Genesi 3.0 di Angelo Calvisi: viaggio nel futuro distopico

C’è un bosco. E accanto al bosco c’è una radura. E nella radura c’è una casa, o una specie d’essa. E lì vivono Simon e il Polacco. Insieme a Mitroipa, una gallina. Anzi la gallina.

Simon è un ragazzo che gira con indosso una maglia con una grande “S”, che cambia di significato a seconda dello stato d’animo e della situazione che sta vivendo: si va dalla S di Svitato alla S di Spassarsela, fino alla S di Stupefatto e di Sopravvivenza.

Sì, perché proprio la sopravvivenza è la condizione con la quale Simon si troverà più volte ad avere a che fare, nel viaggio verso e attraverso la Capitale, e nel viaggio verso e attraverso il suo futuro.

Genesi 3.0, il nuovo libro di Angelo Calvisi, edito da Neo Edizioni, non è un libro scontato: già dalle prime righe di lettura si viene catturati dallo stile dell’autore, capace di trasportarci in una realtà non ben definita, nella quale, però, ci troviamo a muoverci con l’agilità di un animale selvatico all’interno di un bosco.

Proprio come Simon, che ha dentro di sé una forte connotazione di selvaticità, e che nel bosco si muove, e si rifugia, quando la convivenza con il Polacco diventa difficoltosa. Questi, il Polacco, l’ha salvato anni prima durante la Luminosa Guerra, e, dopo averlo cresciuto, continua a prendersi cura di lui, a modo suo.

Vivono entrambi ai confini della civiltà, al riparo delle vicissitudini del tempo storico che stanno vivendo, lontani dalle agitazioni che scuotono la Capitale.

Ma dopo l’improvviso atterraggio di un elicottero nella radura tra il bosco e la casa, Simon e il Polacco si troveranno a tornare nella Capitale, chiamati a compiere una missione, alla quale il Polacco sente di non potersi moralmente sottrarre.

Risulta difficile trovare una classificazione per Genesi 3.0, e, probabilmente, provare ad incasellarlo all’interno di un genere ben definito non renderebbe sufficiente giustizia ad un romanzo, che ha la capacità di condurci all’interno di un luogo e di un tempo (futuro) non ben definito, dove la società è divisa tra uomini e Altri, con questi ultimi che vivono come reietti nei vicoli della Capitale, cercando di sovvertire il naturale andamento della Storia.

Una rappresentazione fortemente distopica del futuro, dove crudeltà e cinismo sono diventanti valori fondanti di una società completamente allo sbando: gli uomini hanno compiuto un percorso di regressione che li ha condotti a essere simili agli animali, con i quali, addirittura, vivono episodi di zooerastìa.

Un romanzo, come detto, non scontato, adatto per chi ama i ritratti a tinte forti, cesellati da uno stile di scrittura mai banale, che sa farsi apprezzare, fino a sentirne la mancanza una volta girata l’ultima pagina.

 

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