Rientro a scuola? Siamo Positi… siamo ottimisTi!

di Paola Turco

E dai, lo sapevamo. Eravamo preparate, noi mamme di Figli 1 e 2 e magari anche 3 e 4 (nel caso, stima per te, sorella).
Sarebbe stato un anno difficile. Lo sarà.
Ci aspetta una media di due tamponi al mese, uno per figlio, nelle ipotesi più rosee. Due quarantene a figlio, al mese, e sono positiv… OTTIMISTA, sono OTTIMISTA.
Il che significa trascorrere un mese a casa.
Pagati dall’INPS, se è il Figlio 1 o 2 (o magari 3 e 4) a essere positivo e siamo dipendenti.
Pagati da un compassionevole capo che acconsentirà allo smart working – che però, se il 15 ottobre finisce lo stato di emergenza, non sarà più così smart da richiedere – nel caso in cui il figlio positivo non sia il nostro. Non pagati affatto, nel caso siamo partite IVA.

A casa è tutto un saltare in aria a ogni starnuto. Figlio 1 e Figlio 2 sono allergici. Iniziano a starnutire a settembre per smettere a febbraio e ricominciare a marzo. Della serie “antistaminico questo conosciuto”. Nulla di nuovo se non fosse che ora a ogni “etciù” vengo presa da un raptus incontrollabile che mi porta al loro cospetto armata di lui, il mio fidato e inseparabile nuovo amico: il termoscanner.
Ormai distinguo lo starnuto 1 di Figlio 1 dallo starnuto 2 di Figlio 2 in qualunque situazione. E non importa dove io sia o cosa stia facendo: appena l’orecchio sente “etciù” scatto in avanti stile Fiona May e mentre sparo in fronte il magico infrarosso comincio con la ormai classica tiritera:
– “Figlio 1, te l’ho già detto: NON DEVI STARNUTIRE”
– “Ma mamma, mi viene…”
– “E tu non farlo venire. Ognuno deve fare la sua parte, lo dice Conte. E se lo dice Conte si fa, punto.”

Poteva essere peggio, mi dico. Alla fine, Figlio 1 e Figlio 2 starnutiscono e basta. Ci sono bambini, invece, che sono veri e propri produttori seriali di muco e catarro. Come il compagno di scuola di Figlio 2, che ha scatenato il panico quando all’uscita del secondo giorno di scuola, mentre abbracciava la sua mamma, ha condito il quadretto commovente con un sonoro COF COF. In un nano secondo attorno a loro il vuoto cosmico. C’è nesciuuuuuno?, chiedeva la particella di sodio della nota pubblicità.

Il terrore però si è impadronito di me quando controllando lo scomparto dello zaino di Figlio 1 che contiene bustina 1 con mascherina sporca, bustina 2 con mascherina di riserva e bustina 3 con gel disinfettante mi sono trovata davanti un particolare sconcertante: il pacco di fazzoletti di carta semivuoto. Sollevo il pacchetto sconcertata.
– “Figlio 1”
– “Eh”
– “Che fine hanno fatto i fazzoletti?!?!” chiedo con malcelata ansia.
– “Li ho usati”, risponde candido.
Sollevo lo sguardo sgomenta verso di lui che in quattro anni di scuola primaria mi ha riportato a casa stecche intonse di fazzoletti di carta con buona pace della maestra che si lamentava del fatto che Figlio 1 sostenesse che io, madre degenere, non fornissi lui, allergico, di fazzolettini per il naso.
– “Usati????”
Fa spallucce.
– “Come, usati????”
– “E mamma, sta mascherina che ci danno a scuola fa sudare e mi cola il naso”
– “Naso??????”. Sì, sto parlando stile ET telefono casa.
– “E che faccio, lo asciugo con la mascherina?”
Tuttapposto. Tutto sotto controllo. E ogni giorno passato, è un giorno di scuola guadagnato e di salute mentale perduta.

To be continued…

Foto: Licenza Creative Commons (https://healthunits.com/news/children-may-be-silent-carriers-of-covid-19/)