Tra Bin Laden e La grammatica della fantasia. In Pakistan per raccontare Rodari.

Non c’è vita dove non c’è lotta.
Gianni Rodari, La grammatica della fantasia.

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Aeroporto di Pisa. Controllo passaporti.
Un poliziotto dietro al gabbiotto si rivolge a due viaggiatori italiani:
– E voi dove andate?
A Islamabad
Ahi, dice quel poliziotto.
Come nella vecchia pubblicità dell’agenzia di viaggi che rimprovera i turisti-fai-da-te.
Dice Ahi. E fa una pausa.
Dice Ahi. E poi aggiunge serafico: State attenti.

Come una macchia, senza storia e geografia

Questa è una storia che parte da parecchio lontano. Ma al tempo stesso è anche una storia incredibilmente vicina. Sa di montone speziato e riso fritto, ma ha pure il sapore di un bel rosso toscano. Di quelli sinceri come dice chi capisce di vini.
È una storia che inizia a Prato e si concretizza quasi settemila chilometri più a est, in Pakistan. Per la precisione ad Abbottabad all’interno della Modernage Public School & College, un complesso scolastico che in linea d’aria dista meno di cinquecento metri da quell’anonima casa dai muri alti e grigi in cui il 2 maggio del 2011 fu stanato e ucciso Osama Bin Laden.

Per molti, prima di quel giorno, il Pakistan non era altro che una macchia sul planisfero. Per tutti, da quel giorno, il Pakistan è diventato la casa, il rifugio, il quartier generale di Bin Laden. Un covo di terroristi, praticamente. Il Pakistan però è altro. Ad esempio per i protagonisti di questa storia, il Pakistan non è nulla di tutto ciò.  È semplicemente Casa, ma siamo lontani anni luce dalla casa anonima dai muri alti e grigi Bin Laden. Anni luce.

Uniti da Facebook

Se c’è un comun denominatore che ci unisce tutti questo è Facebook. Ce lo abbiamo quasi tutti. A prescindere dal tasso di istruzione, dallo stile di vita e dal paese di origine: se un luogo è raggiunto da una connessione internet allora è probabile che la popolazione di quel luogo abbia Facebook e che ne faccia uso dando vita a delle micro comunità impossibili da decifrare dall’esterno se non hai codici o conoscenze. Questa regola vale anche per gli abitanti di Abbotadad, naturalmente, ed è così che sulla pagina Facebook della Modernage Public School & College possiamo passare parecchio tempo ad osservare e capire tante cose.

Cercatela e navigateci per qualche minuto. Noterete che è piena di video in cui genitori-registi riprendono orgogliosi i propri figli. Sembra che stiano facendo un gioco, ma guardando attentamente noterete che in realtà è in corso un’interrogazione di inglese. Gli chiedono le tabelline, oppure nominano un oggetto all’interno del panorama casalingo e chiedono ai figli di indicarlo. Esercizi semplici e basilari che sottolineano una forte attenzione verso l’educazione e in generale verso il sistema educativo del Paese dove servono sì le scuole, ma serve anche la presenza della famiglia. Forse questa voglia, questo orgoglio nel far vedere la bravura dei propri figli risiede in parte proprio in quello che avvenne lì quasi dieci anni fa. Su Facebook la Modernage Public School & College sembra voler urlare al mondo che Abbottabad non è – e non sarà mai – un covo di terroristi e che forse si stava meglio quando il Pakistan lo conoscevano soltanto in pochi. Quando era soltanto una macchia senza storia e geografia sul planisfero.

