Thé Letterario: quattro chiacchiere con Antonio Rigo Righetti – VIDEO

Ad inaugurare la prima puntata della video rubrica Thé Letterario, abbiamo avuto l’onore di avere come ospite Antonio “Rigo” Righetti, autore recentemente di Schiavoni Blues, per Artestampa Edizione, nonché uno dei protagonisti principali della musica rock degli ultimi venticinque anni, grazie, ma non solo, alla sua collaborazione con Luciano Ligabue, con il quale ha suonato sia in studio, che nei più importanti stadi d’Italia.

Non solo musicista e scrittore, ma anche un grande lettore, profondamente innamorato della letteratura: Rigo si definisce onnivoro, andando ad attingere da vari generi, seppur in modo disordinato, senza un autore o una categoria di riferimento.

E questa sua variegata esperienza di lettore si riflette direttamente in Schiavoni Blues, il suo ultimo libro, nel quale, partendo dal bar gestito da suo padre quando lui era bambino, racconta non solo Modena, ma anche uno spaccato di società tipica della provincia italiana, che nei decenni è mutata sin quasi a scomparire.

Un libro che rappresenta un importante documento sociologico, capace di fermare nero su bianco, personaggi e atmosfere che hanno caratterizzato il periodo tra l’inizio degli anni ‘60 e la fine degli anni ‘70. L’idea del libro arriva a seguito, però, di un evento doloroso che ha colpito Rigo.

Alla base della scelta di scrivere Schiavoni Blues c’è stata una scintilla che io definirei drammatica, ovvero la morte di mio padre. In quel momento lì mi sono ritrovato a scartabellare nei suoi appunti, trovando i ricordi di una vita, per cercare di fare un po’ d’ordine. Nel fare questo è uscito fuori un quaderno nel quale mio padre, negli anni recenti, stava scrivendo un’autobiografia, che poi era una sorta di omaggio al mestiere che lui aveva praticato per tutta una vita, ovvero quello del barista, il classico bartender emiliano. Nel leggere questi fogli qui ho avuto una specie di Epifania, e mi sono detto che avrei dovuto farci qualcosa, perché erano ben scritti e sentivo la necessità di trovarvi una collocazione. È passato un po’ di tempo e poi mi sono ritrovato a trascriverli a mano, perché era una scrittura molto bella, molto potente, con un gran ritmo, e da lì ho iniziato a buttare giù quello che poi sarebbe stato Schiavoni Blues, che è un memoir anni ‘70, perché io sono nato nel 1964, e come succedeva all’epoca nella Pianura Padana, ho compiuto tutto un periodo formativo accanto a mio padre, lavorando e vivendo una Modena che non c’è più, dentro a un bar Schiavoni che c’è ancora, seppur diverso da quello che era allora.

Ho avuto una posizione privilegiata essendo il figlio del boss, e ho avuto modo di vedere l’incontro di due generazioni: quella di mio padre, ovvero di coloro che erano stati ragazzi durante la Seconda Guerra Mondiale, e quella che possiamo invece definire della controcultura, che utilizzavano i bar come luogo per conversare, per comunicare con i rappresentanti dell’altra generazione. Il libro è stato fermo per quasi quattro anni nel mio cassetto dei progetti: l’avevo scritto, ma poi per lungo tempo mi sono chiesto a chi potesse effettivamente interessare. Non avevo l’idea di far rivivere quella Modena, che è assolutamente diversa da quella che c’è oggi, ma per mostrarla in controluce rispetto a quello che succede adesso.

La forte vocazione musicale di Rigo, poi, ha contaminato anche questo suo ultimo lavoro letterario, tanto che, in contemporanea con l’uscita del libro, è stato pubblicato anche il disco Cash Machine, nel quale ha raccolto undici tracce, tra le quali It’s my father, scritta appena cinque giorni dopo la morte di suo padre.

Schiavoni Blues è un racconto dove c’è tanta musica, perché io fondamentalmente sono un musicista, e ho iniziato proprio al bar ad entrare in contatto con la musica: penso, ad esempio, alla sigla di Ascolta si fa sera, che era la trasmissione radio che chiudeva in maniera immaginaria il bar, perchè a quell’ora si iniziava ad abbassare la saracinesca, e ad artisti assolutamente eclettici come Frank Zappa, che ho ascoltato proprio lì quando avevo undici anni.
L’idea di chiamarlo Schiavoni Blues, poi, è perché è una specie di flusso di coscienza, un parlato che diventa musica, che è un aspetto tipico della musica blues.

Ma Schiavoni Blues non è l’unico libro scritto da Rigo, che in passato ha avuto modo di pubblicare due suoi testi.

Il primo è stato Autoscatto in 4/4, un libro dove proponevo dei finali differenti a fatti realmente accaduti: partendo da un evento reale, ho immaginato un epilogo diverso a storie che mi affascinavano particolarmente. Sono cinque avvenimenti legati a scrittori e cantanti: uno, ad esempio, è incentrato su Bruce Springsteen e Little Steven che, nel 1975, dopo un concerto, vanno a Graceland a casa di Elvis per portargli una canzone da far ascoltare. Nella realtà una guardia li invita ad andar via, anche perché Elvis non c’era in quel momento, mentre io ho scritto un finale diverso, immaginando che uno come Springsteen, con l’energia di quegli anni, tangibile in dischi come Born to run, potesse prendere Elvis, che stata vivendo una fase nella quale la grande popolarità aveva già iniziato a creargli qualche problema, e salvarlo in qualche modo da quella che sarebbe poi stata la sua morte da lì a breve.
Ho scritto anche Bass Machine, in collaborazione con BassLine, un negozio di strumenti musicali di Milano, ripercorrendo la storia del basso elettrico, il mio strumento, raccontata in prima persona.

Una passione per la lettura, come dicevamo, che ha portato Rigo negli anni ad affrontare testi molto differenti tra loro, sono rimasti nel suo bagaglio di lettore.

Nel 2000 ho letto I demoni di Dostoevskij, che mi sento di consigliare ma cum grano salis, come si suol dire: lo ritengo uno degli scrittori maggiormente capaci di comunicare il disagio esistenziale e filosofico. Proprio per questo, penso sia una lettura che vada affrontata in un momento di buona predisposizione alla riflessione, perché parla alla parte più intima di noi, andando a smuovere tanti piccoli processi al nostro interno.

C’è un altro libro bellissimo, che ultimamente ho visto ristampato in un’edizione molto ben fatta, e che ritengo sia un po’ il punto d’incontro tra letteratura e musica, ed è Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer, scritto in modo veramente eccezionale, all’interno del quale si trovano una ricchezza di connotazioni jazzistiche, ma poste in modo tale, che anche chi non è appassionato di musica jazz può goderne tranquillamente la lettura.

La vita istruzione per l’uso di Georges Perec, poi, è forse l’unico libro che sono tornato a leggere più volte nella mia vita: è un testo che si può affrontare anche dieci volte, e ogni volta ci si trova all’interno una parte diversa di sé stessi. Non sono uno di quei lettori che torna a leggere alcuni libri già affrontati: è un’operazione che non faccio spesso, perché solitamente, dopo averli letti, li custodisco nella mia libreria. Ma su questo testo di Perec ci sono tornato diverse volte.

Per chi volesse approfondire le tematiche affrontate, leggendo Schiavoni Blues, ecco il link per l’acquisto del libro.

https://www.artestampaedizioni.it/prodotto/schiavoni-blues/

Per chi avesse perso la puntata di Thé Letterario dove è stato ospite Antonio “Rigo” Righetti, ecco il video integrale.