A febbraio. Cosa loro, Cosa nostra: l’Italia e le mafie straniere.

Le triadi cinesi riciclano denaro in tutta Europa (ma in epoca di Covid-19 si danno al cybercrime); i clan ucraini gestiscono il contrabbando di sigarette; i cult nigeriani amministrano il racket della prostituzione e controllano le piazze di spaccio a colpi di machete; i dealers marocchini trasportano l’hashish da Tangeri a Genova; le gang di latinos trasformano i parchetti di quartiere in zone di guerriglia.
A poco a poco, le mafie d’importazione hanno guadagnato un loro spazio rispetto alle organizzazioni mafiose “tradizionali”, stravolgendo l’universo del crimine così come lo conoscevamo, dove si alternavano cosche strutturate e piccolo malaffare. Cosa nostra, camorra, ’ndrangheta: nonostante le origini multiculturali, le nuove mafie si rifanno al modello della grande criminalità organizzata made in Italy, con cui a volte guerreggiano ma spesso collaborano, prendendo a prestito i loro codici e le loro regole.

Eppure, per quanto sia pervasivo nella cronaca nera il racconto di certi loro crimini efferati, continuiamo a sottovalutare la portata della loro infiltrazione, l’estensione delle loro reti, il potere dei loro boss. Lo stesso errore che per decenni fecero negli Stati Uniti occupandosi di Cosa Nostra: per combatterla fu necessario ammetterne l’esistenza, studiarla, capire quanto fosse intrinseca al sistema economico e politico della nazione. E così dovremmo fare anche noi, perché le mafie straniere non sono il lato oscuro dell’immigrazione, ma il risultato dei nostri fallimenti politici, dell’incapacità dello Stato italiano di controllare davvero il territorio.
Il criminologo Andrea Di Nicola e il giornalista d’inchiesta Giampaolo Musumeci intrecciano atti processuali, fatti di cronaca e testimonianze dirette per ricostruire le dinamiche segrete e i riti di affiliazione di gruppi in apparenza così lontani dalla nostra vita quotidiana. Ma proprio la volontà di non vedere rischia di rendere sinistramente presago il titolo: Cosa loro, Cosa nostra.

Dal 23 febbraio in libreria per UTET

Andrea Di Nicola,
criminologo, è professore di criminologia all’Università di Trento, dove coordina il gruppo di ricerca eCrime e l’Istituto di scienze della sicurezza. Le sue ricerche vertono sul nesso tra migrazioni e criminalità, il traffico internazionale di migranti, la criminalità economica e organizzata. Ha ricevuto il premio Nazionale Paolo Borsellino. Ha scritto, insieme a Giampaolo Musumeci, Confessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, 2014), libro dal grande successo internazionale.

Giampaolo Musumeci è giornalista freelance, fotografo, film-maker e conduttore radiofonico. Si occupa di conflitti internazionali, attualità e immigrazione, prevalentemente in Africa e Medio Oriente. Conduce “Nessun luogo è lontano” su Radio 24. Autore tv, ha firmato programmi e ha collaborato e collabora con media italiani e internazionali. Insegna alla Scuola di giornalismo della Cattolica di Milano. Ha scritto Io sono il cattivo. Quindici ritratti di geni del male (Il Sole 24 Ore, 2020) e, con Andrea Di Nicola, il libro di inchiesta Confessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, 2014).