Torniamo a quell’aeroporto di Milano

È l’agosto del 2019 quando Matteo Burioni (co-fondatore dell’associazione pratese Orientiamoci in Cina) e Alessandro Ferro (sinologo e mediatore culturale) partono da Prato (via Pisa) verso Abbottabad. Hanno ricevuto un invito a partecipare a un contest tra scuole locali. Loro – nello specifico – sono chiamati a tenere una lezione e fare dei laboratori sulla cultura italiana. L’evento si tiene proprio dentro la Modernage e dopo tanto pensare Matteo e Alessandro decidono che per raccontare l’Italia a degli studenti stranieri c’è solo un concetto da cui poter partire: la creatività.
Da lì il passo è stato poi breve per arrivare a parlare di Gianni Rodari. Un nome magico capace di aprire mondi nuovi nella testa delle persone soltanto alla pronuncia del suo nome. A volte non riusciamo a capire quanto possa essere forte la forza del suo messaggio, che funziona sempre a prescindere dalle classi e dalle scuole che ci si ritrova davanti. E resiste anche alla latitudine in cui lo si racconta” – mi dicono Burioni e Ferro.

E questa storia racconta proprio questo: il successo di Rodari in Pakistan. O meglio il successo di due intraprendenti operatori culturali che decidono di portare in giro per il mondo le idee di Rodari.

Il perché di un successo oltre il tempo e lo spazio

Non basterebbe questo articolo (nemmeno è il suo obiettivo) per spiegare la forza di Rodari. Tutti però sappiamo che il suo valore aggiunto sta nel saper stimolare le menti facendo leva sui processi creativi e sull’associazione di idee fantastiche. Idee che in un mondo totalmente mediato dagli strumenti tecnologici abbiamo un po’ lasciato in disparte e che per questo possono tornare a stupirci. Anche se davanti a noi abbiamo ragazzi che parlano una lingua differente.

In Pakistan è andato tutto liscio, ma inizialmente eravamo impensieritiraccontano Matteo e Alessandro – perché i ragazzi di 16 anni che trovi nelle scuole pakistane sono più maturi dei loro coetanei italiani. Sono in grado di formulare pensieri critici, “adulti” e di fare riflessioni profonde sulla società e sul loro futuro. È stato emozionante vederli mentre si calavano dentro le storie di Rodari, mentre cercano di comprenderle e illustrarle. Come è stato appagante scoprire che tutti gli insegnanti conoscevano l’importanza pedagogica del “nostro” autore. Noi abbiamo portato come testo La grammatica della fantasia che è un po’ una specie di vangelo della creatività e dentro cui ci sono gli strumenti per fare qualsiasi cosa. Per essere cioè liberi.  



Quello di libertà è un concetto importante in Pakistan.Ma libertà è anche un concetto strano. Dove arriva la nostra libertà? Questo era il senso fondamentale di quello che volevamo dire. Forse sembreranno banalità, ma in Pakistan abbiamo scoperto che siamo tutti liberi allo stesso modo, ma sono i confini di queste libertà a essere praticati in maniera di versa. Ecco: dovessimo trovare una definizione vorremmo parlare di confini diversi, ma non di più o meno libertà. Dopo il nostro laboratorio-lezione abbiamo poi viaggiato per il Paese accompagnati da preside e dalla vicepreside della scuola. Due persone stupende, marito e moglie che portano avanti la missione di migliorare il livello culturale del Pakistan colmando dove possibile le lacune dello Stato. Per loro quella è la vera lotta al terrorismo. Una lotta che passa per l’istruzione e per il riscatto”.

Chiedo ai due quale sia il momento simbolo di quell’esperienza. Mi rispondono entrambi ricordando una pausa tra una lezione e l’altra. A un tratto si avvicinano alcuni ragazzini che – evidentemente fan de La casa di carta – chiedono loro di intonare Bella ciao e “Noi ovviamente lo facciamo.
Ed è in questa immagine assurda e potentissima che tutto trova un senso: Bella ciao, a mezzo chilometro dal rifugio di Bin Laden, in Pakistan, durante un laboratorio su Gianni Rodari con gli studenti locali. Rodari che nelle sue numerose vite è stato anche Partigiano. La chiusura di un cerchio perfetta.

Sarebbe bello tornare indietro nel tempo e raccontare questa storia a quel poliziotto in aeroporto.
Sarebbe bello.
Prima o poi accadrà.