“Vittorie imperfette. Storie di donne e uomini che non si sono arresi” di Federico Vergari

A distanza di un anno e mezzo da Le sfide dei campioni, Federico Vergari torna in libreria, e lo fa raccontando ancora una volta lo sport, con il suo stile unico e personale: Vittorie imperfette – Storie di donne e uomini che non si sono arresi, edito da DFG Lab, è una raccolta di venti, più una, storie di atleti che, davanti alle difficoltà della vita, non si sono rassegnati.

Impreziosito dalla prefazione di Sandro Fioravanti, e dalla splendida copertina disegnata da Paolo Castaldi, Vittorie imperfette rappresenta un ulteriore attestazione della singolare capacità di Federico Vergari di narrare lo sport, analizzando da punti di vista sempre differenti e lucidi, i personaggi che mette al centro dei propri racconti, e attraversando gli elementi sociologici e culturali dell’epoca nel quale quei campioni hanno compiuto le loro gesta.

Ancora una volta, infatti, le storie si fondono con la Storia, mescolandosi omogeneamente, e conducendo il lettore in tanti brevi ma intensi viaggi ideali, alla scoperta di figure ed avvenimenti, che hanno caratterizzato gli ultimi ottant’anni.

Un’idea, quella di Vittorie imperfette, che nasce proprio mentre Le sfide dei campioni stava riscuotendo grandissimi consensi di pubblico e di critica.

Tornavo in macchina con Giovanni Di Giorgi (curatore del libro e direttore editoriale della casa editrice) da una presentazione de Le sfide dei campioni a Ercolano, ci racconta Federico Vergari, e ci siamo messi a ragionare su quali storie (e con quale taglio) si potevano accendere dei riflettori. Abbiamo pensato che nella narrativa sportiva la cosa più bella (ma anche più difficile) fosse il racconto di chi ha conosciuto oltre alla vittoria anche la caduta e la conseguente voglia di rialzarsi. Direi che il libro sia nato lì. Sull’autostrada del Sole verso l’una di notte.

Una componente, quella della caduta, che lega tutte le vicende narrate, accumunandole nel loro essere profondamente diverse: il concetto di imperfezione, presente anche nel titolo del libro e dovuto alle difficoltà vissute da tutti i venti sportivi, però, rappresenta un elemento che rende queste storie, e queste vite, davvero speciali.

L’imperfezione è il comune denominatore di ogni storia. Ma a volte dobbiamo un po’ allargare le maglie dell’imperfezione. Penso alla Bartoli che non ha conosciuto personalmente cadute fragorose come magari altri protagonisti del libro, ma il sistema del quale è ingranaggio, è imperfetto e si sta lottando per farlo emergere sempre di più, donando al movimento del calcio femminile i giusti riconoscimenti.

Federico Vergari con Elisa Bartoli, protagonista di una delle storie di Vittorie Imperfette

Un testo che arriva in un momento nel quale le difficoltà e le sconfitte sono entrate prepotentemente a far parte di un’attualità profondamente segnata da quanto vissuto in questi ultimi mesi: il contesto sociale e culturale attuale, bisognoso di racconti che infondano speranza, non deve però alterare la prospettiva con la quale il libro è stato pensato e scritto.

Sono certo che chiunque mi farà l’onore di comprare e leggere Vittorie imperfette troverà il significato a lei o a lui più vicino. Questo libro è stato chiuso circa un mese e mezzo prima della comparsa in Italia del Paziente Uno. Onestamente non avevo idea – come tutti – di cosa sarebbe successo. Prima della crisi sanitaria ci tenevo a sottolineare con l’editore e l’ufficio stampa quanto dovessimo stare attenti a non farlo percepire come un libro sulla resilienza, concetto bellissimo ma decisamente abusato. Questo è al limite un libro sulla resistenza. Oggi ci tengo a dire che non è un libro per ripartire dopo la crisi e dopo oltre trentamila morti. Se poi qualcuno leggendolo troverà forza e motivazioni per uscire da questo momento, allora ben venga. Ma non è quello che mi aspetto.

Vittorie imperfette, infatti, è il pretesto per scoprire, o riscoprire, alcuni tra i campioni più importanti della storia dello sport moderno, raccontati da Vergari utilizzando diverse tecniche di scrittura, che diano al lettore la prospettiva migliore di quella determinata vicenda: un scelta a monte della quale c’è un approfondito lavoro sul personaggio scelto.

Prima di tutto studio e prendo appunti. Raccolgo informazioni e dati e mi segno degli ipotetici punti di svolta, o possibili attacchi e conclusioni. Poi mi studio quello che ho prodotto e dato che ho tempo (non è un articolo da consegnare rapidamente) lascio proprio che sia il tempo a suggerirmi lo stile migliore per quel capitolo.

