Arriva in Italia “Marea Tossica” di Chen Quifan

Arriva in Italia, edito da Mondadori Oscar Fantastica, Marea Tossica di Chen Qiufan, autore già conosciuto nel nostro paese con L’eterno addio, pubblicato nel 2018 da Future Fiction Edizioni.

Marea Tossica è un romanzo di fantascienza sociale ambientato in un futuro prossimo e perfettamente plausibile, tanto da far meritare a Chen Quifan il soprannome di William Gibson cinese: le sua scrittura, infatti, può essere considerata una forza travolgente ed esotica, l’avanguardia di una nuova generazione di autori cinesi che, sulla scia del grande successi di Cixin Liu, sta conquistando anche l’Occidente.

La giovane Mimi vive letteralmente sommersa dall’immondizia del mondo: è una delle “ragazze dei rifiuti” che lavora tra gli imponenti cumuli di spazzatura elettronica di Silicon Isle, dove i frutti marci del capitalismo e della civiltà del consumo giungono alla loro rapida fine. La sua casa è l’immensa discarica che occupa l’isola, al largo della costa cinese meridionale. Come migliaia di altri migranti, è stata attirata lì dalla promessa di un lavoro sicuro e soprattutto di una vita migliore.

La realtà però è ben diversa: Silicon Isle è un luogo tossico per il corpo e l’anima, dove l’aria, l’acqua e la terra sono irrimediabilmente inquinate, i lavoratori sottoposti all’arbitrio dei potenti mentre gang di malviventi lottano per il controllo del territorio, ecoterroristi minacciano attentati e capitalisti senza particolari scrupoli sono disposti a tutto in nome del profitto. E c’è anche qualcuno che tra i veleni di Silicon Isle cerca le proprie radici.

Ora la tempesta perfetta si sta preparando, le forze in campo sono troppo violente, troppo determinate a imporsi, e presto scoppia il conflitto: una guerra tra ricchi e poveri, tra passato e futuro. E quando la situazione esplode, Mimi deve decidere se rimanere una pedina o cambiare le regole del gioco.

La fantascienza di Chen Qiufan è così, una forza travolgente ed esotica, l’avanguardia di una nuova generazione di autori cinesi che, sulla scia del grande successo di Cixin Liu, sta conquistando anche l’Occidente. “Marea tossica”, pubblicato in Italia da Mondadori Oscar Fantastica, è un romanzo di fantascienza sociale ambientato in un futuro prossimo e perfettamente plausibile, tanto da far meritare all’autore il soprannome di “William Gibson cinese”.

In un mondo in cui i nuovi gadget alla moda sono i “beni corporei veloci” (BCV), la spazzatura tecnologica assume una nuova forma. Pile di protesi bioniche, braccia, gambe, occhi e organi sessuali vengono ammassate su Silicon Isle, una piccola lingua di terra nella Cina sudorientale, come fossero i resti di un macabro macello.

L’intera regione, un tempo basata sulla pesca, è ora dedita al riciclo. I rifiuti tossici, insalubri, sono la risorsa economica primaria per innumerevoli lavoratori migranti, “il popolo dei rifiuti”, una nuova casta di intoccabili costretta a vivere in un regime di semischiavitù e di disprezzo da parte dei nativi, che tuttavia devono a loro la propria ricchezza. I privilegiati e gli sfruttati, una lotta di classe antica come il mondo.

“Le nuvole si rimestavano a sudest come cavalli imbizzarriti. Il tifone Saola, lontano ancora trecento chilometri dalla costa, si stava avvicinando a Hong Kong.
La rotta del tifone, veloce e imprevedibile, era proprio come il suo stesso nome[: il] leggendario animale, che ormai esisteva solamente nei database grafici sotto forma di pixel oppure come esemplare imbalsamato nei musei”.

Mimi è una ragazza come tante altre, proveniente da una povera famiglia contadina dell’entroterra. Attirata a Silicon Isle dal miraggio di un lavoro sicuro, finisce ad allungare la lista delle vittime del traffico umano asservito al business del riciclo, gestito da tre clan rivali: i Liu, i Chen e i Lin.

Mimi e il figlio del capo del clan Liu entrano in contatto e vengono entrambi contaminati da una protesi misteriosa ma, mentre il bambino cade in coma, l’alto tasso di metalli tossici nel corpo di Mimi scatena un’inaspettata trasformazione che la rende più che umana, e paladina involontaria della ribellione del popolo dei rifiuti.

Attraverso la figura di Mimi, Chen Qiufan affronta alcuni dei temi classici della letteratura cyberpunk, come il rapporto uomo-macchina e quello cultura-tecnologia. Quando si può sostituire il proprio corpo con protesi sempre nuove, in un ciclo frenetico e consumistico, che cosa resta di se stessi? Un ghost in the machine? E se fosse la macchina a prendere il controllo, lasciando all’anima il ruolo di mero osservatore? O ancora, come mai nelle società più avanzate si assiste a una recrudescenza delle credenze tradizionali magico-religiose?

Il personaggio di “Marea tossica” che si pone la maggior parte di questi quesiti è Kaizong. “Finto straniero”, il giovane è in realtà un reduce di Silicon Isle, fuggito con il padre in America ancora bambino. Kaizong diffida istintivamente dei potenziamenti cibernetici e vive in una nicchia dove il tempo sembra essersi fermato, cullando il sogno di potere un giorno ritrovare le proprie radici e gettare un ponte fra mondi distanti: Oriente e Occidente, scienze umanistiche e tecnologia.

Un idealismo romantico, destinato a schiantarsi contro una realtà fatta di isole di spazzatura vivente (forse addirittura cosciente?) che navigano per gli oceani come piccole città senza radici e senza speranza. Almeno, tali rimarranno finché il genere umano resterà fermo allo stadio evolutivo attuale.