Letture Sportive: “Radiogol” di Riccardo Cucchi, trentacinque anni di calcio minuto per minuto

Le attuali restrizioni legate al contenimento dell’emergenza Coronavirus, comportano la privazione di tanti piccoli gesti quotidiani, che oggi mancano alla nostra quotidianità: il caffè al bar la mattina, la passeggiata con la famiglia il pomeriggio, gli allenamenti la sera.
Una riduzione non solo del nostro raggio d’azione, ma anche del nostro spazio di visione: molto di quello a cui eravamo abituati ad assistere è stato cancellato, o nella migliore delle ipotesi rimandato.

Ecco, quindi, che non ci sono più le gara automobilistiche, quelle di moto, gli highlights del basket d’oltreoceano da vedere durante la colazione, il campionato di calcio da seguire durante il fine settimana. Quegli appuntamenti certi, che erano piccoli punti fermi attorno ai quali si muovevano le nostre giornate, sulla scia dei nostri interessi, delle nostre passioni.
Passioni, che il più delle volte avevano radici profonde, antiche, ereditate, da chi ci ha dato anche il cognome, l’ideologia politica, o la fede calcistica. Sì, proprio quella.

La radio che racconta le partite di calcio della Serie A durante la domenica pomeriggio, è un ricordo che quasi ognuno di noi custodisce in un angolo polveroso del proprio cuore: ci sono stati nonni, papà e zii, che sono stati l’anello di congiunzione tra le parole che sgorgavano veloci da vecchie radio gracchianti e la fantasia dirompente dell’età fanciullesca, capace di immaginare, socchiudendo gli occhi, le gesta compiute sul rettangolo di gioco da quei beniamini senza un volto.

E proprio a quei momenti, con l’orecchio teso all’altoparlante, e la schedina del Totocalcio sul tavolo insieme al quotidiano della domenica, ci riporta Radiogol, il libro di Riccardo Cucchi, edito da Il Saggiatore, una delle storiche voci di Tutto il calcio minuto per minuto, che solo tre anni fa si è congedato dal microfono.

Radiogol è la testimonianza di una vita spesa per il desiderio di raccontare, di trasmettere un’emozione naranndo un evento, che qualcuno, in un angolo diverso del nostro Paese, non poteva apprezzare con i propri occhi, ma doveva vivere attraverso le labbra di un radiocronista, la cui voce, ormai, avrebbe riconosciuta tra mille.

Un viaggio romantico, che inizia dal racconto dei due scudetti della Lazio, fede calcistica di Cucchi, con il primo, quello del maggio 1974 vissuto da semplice spettatore assiepato sugli spalti dell’Olimpico, mentre il secondo, quello del 2000, narrando, da prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto, lo storico diluvio di Perugia, per poi ripercorrere trentacinque anni di carriera con le cuffie sul capo: ecco, dunque, i primi passi giornalistici nella remota Campobasso, il concorso in Rai con il sogno di diventare un radiocronista calcistico, il racconto intimo e privato di tante voci storiche che l’hanno accompagnato nel lungo percorso della trasmissione radiofonica calcistica per eccellenza.

Inter-Empoli, ultima telecronaca di Cucchi nel febbraio del 2017

Le storie narrate nel libro si mescolano con la Storia dell’Italia, come quando ripercorre la genesi di Tutto il calcio, con l’intuizione di Guglielmo Moretti, che dopo aver ascoltato in Francia una diretta con più eventi sportivi collegati contemporaneamente, provò a convincere i vertici della Rai, che sposarono il progetto non tanto per creare la trasmissione definitiva del calcio, ma per farne le prove generali verso le imminenti Olimpiadi di Roma del 1960, o come quando narra di Enrico Ameri, altra storica voce, che per la prima volta infranse il rigido schema della trasmissione, gridando “Attenzione, attenzione!” ad un gol appena segnato sotto i suoi occhi, interrompendo un collega impegnato a raccontare la propria partita su un altro campo.

Lo stile di Cucchi avvolge dolcemente il lettore fin dalle prime righe, facendolo entrare in una narrazione capace di condurlo, senza scuotimenti, avanti e indietro in tre decenni e mezzo di avvenimenti, con la stessa capacità di catturarne l’attenzione, che riusciva ad avere in radio, quando la sua voce inconfondibile scandiva le azioni dei calciatori in campo.

Quello che per molti è il limite della radio è in realtà la sua forza: l’assenza di immagini. Senza telecamere pronte a mostrare ogni più segreto dettaglio, è la parola a tornare protagonista assoluta. Una parola che diventa «pesante», che riconquista il suo ruolo originario di comunicazione. E testimonianza. Una parola che diventa unico tramite tra due soggetti: il narratore e l’ascoltatore, magica sintonia in grado di sprigionare la forza dell’immaginazione. E allora saranno corse veloci sulla fascia, cross perfetti e colpi di testa in tu o a vivere nella mente di chi sceglie la radio. Gli occhi della fantasia sono più generosi. Il campo verde; i colori delle maglie, sgargianti; il boato del pubblico, trascinante; l’eroe che semina il panico tra gli avversari, imprendibile; il difensore che si immola, eroico; il portiere che vola a toccare la palla all’incrocio, un angelo salvatore. Le immagini scorreranno nella fantasia tanto più nitide, reali e insieme poetiche, quanto più la voce che arriva dallo stadio sarà capace di tradurre le sue parole in un lm. Nel lm di cui ciascuno sarà regista, davanti alla sua radio. Parole libere di essere finalmente se stesse: strumento dell’immaginazione.

Radiogol è, a tutti gli effetti, la lettura ideale per trascorrere alcune delle lunghe giornate che ancora ci attendono tra le mura domestiche, facendoci scaldare il cuore dal racconto brillante di un ricordo ormai opaco, come quello della domenica pomeriggio trascorsa accanto alla radio tanti e tanti anni fa, che alla fine del libro, grazie alle immense capacità comunicative di Riccardo Cucchi, tornerà a splendere raggiante dentro di noi.