Ed ecco che per raccontare Marco Pantani, la storia alla quale si sente maggiormente legato, Vergari va a recuperare uno stile di scrittura utilizzato a metà degli anni ‘70, creando una narrazione estremamente apprezzabile e credibile.

L’intervista a Pantani è ambientata, a metà degli anni novanta, attraverso l’escamotage delle interviste impossibili, quando ancora non è il Pirata e quando può ancora decidere se diventare una leggenda o se vivere di ricordi appendendo qualche foto, un paio di coppe e delle maglie nel chiosco di piadine dei suoi. Ci sono legato perché per me lui è e resterà sempre un personaggio fondamentale per la mia crescita.

Federico Vergari con una copia di Vittorie Imperfette

Ma ci sono storie e personaggi che hanno segnato tappe importanti nella vita e nella crescita di ogni appassionato di sport: si va da Micheal Jordan e la sua leggendaria schiacciata, ad Alex Zanardi e le sue due vite sportive, fino alle imprese sugli sci di Deborah Compagnoni e a quelle in vasca di Federica Pellegrini. Miti assoluti, davanti ai quali la penna di Federico Vergari traccia segni netti, precisi, a rendere ritratti inediti ed interessanti di volti già profondamente conosciuti.

Il libro mi ha dato l’opportunità di raccontare molti personaggi. Alcuni li ho raggiunti personalmente o telefonicamente ed è stato bellissimo. Per il mio tipo di scrittura e di impostazione del lavoro è fondamentale l’incontro o l’intervista. Però ci sono state delle eccezioni: alcuni personaggi erano irraggiungibili o non più in vita, altri ancora li avrei potuti raggiungere ma ho deciso di fare altro. Di analizzarli sotto un’altra lente. Penso a Zanardi, alla Pellegrini e Louganis.
Si tratta di personaggi che non hanno bisogno di me per raccontare chi sono, lo hanno fatto o lo fanno benissimo da soli. In quei casi ho deciso di impostare il lavoro in un altro modo. Ho raccontato la grandezza della Pellegrini attraverso altre tre donne (Alfonsina Strada, Oriana Fallaci e Aung San Suu Kyi). Ho raccontato Zanardi analizzando la storia di quel 2001 che ci ha portato al suo incidente e ho coniato l’espressione “momento Zanardi” quando cioè tutto va male e tu trovi la forza (nelle piccole e grandi cose) di sollevarti e cambiare il corso degli eventi. Quella di Louganis era una storia di fine anni Ottanta, periodo che amo particolarmente e ho deciso di raccontarlo in maniera nostalgica, ambientandolo in un bagno di Cesenatico, sulle note di Radio Deejay e col sapore di gelati Algida non più in produzione. La storia di cinque adolescenti di quel periodo stride, ma al tempo stesso si sposa a perfezione col dramma umano e la grandezza sportiva di quel grande atleta.

Venti storie al di fuori delle quali l’autore, per sua stessa ammissione, sente di non esser stato costretto a lasciare nulla.

Inizialmente Vittorie imperfette era pensato in 15 capitoli. Poi ci siamo trovati troppe storie interessanti e l’editore ha avuto la lungimiranza di aumentare le pagine e siamo riusciti a farcele entrare tutte! Per me è stato un grande attestato di stima: non dimentichiamo che l’editore è il primo a credere e a in vestire il proprio denaro nelle idee degli autori.

Editore che ha inoltre suggerito a Vergari di inserire, alla fine del libro, una playlist di canzoni che compaiono all’interno dei racconti, o che lo stesso autore ha ascoltato durante la correzione delle bozze: un elemento per nulla scontato, in un testo dove l’aspetto storico e sociale, e quindi musicale, influenza nettamente lo stile della narrazione.

Si tratta di un’idea di Giovanni Di Giorgi, decisamente più attento di me a carpire quelle piccole cose che possono fare la differenza in un libro. Per me la musica è importante soprattutto per creare il contesto dentro cui si svolgono le storie. Per iniziare una storia ambientata 20 anni fa mi serve sapere anche chi ha vinto Sanremo o quale era il singolo primo in classifica quell’anno. Poi magari non lo uso, ma se un personaggio collaterale alla storia a un certo punto accende l’autoradio e fischietta, devo sapere che note far uscire dalla sua bocca.

Vittorie imperfette – Storie di donne e uomini che non si sono arresi è un libro che ogni appassionato di sport non può non leggere, per andare alla scoperta di vicende speciali, raccontate mirabilmente dalla maturità comunicativa di Federico Vergari.