10 cose che quest’anno non succederanno durante la serata dello Strega.

La serata finale del Premio Strega significa tantissime cose, poche di queste però hanno a che fare con la letteratura. La serata finale dello Strega ha un grande fascino su di me (e dovrebbe avere una maggiore attenzione nella cultura pop del Paese) e devo dire che me ne sono perse davvero poche da quando faccio questo mestiere. Domani, per ovvi motivi, come tante altre persone non la vedrò dal vivo. Ecco una serie di cose che mi mancheranno da morire.

Le partite a calcetto al campo vicino al Ninfeo di Villa Giulia. Non nascondo che spesso ho parcheggiato lì davanti e ho tardato a scendere dalla macchina per guardare un pezzo di partitella e godermi ancora un po’ di aria condizionata. Ricordo che mi domandavo che genere di persone giocasse a calcetto a Roma Nord e le guardavo cercando di capire professioni, estrazione sociale, ultimo 730.
Sicuramente qualità più scarsa di un campetto di Ostia o sulla Tuscolana. Sinceramente in questo preciso momento storico non ho ancora capito se si può tornare a giocare a calcetto, ma tanto non si può di certo andare alla finale dello Strega. Quindi…

I taxi che si fermano davanti all’ingresso principale e dai quali scende gente totalmente sconosciuta, vestita o molto bene o in maniera molto appariscente che si guarda intorno per controllare se qualcuno la sta osservando.
E sì, di solito c’è sempre qualcuno a osservarla.
Altri sconosciuti che si domandano: “Oh ma chi è? Sarà mica famoso? Ma avrà fatto qualche fiction?”

La sensazione di essere in un saggio alla Tom Wolfe (Radical Chic ndr) che poi crolla davanti alla più concreta certezza di essere invece nel bel mezzo di un articolo di Dagospia.

Gli sguardi scambiati tra persone del tipo… Ma te chi sei? Saresti qui per quale motivo? Sottinteso c’è sempre uno stronzo da qualche parte della frase. Di solito si capisce dall’intonazione

– Gente che sa di conoscersi, ma non si riconosce e allora è un’esplosione di: Ciao Caro! / Ohi mitico pure te qui? / Ma sei bellissima!
Tutto urlato.
Fortissimo.
Così: CIAO CARO!!!
Perché se lo dici con un tono di voce normale, capiscono la menzogna. La voce pacata ti lascia il tempo di riflettere. L’urlo ti distrae e stordisce.

– La gente che – nonostante io abbia cambiato lavoro da quattro anni e mezzo – continua a chiedermi cose sul mio ex lavoro e sui miei ex colleghi. Io, educatamente, rispondo sempre. 

I cocktail al sapore di Strega. Tipo il Gin Tonic, senza Gin ma con lo Strega, lo Spritz senza Aperol ma con lo Strega, il Mojito senza rum ma con lo Strega. Ma lo possiamo dire che lo Strega (liquore) è buono solo per farci i dolci senza macchiarci di lesa maestà?

Il buffet, la gente accalcata al buffet, la gente che litiga al buffet. Avete presente le polemiche sui festeggiamenti a Napoli dopo la vittoria con la Juve in Coppa Italia? Di più, ma con del finger food al posto delle bandiere.

Gli uomini con i completi di lino bianco. Del tipo: Ohi Mitico! Capalbio sta un po’ più a nord. Dai, se non siete Jep Gambardella evitate.

– La certezza incrollabile che qualcuno prima di andarsene – giacca su una spalla e maniche della camicia arrotolate – dirà: Oh l’anno prossimo vince un piccolo editore. Sicuro.