Sono solo parole? Guida ai testi di Sanremo

Sono solo parole…. cantava al Festival di qualche anno fa Noemi. Una canzone tra l’altro scritta da Fabrizio Moro ed entrambi i cantautori romani saranno presenti alla kermesse canora di quest’anno con dei testi molti interessanti… ma sono davvero solo parole?

Posto l’ovvio e cioè che le canzoni sanremesi ce le ricordiamo per l’orecchiabilità da qualche anno a questa parte nel corso della serata finale viene premiato anche il testo più bello (dove bello può significare tante cose: da interessante a poetico ndr). Per questo motivo, allora, noi di Liberementi abbiamo deciso di studiarci i testi delle 25 canzoni per capire meglio le parole del Festival…

Partiamo da un grande classico che non ci delude mail: sul palco dell’Ariston si parla di “amore” che compare ben 38 volte nei testi con una sola variabile: “innamorano”.
La parola “sesso” compare tre volte in due canzoni una delle quali (Tananai, Sesso occasionale) riporta il vocabolo anche nel titolo.
Mixando i primi due vocaboli di questo articolo notiamo che in nessuna canzone si parla di “fare l’amore” anche se Iva Zanicchi usa “voglio” (in quel senso!) per ben 14 volte.

Ma a chi sono rivolte le canzoni di Sanremo? Per ben 38 volte si parla di “Tu” , 7 volte di “Te”, 4 volte di “Lei” e 2 volte “Lui”.

Parolacce ci sono? Noemi si dà della “stronza” e Achille Lauro lancia un “fanculo” nel suo testo più confuso che mai, che quattro anni fa sarebbe sembrato particolarmente innovativo e che oggi sembra una nemmeno troppo ben riuscita fotocopia delle sue precedenti esibizioni sanremesi.

La parola “parola” (l’abbiamo cercata anche al plurale “parole”) compare ben 19 volte nei testi, dando vita a un cortocircuito molto interessate di canzoni che parlano di… parole!

Un altro grande classico sanremese vuole che le canzoni parlino di perdite o ritorni e quindi “Resta” (in ogni forma verbale possibile) e “Stai” compaiono dieci volte a testa, mentre “torna, ritorna e tornare” nove volte… a testimonianza che il Festival è il luogo dell’amore travagliato per eccellenza.


Rime pericolose?

Sono lontani i tempi di Caramella di Leo Leandro. Era il 1993 e al Festival di Sanremo risuonavano versi come, «caramella all’albicocca, guarda che bocca, caramella anche alla mela, che seno a pera». Sono lontani e un po’ li rimpiangiamo davanti ad Ana Mena che canta Fiore /amore /ore o Irama che guarda al “futuro” con vedrò / saprò / sentirò e poi cercherò / capirò / ascolterò.

Cosa avrà voluto dire?

La Rappresentante di lista, più criptica che mai, firma infine il verso più incomprensibile e aperto a molteplici letture.
Ti saluto con amore / Con le mani, con le mani, con le mani /[…] E con le gambe, con il culo, coi miei occhi / Ciao! / Questa è l’ora della fine, Romperemo tutte le vetrine.

Sperando che le vetrine di Sanremo restino intonse… l’appuntamento è per martedì sera quando finalmente inizieremo a saperne di più. Buon Festival!