La via della grammatica

di Giorgia Sallusti*

Naḥw è una parola araba che ha molti significati: via, direzione, maniera – ma soprattutto «grammatica».

La nostra parola «grammatica» deriva dal greco grammatikē technē, che significa «arte delle lettere», l’arte grammatica. Il termine arabo segue invece un’idea differente. Nei libri più antichi di grammatica, naḥw è usata per indicare una via, una maniera appunto, per parlare. Nel suo famoso al-Kitāb (un libro dal titolo pleonastico «il Libro»), il filosofo e grammatico persiano Sībawayhi – pioniere dello studio della grammatica araba nell’ottavo secolo – usa il temine naḥw 1118 volte.

Ma chi è il primo esperto di naḥw della lingua araba, diciamo il Serianni della Mezzaluna? Ecco Abū al-Aswad al-Duʾalī, poeta nato nel settimo secolo a Baṣra, nell’odierno Iraq, dove c’è anche una moschea a suo nome. Mentre aumentavano le conversioni all’islam, era necessario rendere il Corano accessibile anche alle persone non arabofone. La lettura presentava ancora difficoltà che rendevano difficile l’interpretazione della parola scritta, visto che intorno al Seicento nell’arabo parlato diventa consuetudine non pronunciare le vocali finali. La tradizione islamica quindi riconosce in al-Duʾalī il primo codificatore della lingua, addirittura, si dice sia anche l’inventore dei segni vocalici caratteristici dell’arabo. Mettendo a profitto cotanti studi, si aprirà pure una propria scuola di grammatica nella sua città natale. Si racconta che al-Duʾalī un giorno incontrò un persiano di nome Sa’d che camminava conducendo il suo cavallo per le briglie. «Oh, Sa’d, perché non vai a cavallo?», gli chiese. E quello: «Il mio cavallo è forte!», e tutte le persone intorno scoppiarono a ridere. Ma Sa’d aveva usato ḍāli, «forte», invece di ẓāli, «pigro». Al che al-Duʾalī rispose: «Questi mawali hanno abbracciato l’islam e sono diventati nostri fratelli, ma noi non gli abbiamo insegnato a parlare. Se solo avessimo vergato le tavole della lingua per loro!».

Ma le scuole, si sa, hanno bisogno anche dei libri, sennò ai mawali come gliele spieghi le cose. Così nell’ottavo secolo è Al-Khalīl ibn Aḥmad al-Farāhīdī a consegnarci il primo dizionario di arabo: il Kitāb al-ʿAyn (Il libro della sorgente), che inventa e codifica il sistema di scrittura che con poche eccezioni è ancora in uso oggi e ci permette di distinguere i cavalli forti da quelli pigri.

* Giorgia Sallusti (Roma, 1981) è libraia e bibliofila, yamatologa, femminista. Scrive di libri su alcune riviste, tra cui Altri Animali e minima & moralia.