Elezioni comunali di Roma: lo strano rapporto tra il calcio e la politica

Sport, politica, social network.
Tre argomenti diversi, tre ambienti apparentemente lontani tra loro, ma, anche, tre ingredienti perfettamente miscelabili nella stessa ricetta.

Ma come la politica e lo sport possono mescolarsi con i social?

Se c’è un sottile filo rosso, anzi giallo rosso come in questo caso, tutto è possibile.

Sì, perché tra appena quattro giorni i romani saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo sindaco della città eterna e il nuovo consiglio comunale. Una tornata elettorale che si sarebbe dovuta svolgere prima dell’estate, ma che la ben nota emergenza pandemica ha fatto scivolare all’inizio dell’autunno.

E così il dibattito politico in vista del rinnovo delle cariche comunali è stato vissuto anche sotto gli ombrelloni del mare o al fresco dei monti, prima di tornare in città per l’ultimo intenso mese verso il voto.
Un confronto che ha visto i ventuno candidati sindaco incontrarsi e scontrarsi, nel più classico dei copioni all’italiana.

Ma quanto accaduto in questi ultimi giorni rappresenta un’eccezione, un’anomalia nel canovaccio politico di pensieri e parole di ciascun aspirante primo cittadino: il dibattito, infatti, si è spostato dai problemi della città, e dagli errori delle passate consiliature, alle vicende legate al calcio.

Sì, il calcio, il tanto amato pallone, che in una città come Roma, poi, tanta e tanta gente fa sospirà.

La pandemia, e il fato, infatti, hanno voluto che proprio a pochi giorni dall’apertura dei seggi si giocasse il derby della Capitale, e che questo avvenisse proprio alla vigilia del quarantacinquesimo compleanno di Francesco Totti. Un’allineamento di pianeti (e di palloni) che ha scatenato i candidati sindaci nella ricerca non solo di qualche like in più sui social, ma anche di qualche consenso in più nell’urna. In una città come Roma, così fortemente legata all’universo calcistico, le argomentazioni pallonare devono esser sembrate l’ultimo disperato tentativo di strizzare l’occhio agli indecisi, provando a far leva sui sentimenti sportivi.

E così Carlo Calenda, quello del “scegli un sindaco, non un partito” ha preso la palla al balzo (nel vero senso della parola) twittando “Complimenti alla Lazio per la vittoria. È stata una bella partita.” a commentare il 3-2 biancoceleste nella stracittadina di domenica: non si tratta però soltanto di un plauso per il successo dei cugini (si sa che Calenda è tifoso della Roma), ma di un vero e proprio ramoscello d’ulivo teso dopo quel brutto scivolone avuto diciassette mesi fa, quando, rilanciando i dati di un sondaggio che lo davano al 4% scrisse “I laziali non votano. Non capiscono la scheda elettorale. È noto”. Un’uscita, quest’ultima, che gli fece guadagnare sicuramente le simpatie dei romanisti, ma che proprio a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale ha provato a disinnescare.

Su altre traiettorie invece, ma pur sempre calcistiche, le dichiarazioni social di Roberto Gualtieri e Virginia Raggi: entrambi sono scesi in campo soltanto il giorno dopo il derby, tirando in ballo uno dei simboli sportivi più importanti della città, quel Francesco Totti, che proprio l’indomani di Lazio-Roma ha spento quarantacinque candeline.

Due pensieri accomunabili, dove osannando la figura dell’ex capitano giallorosso, e delle sue doti umane, si è provato a celebrare i valori e la grandezza di un’intera città.

Ora, il dubbio sorge spontaneo (e forse anche legittimo): se si fosse votato nel primo semestre del 2021 avremmo visto questi post e letto questi contenuti? O sono forse il risultato di una coincidenza temporale che ha messo in fila il rinvio delle elezioni, il derby romano in calendario sette giorni prima del voto, e il seguente compleanno di Totti, con la necessità di provare un’ultima scivolata politica a bordo campagna elettorale nel tentativo di recuperare qualche voto?

Difficile dirlo. E purtroppo nessuno potrà mai dare davvero una risposta a questa domanda, spazzando dalla mente questo interrogativo politico-sportivo.

Resta, però, questa digressione social, a testimoniare di come non sia cambiato solo il contesto culturale che stiamo vivendo, ma anche quello politico.