Due di picche – Romanzo semiserio x non essere + single, di Paquito Catanzaro

Non è abbastanza conquistare: si deve imparare a sedurre. Diceva Voltaire.
Ma cosa accade quando si è assolutamente alieni all’arte della seduzione?
Al giorno d’oggi, anche complice una società che è vorticosamente cambiata negli ultimi vent’anni, sotto l’inesorabile avanzata di internet e dei social network, sempre più persone si trovano a fare i conti con delle difficoltà, quando si trovano di fronte all’altro sesso.

Due di picche – Romanzo semiserio x non essere + single, di Paquito Catanzaro, edito da Homo Scrivens, narra proprio le avventure di tre ragazzi, Dante, Mirko e Romualdo, desiderosi di conquistare una donna, imparando l’arte della seduzione, e superando i blocchi interiori che non gli permettono di raggiungere quanto desiderato. In loro aiuto arriva Massimo Valsecchi, affascinante attore, divenuto celebre nel mondo dei fotoromanzi, che grazie alle capacità acquisite in anni e anni di corteggiamenti, proverà ad aiutare i tre giovani ad uscire dalla loro empasse sentimentale. Non senza qualche difficoltà, e non senza un prezzo da pagare da parte dei ragazzi.

Due di picche è un romanzo che parte da lontano, così come ci racconta il suo autore, Paquito Catanzaro.
Nasce da un progetto fumettistico concepito nel 2016. Vi era questo personaggio – Virginio Illibati (nome e cognome chiaramente caricaturali) – che aveva un sogno: perdere la verginità. Completamente incapace di relazionarsi con qualsiasi donna si affidava a Massimo Valsecchi, ex attore di fotoromanzi riciclatosi come maestro di seduzione. Anni dopo ho ripreso i personaggi, alcune situazioni narrative e, aggiungendo un bel po’ di novità, ho elaborato una storia trasformatasi nel mio quarto libro.

Un fumetto, che dopo aver raggiunto la sua maturità artistica, diventa l’idea di un libro: un testo ricercato, curato in tutte le sue sfaccettature, arrivato alla versione definitiva dopo un percorso nel quale l’autore ha dovuto rimettere mano a quanto scritto in prima stesura, per giungere al prodotto finale, che conduce piacevolmente il lettore lungo tutto lo svolgersi della vicenda.
A maggio 2019 ho proposto il manoscritto all’editore e – lo ammetto – ho peccato di presunzione. Ero convinto di aver realizzato un capolavoro. Ad agosto sono tornato coi piedi per terra quando Aldo Putignano (direttore di Homo Scrivens) mi ha detto senza remore «Così com’è il libro non va in stampa. Devi lavorarci su parecchio». In quarantotto ore – forte dei suoi suggerimenti – ho smontato la storia capitolo dopo capitolo accorgendomi dei numerosi punti deboli e di un finale piuttosto scontato.
Nei successivi venti giorni ho riscritto praticamente l’intera storia aggiungendo personaggi, stravolgendo situazioni e tirando fuori, così, un libro che sento autenticamente mio.

Un sensazione di completezza letteraria che avvolge il lettore sin dalle prime righe, catapultandolo all’interno di una storia quanto mai moderna: tre ragazzi che, nonostante le loro brillanti menti, non riescono a mietere conquiste nell’altro sesso. E lo stile narrativo utilizzato da Catanzaro, sembra quasi dipingere, sul bianco della pagina, scene nette e ben strutturate, come di una commedia teatrale, o come le immagini impresse sulla pellicola di un film. Merito dell’attività che l’autore svolge parallelamente a quella di scrittore.
La mia formazione è innanzitutto teatrale. Da vent’anni – sia come professionista che a livello amatoriale – ho la fortuna di calcare le scene come attore e regista. Va da sé che l’approccio a qualsiasi personaggio avviene in modo stanislavlskijano. Tanto i protagonisti quanto i comprimari hanno una loro profondità fatta di esperienze che ho vissuto in prima persona o mi sono state raccontate. Il cinema, poi, è parte integrante della mia vita e, di conseguenza, della mia narrativa. Fin dai primi racconti ho sempre inserito una o più citazioni cinematografiche, più o meno famose, perché fanno parte del mio bagaglio culturale da nerd.
Provo a dare alle storie un taglio cinematografico, lavorando molto sull’azione e sfruttando tantissimo i dialoghi. In fondo, da sempre cinema e letteratura viaggiano sul medesimo binario. A me non resta che spostarmi da una carrozza all’altra.

«Dal modo in cui assaporerete una bevanda» disse Valsecchi a voce bassa «le donne si faranno un’idea del tipo di uomini che siete. Bevendo una Coca-Cola» puntualizzò con disprezzo «in un paio di sorsi, paleserete il vostro egoismo. Siete maschi che si preoccupano solo del proprio piacere. Magari penseranno pure che soffrite di eiaculazione precoce» urlò picchiando l’indice sul tavolo. Qualcuno si voltò in quella direzione, provocando nei giovani un senso di imbarazzo. «Se invece» cambiò tono l’attore, diventando suadente «assaporerete un pregiato liquore con la giusta lentezza, le donne vedranno uomini e cominceranno a partorire una serie di fantasie che le faranno eccitare e faranno aumentare il desiderio di voi e delle vostre prestazioni, lunghe e appaganti quanto Italia-Germania del 17 giugno 1970».
«Perché proprio quella partita?» chiese Dante, continuando a riempire il taccuino.
«Centoventi minuti di emozione allo stato puro» scandì, sognante, Valsecchi.

Ma Due di picche non è solo una vicenda adatta ad uno spettacolo teatrale o ad un film: nel libro, infatti, si possono trovare forti connotazioni sociologiche, che fotografano l’attuale situazione che i giovani di oggi si trovano spesso a vivere. Massimo Valsecchi e i tre ragazzi sono le espressioni di due generazioni quasi agli antipodi, dove la prima rischia di scomparire, facendo largo alla seconda. Un processo che porterebbe alla perdita di quelle caratteristiche che hanno formato, a partire dal secondo dopoguerra, l’idea dell’uomo capace di sedurre perché a conoscenza dei gusti e delle proiezioni della donna, lasciando spazio alle sempre più continue difficoltà nell’instaurare rapporti interpersonali, che stanno segnando la società nella quale stiamo vivendo.
Spero che si preferisca sempre un abbraccio silenzioso a caterve di messaggi vocali infarciti di parole dolci. E mi auguro ci si accetti per quel che siamo appena svegli, fregandocene della perfezione ottenuta coi filtri e le pose da calendario.
Quel che mi spaventa, piuttosto, è il progressivo distacco dalle vecchie generazioni. Resto del parere che le università migliori siano ai piedi delle persone coi capelli bianchi. Molti nonni, zii o semplici sconosciuti – che incontriamo al bar o alle poste – possono insegnarci molto di più di un influencer che (col dovuto rispetto!) prova e riprova i suoi contenuti prima di postarli in rete, restituendo un’immagine così elaborata da stimolare solo la nostra invidia.
Riscopriamo il piacere delle imperfezioni. Sono il sale della vita.

Due di picche – Romanzo semiserio x non essere + single, di Paquito Catanzaro è una lettura assolutamente da consigliare, da affrontare con la voglia di lasciarsi stupire da una trama mai banale, e da uno stile che sa conquistare, riuscendo a sedurre, in questo caso senza alcun tipo di tentennamento, il lettore fin dalle prime battute.