Marco Cattaneo e le partite che hanno fatto la storia (non solo del calcio). L’intervista

di Paquito Catanzaro *

Ventiquattro racconti calcistici. Ventiquattro frammenti di Storia. Quella con la maiuscola, quella che s’intreccia con le gesta di calciatori più o meno sconosciuti. Sfidare il cielo, il nuovo libro di Marco Cattaneo (edito da Rizzoli) non è solo un’antologia sportiva ma diviene un report su una società che ha mutato aspetto e cambiato il modo di vivere uno sport trasformatosi in business.

Cattaneo racconta l’epica sportiva di calciatori come Sindelar, falso nueve austriaco che non si chinò di fronte al regime nazista; o Lilian Thuram, alfiere della lotta al razzismo.
Ventiquattro storie di sport che, si spera, portino i giovani lettori ad appassionarsi alla lettura e tornino a pensare a un calcio fatto di eroi comuni e non divi irraggiungibili.

Sfidare il cielo. Come è nato questo volume?
Da uno scambio di idee e pensieri con gli amici di Book on a Tree, la scorsa estate. E da due grandi passioni che ho coltivato nel tempo: il calcio, naturalmente, che è una parte più che rilevante della mia vita, e la storia. A Sky ho dei maestri che da anni coniugano le due cose, e le intrecciano, e partono dallo sport per arrivare a raccontare molto di più, di noi della nostra cultura e della società in cui viviamo. Penso a Matteo Marani e a Giorgio Porrà, o a Federico Buffa. Ho pensato allora che raccontare la storia attraverso il calcio come fanno loro, ma per i più piccoli, cioè per i lettori ai quali mi rivolgo da quando ho iniziato questa meravigliosa partita, potesse essere un buon modo per avvicinarli a una materia che è fondamentale conoscere, e che a volte reputano un po’ pesante, complessa. Così ho chiesto un aiuto al calcio, che è nel cuore di tutti i ragazzi.

41qtRisgufLDi fatto il tuo libro può essere considerato non solo un volume di narrativa sportiva ma un autentico reportage sociologico per lettori giovani. Un modo per dire: il calcio fa parte della nostra cultura e non può limitarsi a mero business o spettacolo domenicale. Riflessione condivisibile?
Il calcio è molto di più. Disegna la crescita dei nostri figli, che giocano con gli amici al parchetto dopo scuola, e insegna i valori sui quali poi si fonderà la loro vita: il rispetto, dei compagni e degli avversari, il senso del gruppo e della responsabilità, l’accettazione della sconfitta e l’impegno per raggiungere la vittoria. Ci sono difficoltà, delusioni, sacrifici, e c’è gioia e divertimento. E poi ci sono i messaggi, che il calcio trasferisce ai giovani, che i calciatori trasferiscono ai più piccoli. Penso a cosa sta accadendo in questi giorni dopo l’assassinio di George Floyd, e a quello che stanno facendo le società e i giocatori: nel calcio si sfidano gli avversari per 90 minuti; per il resto del tempo, il calcio può e deve porsi l’obbiettivo di sfidare il cielo.

Tra le storie che hai raccontato quella di Sindelar – il calciatore austriaco capace di opporsi concretamente al regime nazista – mi ha commosso. Quali sono state le storie che ti hanno costretto a fermarti, anche solo per un attimo, per eccesso di emozione?
Abbiamo la stessa sensibilità, direi. Sindelar, ma anche i calciatori ucraini che fecero come lui, sfidando la follia nazista, o Arpad Weisz, di cui conoscevo già bene la storia grazie al libro di Matteo Marani. Sono tre storie ambientate durante la seconda guerra mondiale, e hanno a che fare con il più grande orrore nella storia dell’umanità. È proprio qui che vorrei che Sfidare il Cielo facesse centro sui più piccoli; se il calcio mi sarà d’aiuto per arrivare anche solo a uno di loro, e lo farà fermare a riflettere sulla pagina più nera della nostra storia, e a capire quali errori non andranno mai più fatti, per me sarà un enorme gratificazione.

Iniesta, Boban, Thuram: fuoriclasse assoluti che hai raccontato attraverso vicende umane prima che sportive. Tra i tanti calciatori che hai conosciuto quale ti ha sorpreso di più lontano dal campo e perché?
Tolgo quelli con cui lavoro, perché sarebbe troppo facile: questo lavoro mi ha fatto conoscere uomini di uno spessore enorme, che magari non ti arriva subito attraverso la tv, quando li vedi giocare in campo. Ti faccio solo due nomi, dimenticandone cento: Gabriel Omar Batistuta, che un giorno a Trigoria, avevo 23 anni ed era una delle prime trasferte della mia vita, mi mise un braccio attorno alle spalle e mi consolò, senza conoscermi, per un’intervista andata male (non con lui) e finita con un battibecco. La cosa mi colpì tantissimo. E poi, visto che ho detto di non citare quelli con cui  lavoro, faccio il nome di uno con cui ho lavorato, e con cui mi piacerebbe tornare a farlo: Luca Vialli.

Cosa ti aspetti da questo libro? Mi piacerebbe avesse un futuro nelle scuole. Vorrei andare dai ragazzi e vedere anche la loro commozione, e indignazione, nel sentire la storia di Sindelar.

* Paquito Catanzaro lavora come addetto stampa della casa editrice Homo Scrivens e come insegnante di ludoteatro in una scuola materna. Coordina il blog Il Lettore Medio e ha una passione smodata per le figurine dei calciatori Panini. Ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di racconti sul calcio.