè ritengo che la ricchezza smodata e inutile sia un delitto contro l’umanità.
Adesso sapete come la penso, ma potete continuare a leggere questo breve commento perché ciò che vi racconterò, potrà servirvi per capire alcune cose che hanno alcuni punti, importani, in comune con la ricchezza e i delitti contro l’umanità.
Leggere è fare letteratura. Cioè la lettura come immaginazione produttiva, che significa sperare e tendere a un mondo diverso dal mondo che crediamo reale in quanto ci hanno convito che lo sia.
Don Chisciotte è considerato dalla critica letteraria il primo romanzo dell’età moderna. è tanto vera questa definizione che se leggiamo il Don Chisciotte senza i pregiudizi che la scuola ci ha inculcato, scopriremo che la storia di quest’uomo ritenuto pazzo e visionario, è la storia dell’umanità dalle sue origini fino a oggi e, presumibilmente, visto come vanno le cose dei giorni nostri, anche del futuro.

Per parlare di Don Chisciotte si deve partire dall’immaginazione del personaggio. Infatti i mondi che lui si crea, e quindi vede, sono reali. Trasforma la realtà visibile a tutti in un’altra altrettanto vera e che potrebbe essere altrettanto visibile a tutti se solo quei tutti si spogliassero delle sovrastrutture che la vecchia cultura e la società economica ci ha costretti a indossare.
E allora la bacinella da barbiere diventerà anche per noi un elmo; Dulcinea una nobildonna; i mulini a vento dei giganti che ci tiranneggiano e così via con Ronzinante, l’esercito di pecore, ecc.
Attenzione: confondere i confini tra realtà e finzione, è la dote più importante di uno scrittore di romanzi. Non lo sostengo io, lo sostiene Cervantes quando ci presenta un Don Chisciotte apparentemente matto. La sua è ironia.
Don Chisciotte è sano di mente. Forse l’unico fra i personaggi che scorrono nel romanzo. Sono gli altri, coloro che vedono e sentono solo ciò che la società del tempo li costringono a vedere e sentire. Costoro sono i deboli di mente.
I simboli che popolano il romanzo sono validi anche oggi, dal 1400 al 2000. E qui sta la grandezza dell’autore, del personaggio e degli avvenimenti. Leggendo capiremo come, ma lo capiremo solo se dimentichiamo quello che ci hanno inculcato a scuola. Cioè un Don Chisciotte maatto e un Sancio Panza che rappresenterebbe il buonsenso e la cultura del popolano.

Don Chisciotte ha rivoluzionato il mondo che gli stava attorno perchè ha capito che non era il mondo che voleva lui. Dovremmo farlo anche noi. Sempre che non ci piaccia quello nel quale viviamo.
Gli altri vedono il mondo secondo gli schemi usuali, gli schemi che sono stati trasmessi dal potere. Lui lo vede con l’immaginazione. In questo modo la letteratura si contrappone alla realtà o, meglio, a quella che consideriamo la realtà perchè così ci hanno sempre fatto credere.
Vi faccio un esempio. Si dice, e noi crediamo: “Il mondo non può esistere senza l’economia” e quindi all’economia sacrifichiamo tutto.
È vero che il mondo non può esistere senza l’economia?
È da dimostrare, ma se continuiamo a credere che non possa esistere, non lo sapremo mai. Se non immaginiamo un mondo senza l’economia, potrà mai esistere quel mondo?
Se i nostri romanzi continuano a rappresentare la realtà così come ce l’hanno suggerita fino ad oggi, i romanzi che rappresentano saranno inutili, anzi, deleteri e staranno al gioco del potere. Compito della letteratura è rappresentare solo se stessa. Qualcosa che nemmeno l’autore, nel momento della scrittura, ha pensato. Cioè, la letteratura dovrebbe rappresentare “altro”.
Vedo di chiarire il concetto di “altro”: la letteratura dovrebbe avere un doppio sguardo. Uno nella realtà che ci fanno credere vera, e uno nella realtà inventata, immaginata, pensata. Lo scrittore dovrebbe vedere (immaginare) ciò che gli altri non vedono (immaginano).
Cervantes ce lo ha raccontato e insegnato nel suo Don Chisciotte.
Vogliamo provare a leggerlo con un’altra idea del personaggio e degli avvenimenti?

