“Canzoni”: un viaggio alla scoperta dei testi di Guccini, curato da Gabriella Fenocchio

La canzone può aprirti il cuore, con la ragione o col sentimento, fatta di pane, vino, sudore, lunga una vita, lunga un momento”. Parola di Francesco Guccini. Uno, che alla canzone, e alle canzoni, ha dedicato più di mezzo secolo della propria vita.

E proprio dei componimenti in musica del cantautore emiliano, e delle mille sfaccettature delle quali sono composti, si è occupata Gabriella Fenocchio in Canzoni, edito da Bompiani nella collana Overlook.

Che le opere di Guccini non fossero semplici canzoni è la storia a raccontarlo: generazioni e generazioni di appassionati le hanno ascoltate e cantate per decenni ai suoi concerti, e ancora oggi, dopo il ritiro del Maestrone dall’attività musicale dal vivo, non è calato l’interesse per i suoi dischi, che sono apprezzati anche da un pubblico di giovanissimi.

E che Guccini non fosse un semplice cantautore sono stati in tanti ad affermarlo: Umberto Eco, ad esempio, lo ammirava particolarmente, ritenendolo il più colto dei cantanti italiani.

Ma lo stesso autore ha sempre fuggito l’etichetta di poeta, che in molti hanno cercato, negli anni, di mettergli addosso: neppure dopo il giugno del 2005, quando Canzone per Piero è stata inserita dal Ministero della Pubblica Istruzione all’interno delle tracce della prima prova dell’esame di Maturità, la sua concezione di essere semplicemente un burattinaio di parole, è cambiata.

Concezione, questa, non condivisa da Gabriella Fenocchio, docente di lettere e grandissima appassionata di Guccini, che in Canzoni ha ripreso e analizzato ben quarantatré testi della produzione gucciniana, alla ricerca di tutti i riferimenti, le contaminazioni e le citazioni presenti in essi.

Uno spaccato dell’intera discografia, che, con la stretta collaborazione e supervisione di Guccini stesso, ha saputo percorrere anche i sentieri musicali meno famosi, non limitandosi ad analizzare solo i brani più popolari, ma andando a riscoprire anche alcune canzoni meno note al grande pubblico: ecco, quindi, che a La locomotiva, Auschwitz, Dio è morto e Il vecchio e il bambino, sono state accostate Bisanzio, Inutile, Van Loon e Samantha, a tagliare obliquamente cinquant’anni di scrittura in musica, per cercare di arrivare quanto più a fondo possibile all’interno di un’opera omnia dall’elevata vastità qualitativa e quantitativa.

Un percorso, quello di Canzoni, che si snoda tra allitterazioni, metafore ed endiadi, ad evidenziare come lo stile di scrittura gucciniano fosse non solo diretto ed emozionante, ma anche impreziosito di finezze stilistiche, tra le quali sono state sapientemente intessute citazioni edotte, con richiami che spaziano da Orazio a Fedro, fino a Montale, Pascoli e Gozzano, senza perdere di vista la musicalità dei componimenti, che grazie alle numerose ipometrie e ipermetrie, mantengono il loro fascino, anche senza la melodia originale ad accompagnarle.

Un’operazione, questa, necessaria per andare a scavare a fondo tra i versi delle canzoni, ma che, per ferma convinzione di Guccini, non autorizza a decantare i testi come componimenti poetici, perché nati per essere accompagnati dalla musica.

Se ci si è chiesti, dunque, almeno una volta nella vita, ascoltando le canzoni di Guccini, chi fossero i due Giovanni di 100, Pennsylvania Ave., o cosa fossero i provos, sognati insieme a Dylan in Eskimo, Canzoni è lo strumento necessario, e definitivo, per partire alla volta delle migliaia di satelliti, molti poco esplorati e conosciuti, che compongono l’universo gucciniano.

Una dimensione di musica e parole dove perdersi e ritrovarsi lungo le pagine di Canzoni.

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