Roberto Baggio – Credere nell’impossibile

Mattia Ferri e Nicolò Belandi sono gli autori di questo graphic novel appena uscito per la casa editrice veneta Becco Giallo. Quasi sciocco doverlo specificare, ma si tratta di una biografia di Roberto Baggio. Sottotitolo: credere nell’impossibile.  In effetti se come Baggio vivi una carriera durata oltre venti anni con praticamente un ginocchio perennemente fuori uso, sembra più che adatto questo Credere nell’impossibile.  

La prima notizia di questa recensione non riguarda il libro, ma gli autori. Ferri è del 91, Belandi è del ’93. Nessuno dei due ha visto Italia 90, nessuno dei due era in grado di intendere e di volere quando Baggio ha vinto il pallone d’oro e quando il Roberto nazionale ha salutato tutto San Siro con la maglia del Brescia ed è uscito dal campo per l’ultima volta, il più grande dei due autori aveva appena 13 anni. 
Tutto questo lo sto scrivendo con uno scopo evidente: mi pare chiaro che Roberto Baggio è (e sarà) un uomo le cui gesta sportive si tramanderanno nel tempo. Resteranno scritte nella storia e nelle pagine di libri.
Come Fausto Coppi, Tazio Nuvolari, George Best. 

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La grandezza di Roberto Baggio sta tutta qui, nel suo essere un eroe senza tempo, nel portarsi sulle spalle una storia che non lo consegnerà a una polverosa cantina, ma lo manterrà per sempre nel bel mezzo della narrazione sportiva del nostro Paese. Questo lo hanno capito gli autori e gli editori e lo hanno espresso in un albo di circa 150 pagine.

La biografia a fumetti di Baggio non segue una linea temporale coerente. Inizia dalla finale americana del 17 luglio del 1994 e da lì si muove dosando piccole pillole spazio temporali che durano il tempo di calarsi nell’atmosfera e di dire: io c’ero, io me lo ricordo.
In una pagina siamo a Firenze, in quella dopo siamo a Parigi per la consegna  del Pallone d’oro. Gli episodi fondamentali della sua carriera ci sono tutti, ci sono anche dei piccoli aneddoti che sicuramente saranno poco noti (e quindi piacevoli sorprese) per molti. Sapevate ad esempio che nel 2007 ritirò per conto dell’attivista birmana Aung San Suu Kyi il Premio Roma per la Pace e l’azione umanitaria? E che lo fece proprio su specifica richiesta della donna?

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Roberto Baggio è ancora oggi e rimarrà per sempre un calcio di rigore sbagliato. In quell’imperfetto finale mondiale c’è la perfezione della leggenda. Il neo, la virgola fuori posto, che ti consegna dolorosamente alla storia. Senza soffrire non si diventa eroi e Baggio di sofferenza se ne intende. 
La sue lacrime e il suo sudore sembrano cadere sui fogli, come gli acquerelli di Belandi, disegnando un prato verde prima, una linea poi e una palla, infine. Da prendere a calci per far continuare a sognare nuove generazioni di ragazzini che magari si innamoreranno di un pallone che poi malediranno e poi di nuovo ameranno, magarai anche grazie a Roberto Baggio.

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