 

Loriano Macchiavelli ha frequentato l’ambiente teatrale come organizzatore, come attore e, infine, come autore; alcune sue opere teatrali sono state rappresentate da varie compagnie italiane. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco e ha pubblicato numerosi romanzi divenendo uno degli autori italiani più conosciuti e letti.
Da un suo romanzo (Passato, presente e chissà) è stato tratto lo sceneggiato televisivo per Rai Due Sarti Antonio brigadiere andato in onda nell’aprile del 1978. In seguito ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film per la TV L’archivista, andato in onda su Rai Uno nel settembre del 1988. Il film porta sul piccolo schermo uno dei suoi personaggi letterari più riusciti: Poli Ugo, interpretato per la TV da Flavio Bucci. Il film presenta una Bologna attuale e viva, ben lontana dalla solita vecchia iconografia, e anticipa drammaticamente le mutazioni successive della città.  A fine ’87 e primi mesi del 1988 è andata in onda una lettura radiofonica in 13 puntate dei suoi racconti, dal titolo I misteri di Bologna. Nel 1988 Rai Due ha prodotto una serie di 13 telefilm, tratta da suoi romanzi e racconti, i cui esterni sono stati girati interamente a Bologna e dintorni. La serie ha per titolo L’ispettore Sarti – un poliziotto, una città ed è andata in onda su Rai Due a partire dal 12 febbraio 1991 e replicata nel 1993. La serie televisiva di Sarti Antonio è proseguita (sempre su Rai Due) con una coproduzione italo tedesca (Rai-NDR) di sei film di un’ora e trenta, ancora tratta dai suoi romanzi, e andati in onda nell’aprile e maggio del 1994. Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è entrato anche nel fumetto (Orient Express) con una serie di avventure tratte dai romanzi. I disegni sono di Gianni Materazzo. Numerosi romanzi sono stati tradotti all’estero: Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania…  Nel 1974 ha vinto, con il romanzo Fiori alla memoria, il premio Gran Giallo Città di Cattolica; nel 1980, con il romanzo Sarti Antonio, un diavolo per capello, ha vinto il premio Tedeschi; nel 1992 ha vinto la XIV edizione del Premio di letteratura per l’infanzia con il romanzo Partita con il ladro; nel 1997, con il romanzo Macaronì (scritto assieme a Francesco Guccini), ha vinto il Premio letterario Alassio, un libro per l’Europa, dopo essere stato nella rosa dei finalisti nel Premio Ennio Flaiano e nel Premio città di Ostia.
Lo stesso romanzo ha vinto l’edizione 1998 del Police film festival. Con il romanzo Tango e gli altri (scritto sempre con Francesco Guccini) ha vinto l’edizione 2007 del Premio Scerbanenco (Courmayeur, Mistfest). Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani. Ha collaborato e collabora con quotidiani e periodici. Altri romazi da ricordare sono I sotterranei di Bologna (Mondadori, 2002), Delitti di gente qualunque (Mondadori, 2010), L’ironia della scimmia (Mondadori, 2012) e Sarti Antonio, rapiti si nasce (Einaudi, 2014). Insieme a Francesco Guccini ha scritto per Mondadori la raccolta di racconti Lo spirito e altri briganti (2002), Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Malastagione (2011) e La pioggia fa sul serio (2014), oltre ai già citati Macaronì e Tango e gli altri. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il “Gruppo 13” e con Renzo Cremante ha fondato e dirige la rivista Delitti di Carta che si occupa esclusivamente di poliziesco italiano. Nel 1987 ha tentato di uccidere Sarti Antonio, sergente. Non c’è riuscito. Nel 1990 ha avuto una quantità di guai con il romanzo Strage, ritirato dalla circolazione per ordine dell’Autorità Giudiziaria. Assolto da ogni accusa, il romanzo sarà ripubblicato da Einaudi solo nel 2010. Nel 2001 Rai Sat Fiction è riuscita a farlo recitare in una serie di sei minidrammi dal titolo Bologna in giallo, rapsodia noir, assieme a Carlo Lucarelli. A causa dello straordinario successo ottenuto dalla coppia, l’esperienza si è ripetuta nel 2002 con 12 minidrammi in Corpi di reato. L’Arma contro il crimine. Nel 2019 per Mondadori pubblica Delitti senza castigoLa bambina del lago. Nel 2020 scrive con Francesco Guccini Che cosa sa Minosse (Giunti).