Ufociclismo – Tecniche illustrate di cartografia rivoluzionaria a cura di Cobol Pongide

Iniziamo col dire una cosa: l’UFO che c’è nel titolo del libro non ha niente a che fare con alieni, astronavi e altre galassie sperdute chissà dove. Si, perché chi prende per la prima volta in mano una copia di Ufociclismo – Tecniche illustrate di cartografia rivoluzionaria, a cura di Cobol Pongide, per D Editore, potrebbe essere fuorviato dal titolo. Il richiamo agli UFO, invece, si riferisce a tutt’altro, ovvero a ciò che oggigiorno riesce, volontariamente o meno, a sottrarsi a tutto ciò che sta caratterizzando il tempo in cui viviamo. Basti pensare al controllo, all’identificazione, alla classificazione, e a tutto ciò che rende la nostra società tracciata, monitorata e analizzata.

Ecco, dunque, che l’UFO, in questo caso, è chi sfugge, chi non rappresenta la massa, chi è diverso. In altre parole alieno.

Ma, allora, cosa c’entra con tutto questo il ciclismo?

Lo spazio che viviamo e nel quale ci muoviamo quotidianamente, e continuamente, è contrassegnato da migliaia di marker che limitano e provano a gestire il nostro moto: sensi unici, divieti d’accesso, zone a traffico limitato, sono solo alcuni degli strumenti utilizzati perché chiunque sappia dove può e dove non può andare, o come andarci.

Eppure lo spazio attorno a noi è malleabile, permutabile e reinterpretabile, in barba a qualsiasi forma di indicazione, di costrizione o di divieto.

Ma qual è lo strumento migliore per violare queste limitazioni e vivere le nostre città da un altro punto di vista, che possa ritenersi libero e al di fuori di ogni schema precostruito? La biciletta.

Per arrivare a questo, però, si è partiti, nella prefazione curata da Daniele Gambetta, da alcuni aspetti fondamentali, come l’analisi dell’importanza politica nell’assegnazione del Meridiano Zero, e le bugie geografiche utilizzate strategicamente dagli Stati Uniti d’America durante la Guerra Fredda per alterare, al popolo americano, la percezione della realtà.

Il concetto di fondo è quello per il quale è necessario riscrivere e ridisegnare le mappe della nostra vita, per riscrivere e ridisegnare il nostro futuro.

“Ma la mappa non è il territorio, e il territorio non è solo il luogo. Il territorio è anche mappa di relazioni, di forme di vita in comunicazione tra loro. Non sappiamo se qualche forma di vista extraterrestre abbia già ricevuto il messaggio di Arecibo, anche se è molto probabile che la prima cosa che capiranno al momento della decodifica sia il nostro estremo antropocentrismo nel raffigurare il nostro mondo.

Formulare forme di relazione, di comunità, è qualcosa che trascende la mappa. Houston, abbiamo un problema, e per risolverlo dobbiamo ripensare tutto, buttare le vecchie carte, disegnare nuovi meridiani. Perdersi nelle strade della nostra città natale per smantellare noi stesse/i, rifarci di nuovi materiali. Abbiamo bisogno di nuovi cartografi, di naviganti, di pianificazioni di mondi altri, senza linee bianche tracciate su mari e deserti, senza frontiere né confini.”

Ufociclismo – Tecniche illustrate di cartografia rivoluzionaria, più che come libro, nasce come un manuale per resistere attivamente alle realtà dei modelli urbani contemporanei, fornendo gli strumenti per esplorare nuovi orizzonti fisici e sociali: al suo interno, infatti, un ricca proposta di icone per cimentarsi con la cartografia rivoluzionaria e realizzare mappe ufociclistiche, creandole da zero, o modificando quelle già esistenti, raggiungibili grazie ai QR-Code presenti all’interno del volume.

Perchè l’Ufociclismo non è solo lettura e teoria, ma anche e soprattutto pratica.

È inforcare la bicicletta e partire per percorrere vecchie strade con occhi nuovi.

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