Massimo Zampini e i suoi 3000 giorni da campione d’Italia

di Paquito Catanzaro*

Prima di cominciare questa recensione è necessario fare una premessa: non seguo il calcio da quattro anni. Giorno più giorno meno per ragioni di affetto (quando un papà – avvezzo a canticchiare Chi non salta juventino è… è! in giro per casa – ti saluta per sempre perde valore qualsiasi partita), tuttavia ho sviluppato un’autentica bulimia da narrativa sportiva.
Va da sé che non potevo perdermi 3000 giorni”, il nuovo libro di Massimo Zampini edito da Baldini Castoldi.
«La squadra per la quale tifo» dichiara l’autore alla domanda legata alla nascita del libro «vince lo scudetto da più di 3000 giorni consecutivi: è un periodo infinito, che ci ha cambiato tutti, juventini e anti. Sentivo il desiderio di provare a raccontare la storia – descrivendo sensazioni, vittorie, sconfitte, polemiche surreali, imprese straordinarie – quando siamo invece ancora alla cronaca di stretta attualità, parafrasando una frase di Andrea Agnelli citata all’inizio del libro».
Un libro che ha il pregio di mettere d’accordo tutti: juventini e anti. Già perché Zampini, con leggerezza e graffiante ironia, canzona i tifosi avversari – divertendosi in modo particolare con gli “allenatori da bar” che assegnano gli scudetti già alla sesta o settima giornata – ma pure gli stessi supporter bianconeri, specie quelli capaci di lamentarsi per l’arrivo di CR7.
Il fuoriclasse portoghese è, senza dubbio, l’icona di una Juventus 2.0 che continua a riscuotere successi e che ha messo da parte le ombre di Calciopoli anche grazie a campioni come Alessandro Del Piero, autentico idolo dell’autore.
«Alex Del Piero» riprende «ha un anno più di me, è stato alla Juve dai miei 18 ai 37 anni: siamo praticamente cresciuti insieme, anche se lui non lo sa. Ha rappresentato l’educazione, lo stile, il talento unito alla forza di non arrendersi anche dopo gli anni durissimi dopo l’infortunio. È sempre tornato, lottando fino alla fine, non perdendo mai il sorriso sulle labbra. Una bella immagine. Poi, a mio parere, il momento dell’addio è stato scelto bene dalla società: aveva dato il meglio, era giusto salutarsi lì, in quella giornata meravigliosa».
Tra i pregi del libro – apprezzato, ricordiamolo, da un “napoletano non praticante” – le sonorità romane che accompagnano buona parte della narrazione.
Quanto è complicato essere un tifoso bianconero nella Capitale?
«È un’esperienza formativa per il carattere» risponde Zampini. «Negli ultimi anni, con la Juve sempre campione e la Roma indietro, è una passeggiata (tranne nei rarissimi anni in cui abbiamo lottato, quantomeno fino a gennaio o febbraio)».
Evitando i pronostici su chi vincerà questo campionato – nel bar fuori casa mia continuano a dire che è l’anno delle milanesi ma occhio pure al Benevento che, in teoria, potrebbe ancora vincere tutte le partite fino a fine campionato(!) – un’ultima domanda è necessaria: cosa si aspetta Massimo Zampini da questo libro?
«Voglio solo raccontare il punto di vista di uno juventino su questo ciclo incredibile di nove scudetti di fila. La prefazione di Sandro Veronesi – così bella, poi – è già un motivo per cui ne è stravalsa la pena».

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*Paquito Catanzaro lavora come addetto stampa della casa editrice Homo Scrivens e come insegnante di ludoteatro in una scuola materna. Coordina il blog Il Lettore Medio e ha una passione smodata per le figurine dei calciatori Panini. Ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di racconti sul calcio.