La resilienza dei bambini al tempo del Coronavirus

di Debora Cirone

Mi sono chiesta se fosse una mia esigenza o potesse essere un reale aiuto per altri genitori.
Alla fine credo che abbia scelto di scrivere queste riflessioni per entrambe le ragioni.
Da quasi metà della mia vita ho il privilegio di rivestire il ruolo di educatrice. Amo il mio lavoro e lo vivo come una passione quotidiana cercando di accompagnare al meglio tutti i bimbi che incontro lungo il mio percorso.
Sono un’educatrice e poi sono una mamma.
Non voglio assolutamente restituire minor valore al secondo ruolo, ma credo sia importante partire dalla mia scelta di essere educatrice per analizzare il difficile ruolo di un genitore in questo delicato momento.
Quando si diventa madri non c’è nulla di più vero dell’espressione: “con i figli degli altri è tutto più semplice!”.
Una mamma è “solo” una mamma e pur conoscendo qualche manuale di pedagogia, devo ammettere che l’esperienza di un bimbo tuo ti spoglia di tutto il resto e ci sei “solo” tu.

Nella vita di tutti i giorni da “mammatrice” (mamma/educatrice) è inevitabile con i propri figli fare un’autoanalisi in merito alle strategie educative adottate e alle scelte educative intraprese…e spesso sono proprie le critiche “autoinflitte” quelle più dure da superare.
Ed è proprio in questo delicatissimo momento, in cui sono lontana dal mio lavoro e a stretto contatto con la mia bimba, che riconosco realmente quanto questo radicale cambiamento non abbia trasformato solo noi adulti ma soprattutto i nostri figli.
Ed è così che ho sentito il bisogno di capire.

Mi sono confrontata con diverse figure genitoriali che hanno bambini di età differenti e tutti, proprio tutti, riconoscono un significativo cambiamento.
La limitazione della libertà è indubbiamente l’ostacolo più eclatante da accettare, senza dimenticare che gli spazi a disposizione variano da famiglia a famiglia. Le dinamiche relative alle professioni dei genitori interferiscono sul cambiamento ed impattano sull’umore che si respira in casa. La lontananza dai parenti (nonni, zii, cugini…) può arrecare maggiore frustrazione ai bambini e talvolta comportare un attaccamento più forte nei riguardi della mamma e del papà che se costretti ad una modalità lavorativa di smart working non riescono a restituire loro le attenzioni di cui necessitano.

Se nei primi giorni la mancata frequentazione della scuola è risultata quasi un “premio”, in seguito ha comportato una destabilizzazione degli equilibri, interferendo su routine ed orari quotidiani (il pasto, il sonno più faticoso…), per non parlare della gestione della didattica a distanza per i più grandi.
Anche il gioco libero non è più stimolante.

Per restare uniti ci si aggrappa alla tecnologia (videochiamate, chat di gruppo…) ma dopo i primi giorni sembra non bastare ed ecco i nostri bimbi apparire più nervosi concluse le conversazioni “virtuali” e più affaticati nella ripresa del gioco che stavano svolgendo.
I genitori che hanno la possibilità di sfruttare questo periodo per portare avanti gli obiettivi ed i percorsi di crescita dei propri figli accompagnati dal piacere di investire le proprie energie per realizzare nuovi giochi, eliminare il pannolino, fare i compiti per bene… purtroppo vengono disattesi nel loro intento da atteggiamenti ostili dei bimbi che invece di mostrare accoglienza, sembrano quasi sfociare in una sorte di regressione.

Allora cari genitori… proviamo a respirare profondamente e tentiamo di capire insieme.
Metabolizzare uno stravolgimento così assurdo è probabilmente la richiesta più faticosa a cui i nostri figli siano stati mai sottoposti.
Nei bambini di ogni età è fondamentale l’abitudine per acquisire e consolidare sicurezze nel corso della vita.
Ad oggi queste certezze si sono sgretolate.

È vero ci siamo noi, ma credetemi, non possiamo bastargli.
Quindi non “accartocciamo” le nostre anime nei sensi di colpa ed impariamo ad accogliere la loro emotività.
È faticoso per loro interiorizzare ogni cambiamento ed elaborare ogni rinuncia (nessuna età esclusa) ed hanno l’esigenza psicofisica di arrestarsi e di fare un passo indietro come quando, noi adulti, dinnanzi ad un pericolo prendiamo la distanza necessaria per conoscerne la gravità.
Le energie devono essere spese per ricercare gli strumenti più vicini a loro affinché questo pericolo venga arginato. Strumenti che non possono essere per tutti uguali e soprattutto che prevedono una pazienza che noi genitori siamo chiamati ad avere.

