“Il presente in poche parole” di Marino Niola

In poche parole è un’espressione spesso abusata, utilizzata per riassumere in maniera grossolana un concetto o qualcosa di più lungo come un film, un libro o una serata tra amici. Si dice: in poche parole è successa questa cosa, invece di quest’altra, e l’interlocutore capisce di trovarsi davanti ad una sintesi estrema, ma tutto sommato esaustiva, dell’accaduto.

Ci sono cose, poi, che non si possono riassumere velocemente e che necessitano di maggiori approfondimenti. Il presente, per esempio è uno di questi. Come si riassumerebbe il presente in poche parole? È impossibile, e forse è proprio con questo cortocircuito lessicale che Marino Niola, autore di Il presente in poche parole, edito da Bompiani, ha catturato la nostra attenzione.

Una lingua viva è qualcosa di fluido e imprevedibile: le parole nascono, si espandono, raggiungono aree geografiche e compenetrano persone e territori come fossero epidemie; una lingua è in continua evoluzione e per una parola nuova che entra nel vocabolario una ormai desueta e dimenticata ne esce in punta di piedi, senza fare troppo rumore.

E se ci si dovesse inventare un vocabolario delle parole e delle terminologie più adatte per descrivere i nostri tempi?

Marino Niola, antropologo della contemporaneità, editorialista de “La Repubblica” e  opinionista de “L’Espresso”, nonchè di altre prestigiose testate, cerca con il suo libro di tracciare proprio questa via. Chi siamo? E come poter rappresentare la nostra società con delle parole?

Come e perché sono arrivate nel nostro parlato comune parole come Apple watch, selfie, tatuaggio, co-living, personal economy, riscaldamento globale, millennials, integralismi, hashtag, esorcibo, vegan, ortoressia, girovita, baratto 2.0, tribù alimentari, touch, multitasking, migranti e via dicendo?

Niola capisce prima di molti che una pronta definizione di queste parole può aiutarci a comprendere meglio la realtà che viviamo e che interpretiamo quotidianamente.
Anche, semplicemente, la scelta se usare o meno una di queste parole diventa una decisione se essere, lessicalmente, degli apocalittici o degli integrati.

E già nell’introduzione del suo lavoro cerca di tracciare le linee del percorso che di lì a poco inizierà a solcare insieme ai lettori:

Quando i tempi stanno per cambiare, cambiano anche le parole. Da che mondo è mondo le grandi trasformazioni hanno sempre un’eco anticipatrice nella lingua, che prova a misurarsi con la transazione inventando vocaboli nuovi o cambiando significato a quelli di sempre. Nel tentativo di dare suono e senso al nuovo che avanza. Senza altri annunci. In forme opache, cifre enigmatiche, lettere sfuocate, caratteri fantasmatici. Azioni in cerca di definizioni, pratiche in attesa di teorie, forme senza colore, funzioni prive di ragioni.

Il libro è diviso in tre capitoli.

Il primo è dedicato ai Personaggi, dove sarà possibile trovare le definizioni di accumulatore seriale, consumatore responsabile, di integralista della dieta! Oppure di meteomaniaco e millenials o ancora scalzista, per chi fa delle passeggiate a piedi nudi uno stile e una filosofia di vita, e scambista, per chi crede nel baratto estremo.

Il secondo capitolo è stato denominato Scelte di campo, e in esso vengono messe in contrapposizione due figure, una contraria all’altra, e che di conseguenza denotano stili di vita diametralmente opposti. Assisteremo così allo scontro tra abitudinario ed esploratore, barbofilo e barbofobo, bambino prodigio contro eterno bambino, e un sempre classico vegetariano contro carnivoro.

Nella terza e ultima parte spazio alle Tendenze, dove si parlerà di cimiteri virtuali per accendere ceri a Napoli comodamente seduti nel proprio salotto di Manhattahn, di egonomia, economia della generosità, famiglia liquida, Frankenburger, per arrivare a chiedersi se un hamburger nato in laboratorio da cellule staminali sarebbe mangiato da un vegetariano se questi sapesse che non è morta nessuna mucca per pressare quel pezzo di carne macinata.

Il volume è diviso, poi, in mini capitoli di poche pagine che non si perdono in inutili chiacchiere ma mantengono lo spirito del libro, ovvero spiegare facilmente mutamenti generazionali in poche, pochissime parole. Niola usa sapientemente il linguaggio, e da rodato antropologo e giornalista, gioca con noi lettori, divertendoci e portandoci al largo con dei pensieri nuovi e mai banali.

Un libro dal leggere per conoscere meglio la società in cui viviamo e che lasceremo tra qualche anno in mano ai nostri figli. Figli che probabilmente, lo ignoriamo, usano molti dei neologismi usciti da questo libro come se fossero parole per loro esistenti da sempre. Provare, per credere.

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