Il Festival compie settant’anni: le sette edizioni che hanno fatto la storia di Sanremo.

Il Festival di Sanremo taglia il traguardo dei settant’anni dalla prima edizione del lontano 1951: dalla vittoria di Nilla Pizzi con Grazie dei fiori al recente trionfo di Diodato con Fai rumore, la manifestazione sanremese ha segnato non solo la storia della musica italiana, ma anche, in parte, la storia del nostro Paese.

Tra immagini in bianco e nero e annate opache, ecco le sette edizioni che, ognuna per motivi specifici, hanno fatto la storia di Sanremo.

 

1961: il primo del voto popolare e l’ultimo Festival di Mina.

Il 1961 rappresenta sicuramente un anno molto particolare per il Festival di Sanremo, e non solo per il decennale dalla prima edizione. A condurlo ci sono Lilli Lembo e Giuliana Calandra, con quest’ultima che nella serata finale sarà sostituita da Alberto Lionello.
Per la prima volta nella storia del Festival viene introdotto il voto popolare, che in assenza di smartphone e di app, viene abbinato al gioco dell’Enalotto.
A vincere fu Al di là, scritta da un giovanissimo Mogol, e interpretata da Luciano Tajoli e Betty Curtis. In seconda posizione Adriano Celentano e Little Tony con 24mila baci. E proprio alla partecipazione sanremese del molleggiato è legato un episodio molto particolare: Celentano, infatti, stava svolgendo il servizio di leva, e dovette arrivare una dispensa speciale firmata dall’allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti, perché il cantante potesse fare coppia con Little Tony.
L’undicesima edizione è ricordata anche come l’ultima partecipazione di Mina alla kermesse musicale: nonostante fosse arrivata in finale con ben due brani, Io amo tu ami arrivata quarta e Le mille bolle blu terminata quinta, Mina era stata oggetto di un’attenzione ossessiva da parte della stampa, che la portò a dichiarare che non avrebbe più partecipato a gare canore, come accadde in seguito.

 

1967: la morte di Luigi Tenco

L’edizione del 1967 resta tristemente nella storia di Sanremo per la morte di Luigi Tenco: il cantante piemontese, in gara con Ciao amore, ciao viene eliminato dalla kermesse durante le prima serata e verrà trovato senza vita il giorno successivo, con il Festival in pieno svolgimento. Il biglietto ritrovato “Faccio questo […] come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e una commissione che seleziona La rivoluzione” fu una denuncia alla commercializzazione di Sanremo, che guardava sempre con meno attenzione la canzone d’autore.
A vincere il diciottesimo Festival fu la coppia formata da Claudio Villa e Iva Zanicchi con Non pensare a me, seguita da Annarita Spinaci e i Les Surf con Quando dico che ti amo, e I Giganti con Proposta. A proposito di vittoria, quella di Villa e Zanicchi detiene, tutt’oggi, il record per il minor scarto di punti dalla seconda classificata, appena due. Da segnalare la decima posizione in classifica di Cuore matto di Little Tony, destinata a diventare una hit degli anni a venire.

 

1978: la prima volta di “sesso” a Sanremo

Il ventottesimo Festival passa alla storia per essere la prima, e unica edizione, nella quale le prime due serate non vengono trasmesse neanche alla radio (erano tempi diversi da oggi, e non vi era la programmazione televisiva attuale, con la diretta integrale di tutta la manifestazione).
Quella che alla vigila sarebbe dovuta essere una conduzione al femminile, la prima dopo il 1961, si rivelò un grande bluff, con Maria Giovanna Elmi ridotta ad introdurre le serate, presentando l’evento e spiegando il regolamento. Al timone, invece, ci fu il patron Vittorio Salvetti, che ricoprì il vero ruolo di conduttore.
Vinsero i Matia Bazar con …e dirsi ciao, mentre un’esordiente Anna Oxa arrivò seconda con Un’emozione da poco e Rino Gaetano portò la sua Gianna sul gradino più basso del podio.
E la particolarità di questo Festival è proprio legata al cantautore calabrese: salito sul palco indossando un frac attillato, una tuba nera regalatagli da Renato Zero e delle scarpe da ginnastica rosse, ruppe un tabù pronunciando per la prima volta a Sanremo la parola sesso, posta all’interno del testo del suo brano.

