Letture sportive: “Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna” di Giorgio Terruzzi

Oggi, 1 maggio 2020, è il ventiseiesimo anniversario dalla morte di Ayrton Senna.

Due anni dopo quel terribile incidente, Lucio Dalla disse:

Dov’eri quando è morto Ayrton Senna? Prova a fare questa domanda a chiunque. Ciascuno ti risponderà descrivendoti un luogo, un momento preciso.

E voi dov’eravate?

A distanza di più di due decenni e mezzo, i ricordi e il dolore di quel drammatico evento, vivono ancora in tutti noi.

Che poi, per meglio dire, di quel drammatico fine settimana, che aveva visto Barrichello salvarsi per miracolo durante le prove del venerdì, e il giorno dopo, durante le qualifiche, aveva assistito alla morte di Ratzenberger.

Quello che accadde in quel week-end, è ripercorso magistralmente nelle pagine di Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna, di Giorgio Terruzzi, per 66thand2nd.

La Suite 200 è quella dell’Hotel Castello, dove Senna trascorse la sua ultima notte prima di morire: l’atmosfera non era certo delle migliori, perché c’erano vecchi e nuovi problemi a minare la tranquillità del pilota brasiliano.

La stagione 1994, infatti, non era partita certo nel migliore dei modi: zero punti raccolti tra il Gran Premio del Brasile e quello del Pacifico, con un inizio di avventura in Williams davvero da dimenticare. Sì, perché Senna aveva cambiato macchina proprio quell’anno, accasandosi alla scuderia di Grove per cercare di conquistare il quarto titolo iridato, e pareggiare così i conti con il suo rivale di sempre, Alain Prost, ritiratosi appena poche settimane prima.

Ad aggiungersi a questo, poi, l’incidente al suo connazionale, e amico, Barrichello, e la morte di Ratzenberger, che l’aveva profondamente scosso.

Come se non bastasse, infine, stava andando in scena in quelle ore l’ennesimo atto, stavolta l’ultimo, nel quale la sua famiglia provava a disinnescare per sempre l’amore con la sua compagna Adriane: Leonardo, infatti, fratello maggiore di Ayrton, aveva portato con sé un’audiocassetta nella quale la giovane fidanzata del pilota brasiliano parlava con una sua vecchia fiamma. Ayrton, però preferì non ascoltarla, per leggere la Bibbia.

Una tempesta di nubi si agitava nel cuore del brasiliano, che era stato, durante il briefing del sabato, uno dei più fermi oppositori alla disputa di quel Gran Premio, dopo gli incidenti avvenuti: ma furono in pochi ad ascoltare le parole di Senna, e si decise così per correre ugualmente, perché in Formula Uno c’erano, e ci sono tutt’ora, interessi così forti da giustificare sempre, e comunque, il proseguo dello spettacolo. The show must go on vinse su qualsiasi altra ragione, ma questa volta lo spettacolo non sarebbe durato molto.

Domenica pomeriggio, ore 14:17: durante il settimo giro, la monoposto di Senna uscì alla curva del Tamburello, interrompendo la sua corsa, e la vita del pilota brasiliano, contro un muro del circuito di Imola.

Ayrton Senna con Dio sembrava intrattenere rapporti privilegiati. Per come guidava, per come pregava. Campione del mondo,tre volte. Vittorie: 41. Pole position: 64. Sì, sì, ma non era tanto e solo questo. Era una questione di grazia. Era questione di carattere, testa e cuore. Un ragazzo così capace di stupire, sfiorando un nervo, un angolo dell’anima, da occupare un luogo a parte. La sua ombra era ampia, lunga. Conteneva la percezione del proprio talento, della propria ricchezza, la consapevolezza di dover restituire sempre e comunque qualcosa di perfetto. Di quell’ombra Ayrton conosceva ogni dettaglio. Soltanto in macchina se ne liberava. Inseriva la prima e, contemporaneamente, una ferocia cruda, quella che gli aveva permesso velocità di crociera spaventose, quella che aveva permesso a tutti noi di godere il privilegio di uno spettacolo bellissimo e raro. Come lui nessuno. Anche per chi aveva occhi distratti, sprovvisti di interesse o passione.
Come lui nessuno, oh sì.

Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna, di Giorgio Terruzzi non è solo il racconto di quel fine settimana, ma anche dell’Ayrton Senna uomo, di quel che era una volta tolto il casco e svestita la tuta. Un viaggio alla scoperta di uno dei personaggi sportivi più affascinanti di sempre.