Liberi Inizi: “Diario di un cinico gatto” di Daniele Palmieri

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Gatto, e per l’occasione vi proponiamo, per la rubrica Liberi Inizi, l’incipit di Diario di un cinico gatto, di Daniele Palmieri, edito da Magazzini Salani.

Il libro narra la storia di un gatto, particolarmente cinico, che un giorno decise di rubare un diario ai suoi “stupidi umani”, con i quali condivide la casa, per raccontare la propria vita, tra un giretto al parco, un’incursione dal vicino e una dormita.

Una storia leggera, divertente e ironica, per provare a guardare il mondo da un punto di vista diverso, e vivere in prima persona le avventure (e le disavventure) di un piccolo felino, che potrebbe essere proprio quello che è solito camminare nel nostro salotto, ondeggiando elegantemente la coda accanto agli scaffali pieni dei nostri volumi.

 

 

Ecco l’inizio del libro.

 

Stupidi umani

Stupidi umani.

No, non c’è un motivo preciso per cui l’abbia scritto. Almeno, oggi non mi hanno fatto nulla di particolarmente irritante. Sottolineo il particolarmente poiché la loro presenza è sufficiente di per se stessa a irritarmi. Mi sembrava soltanto un ottimo incipit con cui iniziare.

Per il resto, che dire. Sono un gatto, non credo di doverti dare altre spiegazioni. Ti considero per il semplice fatto di essere una superficie scrivente, ma non pensare che ti saluterò felicemente con vomitevoli frasi fatte come ‘caro diario’ e simili. La nostra non è una relazione paritaria. Io scrivo e tu ti limiti a registrare le mie memorie senza porre domande o chiedere spiegazioni.

Sei una mia proprietà. Ti ho rubato dalla scrivania di uno dei due bipedi che abitano con me. Che ora è in giro per casa a domandarsi, con una faccia da ebete, dove ti ha posato l’ultima volta. Probabilmente domani tornerà con un nuovo diario. Gli ruberò anche quello; soltanto per nasconderglielo e fargliene comprare un altro.

Poi basta però, potrebbe insospettirsi.

Questa è la tua storia. La seconda informazione che ti do è che sto scrivendo sulle tue pagine bianche usando le unghie intinte nel sangue delle mie vittime. No, non è vero, è inchiostro. Rosso però, per ricordarmi il sangue.

Ho provato a rubare una penna, però la Natura ha preferito donare il pollice opponibile alla stupida razza umana, dunque non ero in grado di usarla (che io sappia, la mancanza del pollice è l’unico difetto che ci impedisce di conquistare la Terra). Perciò, per sfogare la rabbia, ho buttato la penna sotto il letto dei fastidiosi coinquilini, tra la polvere, i fazzoletti sporchi, le palline di carta e altri oggetti. Quando si degneranno di restituirmi tutte le mie proprietà finite sotto il materasso allora la ritroveranno.

Sono veramente esseri inutili, gli umani. Quelli che abitano con me sono un uomo e una donna. Non li caccio di casa soltanto perché mi forniscono gli alimenti. E mi puliscono la sabbietta. Ci pensassero due volte prima di decidere di non darmi più da mangiare. E di non pulirmi la sabbietta.

Loro pensano che noi gatti non siamo in grado di comprendere la loro lingua. In realtà, comprendiamo benissimo ogni parola che esce da quelle insulse bocche, sono loro a essere così inetti da non comprendere quello che noi diciamo. Oh, ma questo è uno degli aspetti positivi dell’essere un gatto.

Comprendiamo tutti i loro sproloqui e possiamo ignorarli bellamente, convincendoli di non capirli. E ci cascano.

Grazie a questa capacità so tante cose di loro. Più di quelle che loro sappiano di me. Non sprecherò il mio tempo a raccontartele. Ti basti sapere che sono persone noiose. Fanno sempre le stesse cose. Lavorano, litigano, si muovono in continuazione. Mangiano poco e dormono ancora meno. Per colpa di questo fatto sono costretto a cibarmi agli stessi orari in cui si cibano loro. Meno male che anche i miei vicini hanno un gatto. Quando ho fame mi intrufolo nella sua casa e gli rubo le provviste. Lui ha sempre la ciotola piena, poiché i suoi coinquilini si lamentano che è troppo magro.

Tuttavia, sono curiosi da osservare. I miei umani intendo. Fanno tante cose strane. Se non fossero così invadenti e rumorosi potrei anche sopportarli, sarebbero un lauto passatempo tra una dormita e l’altra. Tra l’altro, parlando di cibo e di stazza corporea, in questi ultimi mesi la donna è tremendamente ingrassata. Ha una pancia spropositata, gonfia come un pallone aerostatico. Mi chiedo come mai il marito non l’abbia ancora lasciata.

Prima non era così ma poi, lentamente, ha cominciato a lievitare. Se continuerà di questo passo, entro poco tempo scoppierà. Poco ma sicuro. Spero soltanto che quel giorno le sue frattaglie non sporchino la mia cuccia.

Ora basta. Per oggi ti ho già detto abbastanza.