 

1981: Gioca jouer e il playback dei Dire Straits

Il Festival di quell’anno segnò la storia non solo della manifestazione sanremese, ma anche della musica italiana: a trionfare fu Per Elisa, scritta da Franco Battiato e cantata da Alice, che ebbe la meglio su Maledetta primavera di Loretta Goggi e Tu cosa fai stasera? di Dario Baldan Bembo. Al quinto posto i Ricchi e Poveri con Sarà perché ti amo, e fuori dalla top ten Eduardo De Crescenzo con Ancora e Fiorella Mannoia con Caffè nero bollente.
Tra gli ospiti della manifestazione spicca il nome di Alberto Sordi, con la storica E va e va. Ma non furono solo le canzoni in gara a passare agli annali: Claudio Cecchetto, conduttore della manifestazione, scelse la sua Gioca jouer come sigla della trentunesima edizione.
Passarono anche (tristemente) alla storia il lungo playback dei Dire Straits, saliti sul palco come ospiti internazionali, e il gruppo ska Bad Manners, il cui frontman rimase volontariamente in mutande sul palco dell’Ariston. Non per niente il nome del gruppo vuol dire proprio “cattive maniere.

 

1986: si torna a cantare dal vivo e Loredana Bertè mostra il “pancione”.

Pensare che il Festival del 1986 possa aver fatto la storia perché si sia tornati a cantare dal vivo può far sorridere. Ma è la triste realtà. L’edizione precedente, infatti, era stata dominata dal playback, ma l’esibizione dal vivo di Claudio Baglioni, che interpretò con pianoforte e voce Questo piccolo grande amore, premiata come “Canzone del Secolo”, convinse ad invertire la rotta, tornando ad esibizioni parzialmente dal vivo, con solo la base musicale registrata.
La conduzione del Festival tornò rosa dopo venticinque anni, con Loretta Goggi nel ruolo di presentatrice principale: l’ultima volta avvenne proprio nel 1961.
A vincere fu Ancora tu di Eros Ramazzotti, che due anni prima si impose tra le Nuove proposte con Terra Promessa: completarono il podio Renzo Arbore con Il clarinetto e Marcella con Senza un briciolo di testa.
Questa edizione viene anche ricordata per la performance di Loredana Bertè, che alla sua prima apparizione al Festival, con il brano Re, si rese protagonista di una particolare coreografia, nella quale, accompagnata da due ballerine, danzava con un finto pancione enfatizzato da un abito molto attillato, che destò non poche polemiche, tanto che la sua casa discografica decise di revocarle il contratto.

 

1995: Pippo Baudo sventa il tentativo di suicidio.

L’immagine simbolo del quarantacinquesimo Festiva di Sanremo è senza dubbio quella di Pippo Baudo, che durante la sua quarta conduzione consecutiva, sale in galleria per sventare il tentativo di suicidio di Giuseppe Pagano, sedutosi sulla balaustra, minacciando di gettarsi nel vuoto. In seguito lo stesso Pagano, che si rese protagonista di un gesto simile anche Pavarotti International del settembre successivo, dichiarò come fosse Baudo fosse a conoscenza di tutto e che la vicenda fosse stata combinata.
Ma, tentato suicidio a parte, il Festival del 1995 è da ricordare anche per le canzoni in gara: prima tra tutte Come saprei di Giorgia, trionfatrice di quell’edizione, seguita da In amore di Gianni Morandi e Barbara Cola e da Gente come noi di Ivana Spagna. Al quarto posto si piazzò Con te partirò di Andrea Bocelli, mentre tra le Nuove proposte, che vedevano in gara anche Gianluca Grignani con Destinazione Paradiso e Daniele Silvestri con L’uomo con il megafono, a vincere solo i Neri per Caso con Le ragazze.
Il 1995 è anche l’anno nel quale venne utilizzato come sigla il brano Perché Sanremo è Sanremo.

 

2010: la storica protesta dell’Orchestra

Dopo non esser stata presente al Festival per alcuni anni, a causa delle esibizioni in playback o con base registrata, nel 2010 l’Orchestra diventa la vera protagonista dell’edizione. E non per motivi strettamente musicali. I musicisti, infatti, passarono alla storia per aver accartocciato e lanciato i propri spartiti dopo l’annuncio dell’esclusione dalla competizione di Malika Ayane, in gara con Ricomincio da qui. Vinse quell’edizione, tra le polemiche, Valerio Scanu con Per tutte le volte che…, seguito dal bizzarro trio formato da Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici con Italia amore mio, mentre terzo arrivò Marco Mengoni con Credimi ancora. Da segnalare, nella sezione Nuova Generazione, il terzo posto di Nina Zilli con L’uomo che amava le donne. A proposito di donne, quell’anno il Festival fu condotto da Antonella Clerici, già co-conduttrice nel 2005.