Le madri perfettamente imperfette: i bambini sanno riconoscere il vero amore

Quando si sceglie di diventare madri non si ha idea di come quest’avventura ci cambierà profondamente.

Pur spingendoci in là con la fantasia si finisce per restare sbalordite della rivoluzione interiore in cui ci si imbatte.

Tutte le madri, da quelle naturali a quelle arcobaleno, da quelle che hanno chiesto aiuto alla scienza a quelle adottive, sono un universo di forza, coraggio ed amore, ma anche paure e fragilità scaturite dalla consapevolezza della delicatezza del proprio compito.

Non esiste “SOLO” la maternità fatta di allattamento, fasi di crescita, notti insonni e giornate trascorse cuore a cuore con nostro figlio…esiste un mondo emotivo altrettanto bello, talvolta faticoso, in cui veniamo assalite da miliardi di domande e di dubbi relativi al nostro modo di essere madri, alla qualità del nostro “lavoro”.

Nessuna madre è esente, nessuna madre è infallibile.

Domandarsi come e in che modo possiamo essere d’aiuto per i nostri figli rivedendo i nostri atteggiamenti e ponendo uno sguardo critico all’operato svolto, ci serve per analizzare le scelte effettuate ed osservare meglio il benessere raggiunto dal nostro piccolo. Ci è indispensabile per sentirci delle madri attente.

A volte però a queste domande si aggiunge una violentissima pressione ad attanagliare l’equilibrio di una madre. Ed è in questi momenti che il “desiderio” di migliorare la relazione con il proprio figlio diviene un “bisogno” di perfezione.

Vorrei che ci soffermassimo su questa irrefrenabile ricerca di perfezione.

Da dove nasce?

 

Come spiegato è certamente determinata da una ricerca continua di svolgere al meglio un ruolo così centrale nella vita del bimbo.

Ma siamo certe che non ci sia altro?

Viviamo in una società produttiva che mette all’apice di ogni cosa il concetto di produzione materiale. Ciascuno di noi per essere all’altezza deve produrre qualcosa di materialmente tangibile (soldi, beni, apparenza, ecc.). Questi obiettivi, uguali ed indispensabili per tutti, non fanno altro che soffocare le vere esigenze dell’individuo, che si snatura, per divenire il frutto di contaminazioni culturali collettive imposte.

Il nostro ruolo, il ruolo della mamma, oggi si misura con la “perfezione” dei figli, laddove invece sarebbe meraviglioso si riequilibrasse tra l’armonia costruita per la sua famiglia e la felicità raggiunta da ogni suo componente.

Il figlio non è un bene materiale che la società può strumentalizzare come metro di giudizio rispetto all’operato svolto da un genitore. Una madre non è un operaio che sviluppa un prodotto finale che deve seguire standard adeguati ed omologati.

Il vero atto di coraggio delle madri è non badare alle apparenze imposte dalla società ma produrre valori e sentimenti. Questi sono beni assai più preziosi di quelli elencati, indubbiamente più difficili da quantificare ma fondamentali per restituire la libertà e l’unicità all’esistenza di un piccolo individuo la cui vita non appartiene al mondo, non appartiene alla società e permettetemi di dire…non appartiene neppure a sua madre.

La vita di un figlio appartiene “solo” a lui.

Questo periodo più di ogni altro ha alimentato insicurezze e paure nell’animo di ogni mamma.

L’isolamento ed il cambiamento a cui noi e i nostri bambini siamo stati costretti a vivere, le spiegazioni difficili da restituirgli e la fatica di stare al loro passo nella quotidianità e nella gestione del lavoro, la paura del contatto e del mondo che lasceremo loro, sono i “mostri” che ci vengono a trovare tutti i giorni.

Per affrontarli, abbiamo bisogno di sentirci “giuste” ed “adeguate” nelle scelte e nelle energie che investiamo per i nostri figli.

Ho riflettuto tanto su un libro che più di altri mi è rimasto nel cuore e che spero possa essere un compagno di viaggio per altre mamme, in questi giorni di resilienza.

Le madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea, editore Fetrinelli, ci racconta la capacità istintiva, innata in tutte le figure materne, di saper accompagnare al meglio la crescita dei propri figli. Tale attitudine è unica in ognuna di noi, ed è proprio questa peculiarità che l’autore desidera restituirci, donandoci quella forza interiore di cui abbiamo bisogno in questi tempi.

Il titolo è una bellissima provocazione: non è possibile essere perfette ma possiamo accettare le imperfezioni come momenti di riflessione per crescere e migliorare.

Vorrei che fosse proprio un pensiero di Giovanni Bollea a raggiungere ogni madre come una carezza sul cuore:

Occorre risollevare le madri, dare loro una speranza e parlare del positivo che le attende, non partire dal presupposto dell’adesso cosa sarà di noi

Care mamme, care guerriere…non affannatevi a cercare la perfezione guardandovi allo specchio. Il segreto per sentirvi speciali ed uniche è nascosto nello sguardo del vostro bambino che ogni giorno vi osserva con gli occhi di chi, più di ogni altro, sa riconoscere il vero amore.

 

Una mamma “imperfetta”
DEBORA CIRONE