Manuale di Disobbedienza Digitale, di Nicola Zamperini

Dopo aver letto il libro di Nicola Zamperini, Manuale di Disobbedienza Digitale, edito da Castelvecchi, il nostro approccio al lavoro di tutti giorni, e soprattutto al tempo trascorso sui social network, non è stato più lo stesso.

I social appunto: conoscono i nostri gusti, cosa ci piace mangiare, le nostre preferenze sessuali, la nostra squadra del cuore, e anche dove ci troviamo in un preciso momento tanto da chiederci, se va tutto bene nel caso succedesse qualcosa nelle immediate vicinanze. I social ci suggeriscono dove andare, cosa vedere e se ci sono dei nostri amici nei paraggi.

Insomma può sembrare una banalità (ma non lo è), ma i social sono sempre più presenti nelle nostre vite. Nicola Zamperini, giornalista e consulente per le strategie digitali di grandi aziende e istituzioni, ha deciso di scrivere il Manuale di disobbedienza digitale proprio per accendere una luce nel tunnel del dubbio e dire che forse no, non è così sano il nostro rapporto coi social. O meglio: la nostra convivenza con loro dovrebbe essere rivista e dovremmo riprendere noi in mano le nostre vite e non lasciare a loro (i social) la possibilità di decidere per noi.

 

 

Quali sono gli effetti di ogni nostra interazione con Facebook, Google o Amazon? Cosa ci rubano gli algoritmi? Quali porzioni di noi stessi stiamo cedendo? Esiste un modo per difendersi?

Il libro racconta la genesi culturale delle techno-corporation, le multinazionali che grazie alla tecnologia dominano la nostra vita quotidiana. E lo fa proponendoci sempre una serie di vie d’uscita dalla gabbia digitale in cui ci siamo rinchiusi da soli mentre pensavamo che ci stavamo avvicinando gli uni con gli altri. E invece stavamo girando a doppia mandata il lucchetto di una catena ormai difficilissima da spezzare.

Zamperini chiude il suo lavoro con un elenco di cento azioni pensate per attuare una sorta di disobbedienza scappando dal (presunto) controllo predittivo delle nostre azioni messo in atto dai social network.

In questi cento “consigli” l’autore ci suggerisce ad esempio di scaricare ogni mese il registro delle attività di Facebook per renderci conto di quello che facciamo, oppure di scaricare i nostri dati personali ogni sei mesi, per vedere con chi condividiamo le nostre informazioni più intime. Insomma con in una dieta ferrea, dove veniamo invitati a tenere un registro delle nostre azioni. Perché scrivendo e leggendo quello che mangiamo siamo più responsabilizzati e desiderosi di migliorarci. Ecco, quello che fa Zamperini non è un invito a smettere, ma ad iniziare una “dieta” social più sostenibile e responsabile.

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