Cosa dovete sapere prima di dire: Scriverò un libro. Parte I – Essere pubblicati

Siamo davvero un popolo di santi, navigatori, commissari tecnici e… scrittori.
Per ogni italiano che pretende di sapere come deve essere schierata in campo la nazionale di calcio, ne esiste un altro che custodisce gelosamente un romanzo nel cassetto. Chi nega questa inconfutabile realtà è consapevole di mentire e soltanto per un eccesso di riservatezza, o di carenza di giuste occasioni, non ha ancora avuto modo di parlare al mondo del suo libro.
Lo scopo di questa guida è quello di riuscire a tradurre in un’azione concreta la voglia di un autore esordiente di far conoscere la propria opera. Per poterlo fare dobbiamo partire da tre possibili scenari di pubblicazione. 

SCENARIO UNO. L’EDITORE AFFERMATO
A meno che non siate dei personaggi ultra famosi (e se state leggendo questo articolo non lo siete) difficilmente qualcuno verrà a bussare alla vostra porta per chiedervi di scrivere il vostro primo libro. Dovrete rimboccarvi le maniche e scommettere sulle vostre potenzialità e ancor prima di trovare un editore sarà necessario avere in mano un prodotto finito. Scritto, corretto e possibilmente fatto leggere a qualche occhio critico (no parenti, fidanzati e amanti). Ora armatevi di tanta pazienza e iniziate a setacciare il web, le fiere del libro e le sedi delle case editrici per lasciare il vostro manoscritto. Fate attenzione a lasciare sempre un vostro curriculum e una sinossi dell’opera; saranno elementi fondamentali per la valutazione dell’elaborato. Chi siete e cosa fate nella vita (altro suggerimento: se avete trent’anni e state facendo girare il vostro primo libro non mettete “scrittore” nel vostro CV).

SCENARIO DUE. SCEGLI DI PUBBLICARE DA SOLO LA TUA OPERA
Sono sempre di più i siti di self publishing che offrono a prezzi più che competitivi servizi di impaginazione, revisione bozze, ricerca della copertina e stampa. Molti di questi possono richiedere e applicare un codice isbn per voi, rendendo così il prodotto finale un libro a tutti gli effetti, pronto per essere distribuito e venduto.
In questo scenario il cliente/scrittore segue tutti i passi della pubblicazione: sceglie la carta, il lettering, la copertina, fino a dare il visto si stampi.
È una scelta coraggiosa, ma tra quelle che possono darvi maggiore soddisfazione perché avrete la sensazione di aver prodotto qualcosa da soli, dall’inizio alla fine. Un libro pubblicato attraverso il self publishing è, per uno scrittore, l’equivalente di una demo per una rock band che vuole emergere. La scelta ideale per chi crede nei propri mezzi e vuol farsi conoscere senza doversi affidare all’intermediazione di soggetti terzi.

SCENARIO TRE. PAGHI PER VEDERLA PUBBLICATA
L’editoria a pagamento è chiaramente una scorciatoia. Nessuna garanzia sui risultati che otterrà il libro, ma totale appagamento per l’Io dell’autore. Se il vostro sogno è semplicemente quello di dire al mondo che avete pubblicato un libro allora questo è assolutamente il canale che fa per voi.
È necessario chiarire da subito che pubblicare a pagamento non rappresenta un illecito da parte dell’editore se tutti i dettagli sulla pubblicazione e sul contributo richiesto all’autore sono scritti in maniera esplicita sul contratto di pubblicazione.

GLI SVILUPPI

Scenario uno.
L’editore a cui avete lasciato il manoscritto dopo qualche mese vi ricontatta per dirvi che il libro gli è piaciuto. A questo punto vi invierà in visione una copia del contratto che aspetta soltanto la vostra firma. Il libro verrà poi editato, impaginato e finalmente andrà in stampa. A questo punto non vi resterà altro che attendere il verdetto: come si comporterà il vostro libro sul mercato?

Scenario due
Il libro è pronto e non resta che iniziare a farlo girare. Potrebbe essere materiale (avete voi a casa tutte le copie) o immateriale (ne verrà stampata una copia ogni volta che qualcuno lo prenoterà su uno store online (vedi Amazon).
Se avete a disposizione molte copie potrebbe essere utile regalarlo a qualche esperto del settore, magari un giornalista; meglio puntare su qualche nome poco noto, ma che sicuramente vi recensirà. Un libro autoprodotto, se dotato di codice isbn, può essere venduto, quindi perché non appoggiarsi a qualche locale o associazione culturale di vostra conoscenza per organizzare un evento? Il passaparola, ha generato più casi letterari di quanto possiate immaginare: quando parliamo di self publishing il mantra deve essere creare movimento e opinioni. Attraverso tutti i canali possibili.

Scenario tre.
Firmato il contratto il libro andrà in stampa e con ogni probabilità vi sarà subito chiesto di acquistare un certo numero di copie che a vostra volta potrete rivendere. Ricordatevi sempre che l’editoria a pagamento, per quanto non sia considerata nobile come gli altri due casi presi in esame, ha dato la possibilità di emergere a tanti scrittori oggi affermati. Si pensi soltanto a Federico Moccia e al suo primo, ultra rifiutato, romanzo. Un certo «Tre metri sopra il cielo».

I RISCHI

Scenario uno.
Nessun rischio reale se non la possibilità di imbattersi in qualche cocente delusione. Pubblicare il primo libro per poi scoprire che dopo tanta fatica i guadagni saranno pochissimi se non nulli, ci saranno poche persone alle presentazioni (ma quello succede anche a scrittori più noti di voi) e ogni volta che sentirete parlare di copie tornate indietro avrete un colpo lancinante al cuore. Tutto però serve per creare esperienza e se qualcuno vi ha scelto una volta, sicuramente ci sarà lì fuori un altro editore pronto a leggere la vostra seconda opera. Mai perdersi d’animo e insistere.

Scenario due.
Se le cose non dovessero andar bene con la vostra “demo” certamente ci sarà un po’ di amarezza, ma potrete ritenervi orgogliosi di aver seguito il vostro libro dalla creazione artistica alla realizzazione tecnica. Conoscete meglio di qualsiasi altro autore tutta la filiera editoriale e se non avrete fortuna come autore, forse il vostro futuro è dall’altra parte della scrivania. Forse il vostro lavoro è l’editore.

Scenario tre.
Anche se pubblicare a pagamento non è un illecito è pur sempre doveroso constatare come un editore che svolge questa pratica non stia svolgendo pienamente le sue funzioni. Di fatto si tratta di un imprenditore che non si accolla totalmente il rischio di impresa, ma decide di dividerlo con l’autore. Niente di male, lo ripetiamo, finché resta tutto esplicitamente dichiarato sul contratto. Ma allora dovreste domandarvi: perché un imprenditore che non crede in voi dovrebbe investire dei soldi (tanti) per distribuire il vostro lavoro nelle librerie? Il rischio è che ciò non avvenga, che le uniche copie che usciranno dalla casa editrice saranno quelle acquistate da voi. Prima di appagare il vostro sogno forse varrebbe la pena fare un tentativo percorrendo le prime due strade e provando ad investire prima di tutto in voi stessi. E poi soltanto dopo che vi saranno state sbattute in faccia centinaia di porte, se ancora crederete nel vostro lavoro, rivolgetevi pure ad un editore che pubblica libri a pagamento. In ogni caso la vostra costanza sarà premiata con una pubblicazione.