“Tritacarne – perché ciò che mangiamo può salvare il mondo” di Giulia Innocenzi

Negli ultimi anni, l’attenzione sui vari aspetti legati all’alimentazione sta animando un vivace dibattito tra opposte scuole di pensiero.

Nel vasto panorama editoriale a riguardo, Tritacarne, perché ciò che mangiamo può salvare il mondo, edito da Rizzoli e scritto dalla conduttrice televisiva Giulia Innocenzi, ricopre sicuramente un ruolo estremamente interessante.

Il libro, sotto forma di inchiesta, cerca di indagare sul cibo che, con denominazioni di eccellenza che ci rendono fieri nel resto del mondo, lascia gli stabilimenti produttivi per palesarsi sulle nostre tavole dove il cittadino inizia, sempre più spesso, a porsi domande sulla reale qualità di ciò che sta per addentare!

Cosa accade negli allevamenti e nei macelli del nostro paese? È veramente sicuro quello che mangiamo? Mossa da queste due nobili domande l’autrice indagherà viaggiando per tutto il bel paese alla ricerca di risposte, contattando medici, veterinari, fonti segrete e nuclei al limite tra l’anarco-insurrezionalismo-veterinario e cellule dormienti eco terroriste.

Giulia Innocenzi punta il dito in primis sulle condizioni in cui vivono, anzi sopravvivono, molti animali: spazi microscopici, scarse condizioni igieniche, poca aria, poca luce, imbottiti di cibo, di antibiotici, se necessario, e senza la possibilità di deambulare liberamente.

Il libro è scritto da un punto di vista dichiaratamente di parte e si capisce già alla terza pagina dell’introduzione: nessun tradimento, quindi, nei confronti del lettore che sa già che quello che leggerà sarà il risultato di un anno e mezzo di ricerche condotte da una persona che di fatto ha scelto volontariamente, dopo un ricovero in ospedale, di cambiare il proprio regime alimentare.

L’autrice racconta per filo e per segno come sono organizzate le industrie della carne e del formaggio, riporta dati e fatti, racconta con dovizia di particolari le condizioni igieniche in cui vivono i maiali, o l’eccidio di oltre quaranta milioni di pulcini di gallina maschi che ogni anno vedono la luce in Italia e per i quali non c’è spazio nel mercato italiano: farli crescere per poi farne della carne da mandare sui banchi delle macellerie d’Italia, infatti, avrebbe un costo superiore del 20% rispetto, per esempio, a quello di un pollo e del suo normale ciclo di crescita dalla schiusa dell’uovo fino alla macellazione.

Tritacarne è un libro ben scritto, e riesce ad alternare un piglio giornalistico da vera “inchiestista” a un ritmo più calmo, quasi divulgativo. Manca tuttavia una vera controparte, per quanto per onestà dobbiamo ammettere che nel libro non si sia mai detto che lo scopo dello stesso fosse quello di creare un dibattito, bensì quello di mostrare un lato decisamente cruento dell’industria alimentare italiana.

Se sei un maiale e vivi in Italia, hai molte probabilità di essere un maiale DOP: degli otto milioni di suini presenti nel nostro Paese, gran parte rientra nella denominazione di origine protetta. Sei cioè destinato a diventare un salume pregiato. Sei anche più fortunato degli altri: a voi sono concessi re mesi di vita in più dei maiali normali, e questo perché dovete raggiungere un peso maggiore. Vi chiamate suini pesanti: 160 chili i nove mesi di vita. E che vita.

Le conclusioni del libro iniziano con una citazione del premio Nobel Isaac Singer secondo il quale “Ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, gli umani lo stanno facendo agli animali”, che se già di suo è un’affermazione quantomeno forte, leggerla subito dopo la leggerezza con cui l’autrice fa l’elenco dei cibi che mangia e con che livelli di intransigenza li tratta, risulta essere decisamente spiazzante.

Il libro è costruito per rafforzare le idee di chi la pensa già in un certo modo, e difficilmente crediamo che possa spostare coscienze e punti di vista diversi, ma sicuramente vale la pena leggerlo perché a prescindere dall’elemento carnivoro il libro lancia una grande allarme che dovrebbe estendersi a tutto il cibo. Forse la situazione del Made in Italy non è di eccellenza come si continua a dire. E forse prima di scendere in qualsiasi alta disputa tra vegani e carnivori sarebbe questo il vero punto su cui interrogarsi e farsi domande.

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