In questa fase di isolamento abbiamo maggior opportunità di essere uniti ma dobbiamo evitare di incappare nel falso mito delle nostre aspettative.
È vero, tutto ciò che stiamo donando affannosamente non sembra produrre gli effetti voluti che probabilmente osserveremmo in altri casi, ma è assolutamente normale.
Questo non vuol dire che il lavoro sin ora svolto sia vano, che un giorno finito quest’incubo dovremo ricominciare tutto da capo.
I bimbi hanno più risorse di quanto immaginiamo, una capacità di riconoscere e ritrovare ciò che hanno costruito, seppure dopo molto tempo. Per loro ciò che conta davvero è sentirsi rispettati ed accettati nei tempi, nelle scelte e nelle modalità che prediligono.
Lo abbiamo già vissuto se ci pensiamo…

Quando abbiamo partorito ed un piccolo fagottino abituato nel nostro grembo come in uno spazio protetto e sicuro è venuto al mondo, ha imparato a respirare da solo, ad alimentarsi, a piangere, a riconoscerci…
Pensiamo ancora alla fase dell’ambientamento che anche per i bambini più “coraggiosi” ha comportato cambiamenti nella vita di tutti i giorni, nella relazione con i genitori, nell’elaborazione del distacco.
Insomma loro sono abituati alla resilienza: “capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinnanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”.

Noi dobbiamo essere alla loro altezza, spenderci ad ogni modo, accettare i loro ma soprattutto i nostri limiti, trasformando come sono certa già starete facendo, questo periodo difficile in una preziosa opportunità per rafforzare il nostro legame, per crescere insieme e conoscerci più profondamente, con amore ed empatia.
Ed un giorno, guardandoci indietro, troveremo ogni traccia di questa forza reciprocamente costruita che potremo trasformare in una preziosa risorsa quando la vita ci metterà di fronte a nuovi ostacoli.

Ecco delle testimonianze di alcuni genitori relative a frasi con cui i rispettivi figli si sono espressi per spiegarci come stanno vivendo questo momento.

EMMA 1 anno e 6 mesi
Emma andiamo a scuola domani?” “NO! A casa con mamma e papà…” (sempre frequentato volentieri il suo primo anno di nido)

Emma gioca in giardino

FRANCESCO 1 anno e 8 mesi
Appena si apre la finestra e si affaccia al balcone grida “Bimbi! Bimbi! Voglio tata!!!” (La sua educatrice)

Francesco sul balcone

MIA 4 anni
Fa un disegno con una serie di linee e stradine destinato ai cuginetti che non può vedere come prima e dice “non vedo l’ora di rifare la Colombo (una strada che collega le due abitazioni) per venire da voi!!!

Il disegno di Mia

LORENZO 4 anni
Quando finisce il virus facciamo una grande festa per il mio compleanno e invitiamo tutti, tutti… i nonni, gli zii, ecc.

LEONARDO 5 anni
Mamma ma quando il coronavirus non ci sarà più potrò rivedere i miei amici?

GRETA 5 anni
Mamma mi annoio, voglio uscire e andare a scuola, ma perché questo coronavirus non se ne va…io so come sconfiggerlo, con acqua e sapone!

NICOLÓ 6 anni
L’importante è che siamo insieme e siamo felici

VITTORIA 9 anni
Quando il coronavirus sparirà voglio fare… voglio invitare…voglio vedere…

EMMA 10 anni
Tracce dal tema di quinta elementare sulle emozioni provate in questo periodo: “in queste settimane sto facendo cose bellissime, dormo fino a tardi faccio e mangio tantissimi dolci, guardo più TV e gioco con la mia famiglia a giochi di società che non aprivo da Natale, ma nel cuore ho sempre un pochino di tristezza e ti giuro maestra, che rinuncerei a tutto pur di rivedere i miei amici di scuola… non posso credere che dopo 5 anni insieme finirà così”

ELEONORA 13 anni
Mamma ti prego posso rimettere le scarpe?