La gioia fa parecchio rumore. Intervista a Sandro Bonvissuto

di Paquito Catanzaro*

Non è un libro sul calcio. “La gioia fa parecchio rumore” di Sandro Bonvissuto (edito da Einaudi) è un romanzo d’amore. Quello che un bambino prova nei confronti della sua squadra del cuore, la Roma.
Qualcuno storcerà il naso ma tant’è. L’io narrante racconta la propria storia: quella di un ragazzino che – in parte condizionato dai parenti, in parte autonomamente – si avvicina al mondo del calcio, facendolo con l’occhio ingenuo di chi si è preso una cotta. E l’amore ha un volto, una voce, ma soprattutto un nome: Paulo Roberto Falcão.
È il fuoriclasse brasiliano, giunto in Italia per rendere più forte, ma soprattutto più ambiziosa la Roma, a riempire di sogni la testa di un ragazzino che porta a spasso le figurine dei calciatori dentro un secchio e deve imparare a maneggiare una bandiera di tre metri e mezzo.

Scrittura genuina, molta sostanza, dialoghi che rendono onore alla lingua romana (guai a parlare di dialetto) e regalano lo spaccato di una città bella come oggi, ma con qualche ruga in meno. Una Roma – intesa come squadra – che aveva un volto più umano e meno televisivo e per la quale al tifoso era sufficiente una rosetta con la frittata prima del fischio d’inizio per trasformarsi nel dodicesimo in campo. Romanzo ideale per chi ama il calcio (specie quello degli anni ’80), ma anche e soprattutto le storie che parlano di sentimenti. E adesso parola all’autore.

“La gioia fa parecchio rumore” è, innanzitutto, una storia d’amore. Quella tra un ragazzo e la Roma. In quale momento della vita si comprende di essere innamorati di una squadra?
Nel libro il protagonista vive la sua esperienza d’amore in età pre puberale, quindi tenderei ad indicarti la fine dell’infanzia come periodo più consono. Ma questa non deve diventare una regola, anzi, se si tratta di una regola allora dobbiamo essere pronti a contemplare anche le sue dovute eccezioni; ho conosciuto persone che hanno abbracciato il mondo del pallone e le sue passioni da adulti. O addirittura da vecchi. È amore, e l’amore non guarda la carta d’identità. Goethe si innamora a 72 anni della diciassettenne Ulrike. E le fa anche una proposta di matrimonio.

Paulo Roberto Falcão è stato il simbolo della rinascita per una squadra e per un’intera città. Cos’ha lasciato dal punto di vista umano alla Roma e ai suoi tifosi? Falcao è una figura mitologica, e come insegna Platone è il mito che sa agire sull’immaginario delle persone, facendo in modo che sviluppino una diversa comprensione del mondo, più elevata, più alta. E Lui ha fatto questo, ha elevato la visione che i romanisti avevano della Roma, ci ha evoluti. È stata come una metamorfosi, Falcao ha trasformato il bruco in farfalla.

Quanto e come è cambiato il calcio dalla Roma di Falcão a quella di Dzeko, soprattutto dal punto di vista del tifo e quanto cambierà il sistema calcio dopo la pandemia?
È cambiato tanto come gioco, sono cambiate le regole, anche i calciatori sono diversi. Il calcio prima era lento e spettacolare, adesso è nevrotico e atletico. Anche i tifosi sono cambiati, e addirittura ce ne sono di nuovi, se calcoli che oggi vincono squadre che quarant’anni fa nemmeno esistevano. Il calcio è una delle più grandi invenzioni dell’uomo, sopravviverà brillantemente alla pandemia e alle nuove regole che ci vedremo imposte in modo stabile nella vita sociale; si era già ammalato di demofobia e si stava convertendo da tempo a fenomeno antisociale.

Guardandoti allo specchio, ma soprattutto dentro, il protagonista della tua storia è cresciuto (trasformandosi) o ha semplicemente qualche capello bianco in più rispetto agli anni ’80?
Certo è cresciuto, la vita lo ha trasformato attraverso un lavoro instancabile di levigatura, ma certo è sempre lui: chi nasce rotondo non po’ morì quadrato, e non smetterà di cantare e soffrire per le sublimi disavventure dalla sua squadra del cuore.

* Paquito Catanzaro lavora come addetto stampa della casa editrice Homo Scrivens e come insegnante di ludoteatro in una scuola materna. Coordina il blog Il Lettore Medio e ha una passione smodata per le figurine dei calciatori Panini. Ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di racconti sul calcio.