Letture Sportive: “Quel ficcanaso di Zanardi – Osservando lo sport ho capito meglio la vita” di Alex Zanardi

Si può vivere due volte? Forse sì.

Sicuramente si possono vivere due vite all’interno della stessa, due esistenze differenti, ma non per questo opposte, legate tra loro dalle medesime passioni. E da una data: 15 settembre 2001.
Nella vita, o forse, nelle vite di Alex Zanardi, infatti, c’è un prima e c’è un dopo, e lo spartiacque è proprio quel sabato di settembre, appena quattro giorni dopo gli attacchi alle Torri Gemelle.

Siamo in Germania, a Klettwitz, piccola frazione di poco più di mille abitanti del comune di Schipkau, e più precisamente sul circuito di Lausitzring, una lingua d’asfalto, di tre chilometri e mezzo, che si arrotola su sé stessa nelle campagne del Brandeburgo. Il week-end non inizia bene per Zanardi, perché a causa della forte pioggia abbattutasi il venerdì, le qualificazioni non vengono disputate: la griglia di partenza viene, quindi, formulata sulla base della posizione nella classifica generale del campionato, costringendolo a partire dalle ventiduesima piazzola. Ma la sua monoposto ha acquisito affidabilità durante la prima parte della stagione, e anche Alex ha maturato maggiore fiducia: e così, quel sabato, nonostante scattasse dalle retrovie, Zanardi riesce a risalire pian piano fino alla prima posizione. A tredici giri dalla bandiera a scacchi si ferma per l’ultimo pit-stop, ma uscendo dalla corsia dei box, la sua auto compie un testacoda e, dopo aver tagliato la sottile linea d’erba che delimita quella zona di tracciato, si intraversa al centro della pista, venendo colpita dalla vettura del pilota canadese Alex Tagliani, che non riesce ad evitarlo.

Le immagini di quell’impatto le abbiamo viste decine, forse centinaia di volte: sono i frame degli ultimi istanti della prima vita di Zanardi, che si sovrappongono con quelli della sua nuova esistenza. Un’esistenza di sfide e di battaglie vinte, che hanno insegnato all’Italia e al mondo, cosa significhi rialzarsi da un evento tanto tragico. Un’esistenza vissuta con occhi nuovi, da una prospettiva nuova, che gli ha permesso, oltre che di cimentarsi con una nuova disciplina come quella dell’hanbbike, di osservare il mondo diversamente, consentendogli, così, di arricchire il suo bagaglio di atleta e di uomo.

Da questo nasce Quel ficcanaso di Zanardi – Osservando lo sport ho capito meglio la vita, il suo ultimo libro, scritto in collaborazione con il giornalista Gianluca Gasparini, ed edito da Rizzoli.

C’è una frase di suo padre, ascoltata molte volte quando era bambino, che è alla genesi del libro: “Sandrino, si può imparare qualcosa da tutti”. E si rende conto di come lui per primo abbia imparato tanto guardando altri atleti, mettendo in azione quella curiosità che lo anima, e che lo porta a definirsi scherzosamente ficcanaso.

Mi capita spesso di parlare alle persone. Non credo di poter dispensare grandi pillole di saggezza ma la vita, oltre alle mille esperienze che mi ha portato ad affrontare, mi ha regalato anche una luce che ha evidentemente stregato gli interlocutori che mi scrivono e mi invitano a rispondere a più domande di fronte alle loro platee.
Accade, in queste occasioni, che io apra la bocca dicendo la cosa più banale del mondo e molti, tra quelli che sono venuti ad ascoltarmi, finiscano per registrare quell’osservazione affascinati, come fosse lo svelarsi d’una grande verità ancor più che un ragionamento allineato al semplice buonsenso.
Ma tante delle convinzioni che ho maturato derivano dal saper ascoltare chi mi stava accanto, dall’osservazione attenta delle persone che ho incontrato o guardato da lontano e che grazie a questo mi hanno ispirato.
In poche parole sono un ficcanaso, e quando cerco di spiegare il mio punto di vista a chi me lo chiede – lo ammetto – non è sempre farina del mio sacco. Eppure, facendo questa confessione, credo di raccontare anche la mia virtù più grande. Ovvero la mia capacità di essere curioso, di coltivare il dubbio come dottrina quotidiana perché c’è sempre tempo per imparare qualcosa di nuovo, da tutti.
Certo, anche se è pur vero che potremmo vivere più di mille vite e morire comunque ignoranti, visto che tutto non lo si può imparare mai, le tante sfide che ho avuto il privilegio di abbracciare mi hanno educato e formato in un modo tale da poter offrire un punto di vista interessante su svariati argomenti.

E il viaggio nel quale Zanardi ha maturato questi punti di vista interessanti, passa attraverso l’osservazione e lo studio di altri grandi atleti: sono storie emblematiche, che non disegnano sempre i momenti di gloria di chi le ha vissute, ma anche quelli più difficili, legati alla fatica e alla sconfitta, dai quali lui è riuscito a trarne degli elementi utili alla sua formazione.

Ecco, quindi, le domande su come Ginobili, a quarant’anni, riuscisse ancora a fare la differenza in un campionato così competitivo come l’NBA, mettendo a frutto tutta la sua intelligenza e la sua esperienza. O che senso avessero le lacrime di Federe durante la premiazione degli Australian Open, e di come quel pianto fosse segno di forza e non di debolezza.

Alex Zanardi ha rappresentato, e rappresenta tutt’ora, l’immagine di chi, di fronte alle tragedie della vita, sa ripartire con forza e coraggio: la stessa forza e coraggio che sa trasmettere al lettore, lungo le righe di Quel ficcanaso di Zanardi – Osservando lo sport ho capito meglio la vita.