Sul giornalismo freelance: Di rispetto, di professionalità e di altre sciocchezze

di Giuliano Terenzi*

Trovo un annuncio su internet. Dal profilo twitter di Sportellate
Hai sempre voluto scrivere di sport?
Sportellate è alla ricerca di nuovi collaboratori.

Se sei interessato ad entrare a far parte della nostra famiglia, manda un tuo articolo di prova e una tua piccola presentazione.

Un annuncio come se ne trovano tanti, nulla di speciale. Guarda caso io mi occupo di sport e scrivo di sport da sette anni, sempre da freelance, salvo alcuni stage. Mi sembra una buona opportunità per ampliare la mia rete di collaborazioni e anche per guadagnare qualcosa in più, in un momento economico globalmente complicato. Clicco sull’indirizzo mail e pongo la mia candidatura alla testata:

Salve, ho letto il vostro post su Twitter sulla ricerca di nuovi collaboratori. Mi farebbe piacere sottoporvi la mia candidatura. In allegato, oltre al classico CV, trovate il mio press kit che si riferisce a Sportcast, il mio ultimo progetto, un podcast di storytelling sportiva che curo dal 2017, e uno degli ultimi articoli che ho scritto. In attesa di un vostro gentile riscontro porgo cordiali saluti.

Fortunatamente, per una volta non mi dimentico di inserire gli allegati che ho menzionato nel testo e spero in una risposta positiva. Passa una settimana e, mentre parlo con i miei genitori del ritardo del decreto ristori di gennaio – i cui fondi, ad oggi, 28 gennaio, ancora non sono stati sbloccati – arriva la notifica di una mail il cui oggetto è RE:Candidatura.
Interrompo il mio discorso di botto per leggere la mail.

Ciao Giuliano, complimentoni per il pezzo e per il progetto podcast.

E vai, gli è piaciuto l’articolo di prova che gli ho mandato ed hanno apprezzato anche il press kit del mio podcast. Ottimo inizio, andiamo avanti.

Per noi, manco a dirlo, sarebbe un grande onore averti in squadra.
Caspita, ho proprio fatto colpo. Addirittura un “grande onore”.

Ora ti giro le nostre condizioni. Se per te saranno ok, poi procederemo con il tuo inserimento nel nostro WordPress.
La parola “condizioni” mi sembra un po’ strana, quantomeno fuori contesto, fa molto di prova da superare per entrare nel gruppo dei più fichi delle scuole medie, ma non ci faccio troppo caso; leggiamo quali sono queste condizioni.

1) chiediamo 1 articolo ogni 2 settimane, ma su questo siamo moltooooo flessibili (anche 1 articolo al mese va benissimo);
Uno o due pezzi al mese, ci può stare, nessun problema. Di nuovo una parola un po’ fuori contesto il “moltooooo” con tutte quello “o” mi innervosisce un pochino ma anche stavolta soprassiedo con tranquillità. Leggiamo la seconda “condizione”:

2) purtroppo non siamo ancora in grado di pagare i nostri collaboratori. Quello che siamo in grado di garantire è visibilità. Non è un caso che molti di noi dopo aver collaborato per Sportellate siano stati contattati da emittenti televisive tipo Sportitalia, o testate giornalistiche tipo l’Ultimo Uomo;

Oh. Finalmente, eccolo qua. Il punto che tanto aspettavo e che avevo cominciato a subodorare vedendo lo stile della risposta e i contenuti. È gratis. Anzi no, no. Ti pagano in “visibilità”.

Come se con la visibilità si potesse fare la spesa o pagare l’elettricista. Provateci, provate la prossima volta che avrete un elettricista in casa vostra per un intervento, a dirgli che, anziché pagarlo in euro, gli farete delle recensioni in giro e parlerete bene di lui alle vostre conoscenze; vedrete che cosa vi risponde. Purtroppo, il mestiere del giornalista si presta ad essere sfruttato e sapete perché? Perché c’è e ci sarà sempre qualcuno disposto a farlo gratis. E poco importa se il lavoro sarà qualitativamente peggiore: la qualità e la competenza non sono più un merito o un valore; anzi, al contrario, dalla maggior parte degli editori vengono viste come un disvalore perché, qualità e competenza, si pagano; molto meglio trovare qualcuno che lo faccia gratis e pazienza se l’articolo sarà meno bello o interessante ci penseranno gli specialisti SEO e i Social a far rendere quell’articolo, che ha il solo scopo di generare click sul proprio sito. Non di informare, non di far conoscere, non di appassionare, non di raccontare ma di generare click. Chiaramente ci sono delle eccezioni nel mondo del giornalismo e dell’editoria ma sono, per l’appunto, eccezioni.

Vi risparmio gli altri punti della mail di risposta che ho ricevuto. Il punto fondamentale è proprio il punto numero 2. Rileggendola bene, alla fine questa mail di risposta non è poi così speciale, non ha nulla di diverso da tante altre che ho ricevuto dal 2014, da quando pago la mia quota annuale al poco utile Ordine dei Giornalisti che, oltre ad obbligare al pagamento della quota e alla frequentazione di corsi periodici – spesso sulla deontologia professionale – non ha avuto, per la mia esperienza, alcuna utilità.

Sicuramente è stato peggio quando, dopo aver risposto ad un annuncio in cui cercavano speaker per una web-radio, sono stato contattato dal caporedattore, giornalista anche lui, che mi ha spiegato, senza vergogna alcuna, che la sua testata cercava persone a cui “affittare” lo spazio in radio. In poche parole ha proposto a me, giornalista in cerca di lavoro, di pagare lui, caporedattore, in cambio di visibilità sulla sua radio.
Il mondo alla rovescia.

Poi non lamentiamoci della qualità dell’informazione in Italia, per una volta cerchiamo di non dare sempre la colpa ai giornalisti. Quando leggiamo strafalcioni incredibili non prendiamocela solo col giornalista che ha preso una cantonata; prendiamocela anche con i direttori e con gli editori che sottopagano o non pagano chi hanno scelto per fare quel lavoro. Se il Messaggero paga un pezzo 7 euro (9 se c’è un video) non possiamo pretendere la qualità che, mi ripeto, è diventata un disvalore. La professione del giornalista è stata man mano squalificata e vi assicuro che siamo lontani dall’aver toccato il fondo. Sarà sempre peggio.
Un’ultima cosa – e mi rivolgo soprattutto a voi di sportellate.it: se non siete in grado di pagare i collaboratori sarebbe bene scriverlo direttamente nell’annuncio. Fareste risparmiare tempo ed evitereste di far vivere momenti di rabbia e crisi esistenziali sul proprio valore professionale a chi vi risponde. È una questione di rispetto: quello è gratis, potete farne uso a volontà.
Se siete arrivati a leggere fin qui vi prego di condividere, commentare e diffondere il più possibile queste mie riflessioni, ve ne sarei infinitamente grato.

Giuliano Terenzi è un giornalista freelance, si occupa prevalentemente di sport e potete ascoltare qui la sue serie Podcast “Sportcast”.