LiberaLibri: “L’ombra del 2000” di Fruttero e Lucentini

Immaginiamo per un attimo di essere nel 1965: siamo nel pieno della Guerra del Vietnam e dei lavori del Concilio Vaticano II. A gennaio nasce l’OLP, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, mentre in maggio la Germania dell’Ovest e Israele iniziano le loro relazioni diplomatiche. Negli Stati Uniti viene assassinato Malcom X, e Martin Luther King, che da poche settimane ha ricevuto il Nobel per la Pace, è nel pieno della sua attività pubblica, mentre Fidel Castro concede a tutti i cubani la possibilità di emigrare proprio verso gli States. A Londra muore Winston Churchill e a Parigi Charles De Gaulle viene eletto Presidente della Repubblica francese. In questi mesi si formano i Pink Floyd, The Doors e gli Scorpions, mentre i Beatles ricevono dalla regina Elisabetta II il Member of the British Empire.

In Italia c’è il secondo governo guidato da Aldo Moro, nelle sale cinematografiche esce Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, e l’Inter di Corso, Mazzola e Suarez, vince a San Siro la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva, battendo in finale il Benfica grazie ad un gol di Jair.

Siamo due decenni esatti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e trentacinque anni prima della fine del secolo: il nostro, è un Paese lanciato verso il boom economico e verso quel fatidico anno 2000, che si avvicina, carico di fascino e di aspettative.

Sì, perché come ci si immaginava, nel 1965, che sarebbe stato l’inizio del nuovo millennio?

Carlo Fruttero e Franco Lucentini, uno dei sodalizi letterari più fruttuosi del ‘900, già curatori da quattro anni, per Mondadori, della collana Urania, pubblicano proprio nel maggio del 1965, L’ombra del 2000, secondo volume della serie Omnibus Fantascienza, uscito a due anni di distanza da Universo a sette incognite, curato sempre da F&L.

Il 2000 ha rappresentato per molti anni, se non addirittura per qualche secolo, un appuntamento importante, dove si credeva che i fenomeni culturali e sociali sarebbero mutati con il cambiare del millennio. Questa, per certi versi, può considerarsi un’analogia con quanto accaduto prima dell’anno 1000, quando quella data segnò un primo importante spartiacque tra l’età antica e quella moderna.

Con l’approssimarsi della fine del secolo, quindi, molti scrittori hanno proiettato le proprie aspettative su quello che sarebbe stato di lì a pochi anni: la fantascienza, in questo caso, come letteratura d’anticipazione che per professione si occupa del futuro, ha fornito numerosi tentativi d’immaginazione della vita negli anni 2000. E quale occasione più interessante per noi, che questi anni li abbiamo vissuti e li stiamo vivendo, per volgere lo sguardo all’indietro e cercare di capire quanto certe proiezioni si siano rivelate, col tempo, corrette o meno?

Il cinquantacinquesimo anniversario dalla prima pubblicazione de L’ombra del 2000 è sicuramente il giusto pretesto per andare a ripercorrere tutto ciò: l’antologia, che si costituisce di tredici tra racconti, racconti lunghi e romanzi, vede al suo interno nomi di assoluto riferimento del genere, come quelli di Robert Sheckley, Philip K. Dick e Isaac Asimov.

Ed è proprio Asimov ad aprire la raccolta con il racconto lungo Il correttore di bozze, dove, in un futuro ipotetico, approssimativamente nel 2034, va in scena una causa giudiziaria, che ha un robot al centro della vicenda: attraverso una disputa tra un professore universitario e il robot Easy, programmato per individuare e correggere qualsiasi errore grammaticale all’interno di un testo, emerge l’idea di un futuro nel quale i computer sarebbero destinati a svolgere sempre più funzioni, limitando così non solo l’operatività dell’uomo, ma anche la sua fantasia e la sua ispirazione artistica.

Nel racconto di Robert Sheckley Un biglietto per Tranai, seconda opera dell’antologia, il protagonista, fortemente radicato nei suoi ideali, decide di abbandonare il pianeta Terra, ormai sempre più sprofondato nella corruzione, per trasferirsi su un paradiso chiamato Tranai, dove gli era stato assicurato non esistessero illegalità, corruzione e crimini. Ma la realtà che attende il protagonista è tutt’altra: arrivato sul pianeta si rende conto di come si trattasse di un’illusione. Scopre, infatti, che non esistono crimini perché ciò che sulla Terra è considerato reato, lì è ritenuto lecito. Inizia così una permanenza nella quale scoprirà, sulla propria pelle, cosa significhi vivere in un luogo falsamente utopico.

La raccolta prosegue tra racconti che narrano catastrofi naturali, come Un secchio d’aria di Fritz Leiber, romanzi che descrivono l’acuirsi della cattiveria umana grazie all’utilizzo di macchinari capaci di controllare qualsiasi altro uomo in ogni parte del mondo, come ne Gli indemoniati di Frederik Pohl, o robot insensibili che assumono il comando della Terra, a seguito di una guerra mondiale apocalittica, monopolizzando le risorse del pianeta, come in Autofac di Philip K. Dick.

Una varietà di proiezioni di quel che sarebbe potuto essere, frutto delle menti dei più grandi scrittori di fantascienza dell’epoca, che fornisce una vasta ricchezza di scenari possibili e plausibili, con un importante esercizio di immaginazione per cercare di precorrere i tempi.

Per rendere ancor meglio l’idea di anticipazione legata a queste opere, c’è da dire, infatti, come ben undici su tredici siano state scritte prima del 1960, ognuna tratteggiando una diversa possibilità di come sarebbe potuto essere il futuro da lì a qualche decennio.

A noi, che abbiamo vissuto il fatidico passaggio di millennio, e che ancora conserviamo qualche stropicciato ricordo riguardo i timori del famoso Millenium Bug, non resta che recuperare una vecchia copia de L’ombra del 2000, per leggere una raccolta fantascientifica di pregevole fattura, e confrontare quanto le aspettative e le premonizioni in esso contenute siano ora presenti e vive nella nostra realtà.