La ricerca della verità sul caso Notarbartolo, nell’ultimo libro di Enzo Ciconte

Il 1 febbraio del 1893, Santa Sorge, insieme a suo figlio tredicenne, lasciò la stazione ferroviaria di Trabia per far ritorno a casa. L’oscurità aveva lentamente avvolto tutto attorno, e mentre la signora si accingeva a superare il piccolo ponte che sovrastava il burrone di Curreri, si piantò alla vista di una sagoma informe, rivolta a terra, che ne ostruiva il passaggio.

Inizia con questo episodio “Chi ha ucciso Emanuele Notarbartolo”, l’ultimo libro di Enzo Ciconte, per Salerno Editrice.

La sagoma informe rivolta a terra, infatti, era il corpo senza vita di Emanuele Notarbartolo, ex sindaco di Palermo ed ex direttore generale del Banco di Sicilia. E come dice il titolo, la morte di Notarbartolo non sopraggiunse per cause naturali o accidentali: egli, infatti, venne ucciso con ventisette pugnalate all’addome. Ma la mano di chi aveva inferto la morte a Notarbartolo? E per quale motivo?

Mosso da questi, e da altri quesiti, Enzo Ciconte, professore di Storia della criminalità organizzata all’Università Roma Tre, inizia un percorso fatto di approfondite ricerche, che lo portano ad attingere all’Archivio Centrale dello Stato, all’Archivio di Stato di Bologna, a quello di Brescia, alla Biblioteca comunale di Imola, documenti che possano aiutarlo a dipanare il bandolo di una vicenda estremamente intricata.

Sì, perché la morte di Emanuele Notarbartolo è un omicidio tutt’altro che lineare: apparentemente manca, oltre ad un mandante e ad uno o più esecutori, anche un movente, che possa giustificare il delitto. Nel 1893, infatti, Notarbartolo ha da tempo terminato sia il suo mandato come amministratore del capoluogo siciliano, sia quello come direttore generale del Banco di Sicilia.

La causa della morte, dunque, va ricercata nel passato della vittima? O la sua figura aveva ancora un peso politico e amministrativo importante, tale da poter impensierire i dubbi personaggi che agivano nella Sicilia di quel tempo?

La figura dell’ex sindaco, infatti, è sicuramente aliena all’interno di un contesto socio-politico, come quello siciliano della fine dell’800: egli si è sempre dimostrato un onesto amministratore e un incorruttibile banchiere, stridendo con l’ambiente che lo circondava, fortemente contaminato da immoralità, perpetrate da infiltrazioni mafiose.

E proprio l’ombra della Mafia si allunga sull’omicidio di Emanuele Notarbartolo, al punto da poterlo considerare la prima vittima politico-mafiosa della Storia d’Italia.

Ecco, dunque, che Enzo Ciconte inizia ad analizzare tutta la vicenda legata al delitto, partendo appunto dal rinvenimento del cadavere, fino alla chiusura dell’ultimo processo: un percorso attraverso più di un decennio di storia, lungo un dibattimento processuale svolto in ben quattro diversi tribunali italiani, partendo da quello di Milano, proseguendo per quello di Bologna e di Roma, prima di concludersi, a Firenze nel 1904. Dieci anni nei quali si sono susseguite accuse, difese, ipotesi, e soprattutto depistaggi, volti a celare per sempre la verità su quell’omicidio.

La ricerca di una verità che ha tirato in causa nomi eccellenti di quel tempo, come quello di Raffaele Palizzolo, deputato alla Camera per quattro legislature, e identificato come la mente dietro all’omicidio Notarbartolo.

Quello che ne scaturisce è un percorso nel quale Ciconte accompagna il lettore grazie ad una ricostruzione fedele della vicenda e al prezioso utilizzo dei documenti raccolti durante le sue ricerche: il risultato è una narrazione al confine tra il saggio storico e il romanzo giallo, nella quale il lettore vive un salto indietro nel tempo di quasi cento anni, trovandosi di fronte personaggi e accadimenti che hanno segnato non solo la Storia della Sicilia, ma dell’Italia intera.

Come detto, la morte di Notarbartolo può essere considerata a tutti gli effetti il primo omicidio politico-mafioso, e per questo meritevole di un’attenta analisi, come quella svolta da Enzo Ciconte, per cercarne la verità, e per comprendere le dinamiche che hanno caratterizzato, purtroppo, anche decine e decine di altre morti negli anni a seguire.

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