Appena torno. L’archivio di quel che sarà (quando torneremo)

di Andrea Cardoni*

Appena torno è un archivio anticipato di autobiografie e di cose che verranno fatte o che non verranno fatte quando torniamo dalla quarantena, prima o poi. E queste cose vengono raccontate con la voce di chi ha voglia di dirle.
Ogni voce, ogni racconto, inizia con “Appena torno” e poi continua ognuno come vuole e lo fa più o meno lungo come gli viene da raccontare. Che è un po’una cosa che faceva lo scrittore americano Joe Brainard e poi George Perec con un libro che si intitola “Mi ricordo” dove ogni loro racconto inizia con «Mi ricordo» e poi parte un racconto. Ad esempio: «Mi ricordo la mia prima sigaretta, era una Kent» o «Mi ricordo la “superficie utile”» o «Mi ricordo l’unica volta che ho visto mia mamma piangere. Stavo mangiando una crostata d’albicocche» e poi ancora «Mi ricordo l’insegnante di storia che minacciava sempre di buttarsi dalla finestra se non stavamo buoni (Secondo piano)».

E con “Appena torno” è successa più o meno una cosa simile solo con fatta da voci e da più persone: ho iniziato facendomi mandare i primi vocali dai miei amici, poi ne ho parlato con Paolo Nori e abbiamo iniziato a farci mandare un audio vocale anche dai suoi amici, abbiamo scelto i più belli, abbiamo trovato una musica e un suono che ci piaceva che potesse andare bene sopra e adesso è diventato questo archivio dove ci sono le voci di tante persone, tanti dialetti, tante età diverse. Come questo che mi ha mandato Barbara «Il giorno che ci dicono che ci liberano io la prima cosa che faccio, piango».

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«Appena riapriranno le gabbie la mia giornata comincerà presto: la mattina darò na mano al Sor Sergio a riaprì er bar e rifaremo colazione insieme. Leggermente corretti alla sambuca: “no sbruffo” come dice lui, alle cinque e mezzo, pe risentisse vivi.
Poi me ne preparo una da fumà nel traffico e tutto er giorno me vojo fa er giro dei posti miei, pure de quelli che avevo rimosso e in questi me so ricordato: la panchina sotto casa dei miei, i viali intorno alle case nd’ho abitato, il giardinetto del pub. Me vorei fa na vasca pe Centocelle, e poi na passeggiata alle case a San Basilio, e pe i lotti de Primavalle dove adesso girano solo guardie e droni. E poi ancora un giretto al mercato, addà corda alle vecchiette, a parlà e a ride con gli sconosciuti, a filamme la tipa del banco in fondo.
Insomma, come dì?, in definitiva ciò solo voja de camminà e salutà tutti come se fossi er sindaco. Er sindaco de na città che oggi pare morta e tutti la fotografano così, tutti se la guardano come se fosse un museo, ma in realtà sta città è gonfia, è tracotante, rumorosa, eccessiva, indisponente. E avoja addì: è bella solo se non è vòta, sinnò nun è lei»
Appena torna Fabrizio 
«Cioè mi manca quell’ora per andare a lavorare, quel tragitto in macchina in cui alla fine stavo lì a pensare un sacco di cose, elaborare, però ho capito che mi serve. Un’ora di traffico» Johnny

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«Appena torno andrò subito a prendere il pallone della Champions League che ho nell’armadio, scenderò nel campetto sotto casa dei miei e partendo da fondo campo mi farò tutto il campo di corsa scartando difensori immaginari e intanto facendo la radiocronaca ‘Ricci avanza palla al piede, salta il primo avversario, poi il secondo, salta anche il terzo, Ricci, Ricci, tunnel, è solo davanti al portiere..’ Al che guarderò il portiere immaginario venirmi incontro, lo trafiggerò con un preciso rasoterra e poi continuerò la corsa esultando “GOL-GOOL” correndo braccia al cielo verso la collina che c’è dietro la porta che poi non è la collina, ma la curva dei tifosi»
Appena torna Ricci 

Se volete inviare un file sonoro con quello che farete quando sarà finita potete farlo mandandolo su appenatornoprimaopoi@gmail.com


*Andrea Cardoni è di Roma. Si è occupato di alcune cose in Tanzania, ha scritto e fatto video su altre cose in Italia e adesso ha a che fare con un’associazione di volontariato e una squadra di calcio. È autore radio e trasmissioni tv, regista di video e documentari. Ha scritto su dei libri.