Liberi Inizi: “Le ragazze non devono parlare”, di Mary Higgins Clark

A poco più di tre mesi dalla sua scomparsa, arriva in libreria Le ragazze non devono parlare, l’ultimo romanzo di Mary Higgins Clark, morta all’inizio dello scorso mese di febbraio.
Una carriera, la sua, costellata di grandissimi successi editoriali, a partire da Dove sono i bambini? che, a quarantacinque anni di distanza, è ancora un titolo cult del genere.

In quest’ultimo lavoro, Mary Higgins Clark costruisce una storia thriller incalzante e avvincente, quanto mai attuale nell’era del MeToo, il movimento femminista che si batte contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne.

Quando la giornalista d’inchiesta Gina Kane riceve una misteriosa email in cui viene accusata REL News, rete televisiva tra le più quotate d’America, capisce subito di dover indagare su questa storia. A spedirgliela è una giovane ex dipendente, Cathy Ryan, che sostiene di aver subito abusi sessuali da uno dei suoi superiori e pare non essere stata l’unica. Gina non riuscirà mai a incontrare Cathy, che, poche settimane dopo, rimane vittima di un tragico incidente. Il suo istinto infallibile, però, le dice che questa vicenda è solo la punta di un gigantesco iceberg. Per la celebre emittente televisiva è un momento delicatissimo: l’azienda ha avviato le procedure per la quotazione in borsa e non può permettersi alcuno scandalo. Così i vertici di REL affidano al loro avvocato, Michael Carter, il compito di risolvere la questione, offrendo alle vittime un risarcimento in denaro in cambio del silenzio. Man mano che emergono nuove accuse, i tentativi di impedire che la storia venga a galla devono fare i conti con la determinazione di Gina a scoprire la verità: la morte di Cathy è stata davvero un incidente? Quante altre donne sono coinvolte? Chi sono i responsabili? Quando un’altra ex dipendente viene trovata senza vita, la giornalista si rende conto che qualcuno sta facendo di tutto per proteggere la reputazione di un predatore sessuale. Contro la macchina da guerra architettata dall’azienda, c’è solo un’arma con cui difendersi: la verità.

Per la puntata di questa settimana di Liberi Inizi, ecco l’incipit de Le ragazze non devono parlare, di Mary Higgins Clark, edito da Sperling e Kupfer.

Seduta accanto al finestrino, Gina Kane si stiracchiò. La sua ultima preghiera era stata esaudita: le porte dell’aereo si stavano chiudendo, gli assistenti di volo si preparavano al decollo, ma il sedile centrale della sua fila era vuoto, e sarebbe rimasto così per le sedici ore di volo diretto, da Hong Kong all’aeroporto JFK di New York.
Il secondo colpo di fortuna era il passeggero seduto dall’altro lato del posto vuoto. Immediatamente dopo essersi allacciato la cintura aveva preso due pasticche di sedativo. Aveva già gli occhi chiusi perciò avrebbe dormito per le otto ore seguenti. Perfetto. A Gina serviva tempo per pensare, non aveva alcuna voglia di chiacchierare del più e del meno.
Era un viaggio che i suoi genitori avevano pianificato da oltre un anno, ed erano così emozionati quando l’avevano chiamata per dirle che avevano versato l’anticipo e si erano «impegnati a partire». Ricordava che la madre aveva detto, come accadeva spesso: «Vogliamo farlo prima di diventare troppo vecchi».
L’idea che potessero diventare vecchi sembrava così strana. Erano entrambi grandi amanti dell’aria aperta, sempre impegnati a fare escursioni, a camminare, ad andare in bicicletta. Ma durante l’annuale check-up della madre il medico aveva notato un’«anormalità», che si era successivamente rivelata un cancro inoperabile. Era stato sconvolgente. Era il ritratto della salute e in quattro mesi se n’era andata.
Era stato dopo il funerale che il padre aveva tirato fuori la storia del viaggio. «Lo annullerò. Vedrei le altre coppie del circolo di escursionisti, sarebbe troppo deprimente farlo da solo.» Gina aveva preso subito la sua decisione. «Papà, tu ci andrai e non sarai da solo. Verrò io con te.» Avevano passato dieci giorni a camminare per piccoli villaggi tra le montagne del Nepal. Lui era volato con lei fino a Hong Kong e poi al ritorno aveva preso un volo diretto per Miami.
Era stato così facile capire la cosa giusta da fare. Il padre si era goduto tantissimo il viaggio. E anche lei. Mai una volta aveva rimpianto la scelta fatta.
Ma dov’era tutta quella determinazione e fermezza quando si trattava di Ted? Era proprio un bravo ragazzo, avevano entrambi trentadue anni, e lui era assolutamente certo che Gina fosse la donna con cui voleva passare la vita. Benché dispiaciuto di separarsi da lei, seppure per poco, l’aveva incoraggiata ad accompagnare il padre. «La famiglia deve sempre venire al primo posto.» Era una frase che le aveva ripetuto molte volte quando prendevano parte ai raduni con la sua sconcertante schiera di parenti.
In quei giorni di vacanza aveva avuto modo di riflettere a lungo, ma non aveva fatto un solo passo avanti nel decidere che cosa dire a Ted. Aveva il diritto di sapere dove stavano andando. Quante volte posso dirgli: «Mi serve ancora un po’ di tempo»?
Come al solito le sue riflessioni terminarono in un nulla di fatto. Impaziente di distrarsi in qualche modo, accese l’iPad e inserì la password per l’email.
Lo schermo si riempì immediatamente di «nuovi» messaggi, novantaquattro in totale. Gina visualizzò le email raggruppate per mittente. Nessuna risposta da CRyan. Sorpresa e delusa, premette il tasto NUOVO MESSAGGIO, inserì l’indirizzo di CRyan, e iniziò a scrivere:

Salve C, spero lei abbia ricevuto l’email che le ho mandato dieci giorni fa. Sono molto curiosa di sapere qualcosa di più sulla sua «terribile esperienza».
Per favore, si faccia sentire appena possibile.
Saluti, Gina.

Prima di premere il tasto INVIO aggiunse il proprio numero di telefono dopo la firma.
L’unica altra email che aprì fu quella di Ted. Era sicura che volesse dirle di aver organizzato una cena insieme. E per parlare. Fu con un misto di sollievo e di delusione che lesse il suo messaggio.

Ciao Gina,
ho contato i giorni che mancavano per rivederti, ma purtroppo dovrò continuare a contarli: parto stasera per un progetto speciale al quale la banca mi ha assegnato. Resterò a Los Angeles per una settimana almeno. Non so dirti quanto mi dispiace.
Prometto di farmi perdonare appena torno. Ti chiamo domani.
Con tutto il mio amore,
Ted

Una voce dagli altoparlanti annunciò che avevano avuto l’autorizzazione al decollo e chiese di spegnere tutti i dispositivi elettronici. Gina richiuse l’iPad, sbadigliò, e sistemò il cuscino tra la testa e il lato della cabina.
Mentre si addormentava, aveva ancora in mente l’email di dieci giorni prima, quella che avrebbe messo in pericolo la sua vita.