Tra tesori e memoria. Una mostra fotografica da non perdere.

Nei primi due mesi del 1939 quarantacinque omosessuali di Catania e di alcuni paesi della sua provincia furono arrestati e mandati al confino sull’isola di San Domino, Tremiti. In tutta Italia sotto il Fascismo furono arrestati e mandati al confino centinaia di uomini la cui unica colpa era quella di essere omosessuale. Tra tutte le province italiane, Catania spiccò per la quantità di arresti: il Questore della città, tale Alfonso Molina, si mostrò molto scrupoloso e ligio nella sua “caccia” agli omosessuali.

Con queste parole Luana Rigolli inizia a parlare del sul nuovo progetto fotografico divenuto da pochissimo anche una mostra. Si chiama L’isola degli arrusi e ha debuttato all’interno del Festival Le Vie dei Tesori. Una manifestazione diffusa nel tempo e nello spazio che si sviluppa nel corso di 9 weekend e 7 città siciliane e che dà modo di visitare luoghi culturali solitamente chiusi al pubblico.

La mostra della Rigolli si svolge all’interno del Tabarè Female Sicilian Makers, un luogo aperto e frequentabile durante tutto l’anno, ma il valore di questa mostra era troppo elevato per non fare uno strappo alla regola al Festival.
Queste rappresentano un testamento sociale e la loro importanza è ben impressa nella mente degli organizzatori della manifestazione. Per capire esattamente di cosa parliamo (e perché dovreste fare visita a questa mostra) basta leggere una breve dichiarazione lasciata dalla stessa fotografa su Facebook:

Ho ripercorso la storia dei 45 arrusi fotografando a Catania i luoghi che essi frequentavano prima dell’arresto, alle Tremiti ho fotografato i luoghi di confino, e all’Archivio di Stato ho toccato con mano le cartelle biografiche di tutti loro, con le foto, lettere per chiedere la grazia e i referti medici che ne attestassero gli orientamenti sessuali. Sono contenta di iniziare a parlare di questa storia proprio da Catania, che è la città da cui sono partiti i 45 arrusi (o jarrusi, così come venivano chiamati gli omosessuali in città), città che è stata la più colpita per questo genere di persecuzione durante il fascismo. A Catania questa storia è ancora poco conosciuta, e più che altro ne è stata osteggiata spesso la memoria.

Memoria è la parola chiave. Una mostra per non dimenticare cosa è successo in Italia durante il ventennio fascista, un ricordo indelebile con cui fare i conti tutti i giorni, per crescere come popolo, per essere un Paese migliore.
Grazie Rigolli per questo prezioso lavoro.


La foto di copertina è di Luana Rigolli e fa parte della mostra. rappresenta le impronte digitali di uno degli arrusi schedati e confinati.