Tra satira e fumetti: fare gli editori nel 2020. Intervista a Stefano Antonucci

Stefano Antonucci ha da pochi mesi fondato (insieme a Gianluca Caputo) una nuova casa editrice di fumetti. Si chiama Fumetti di Cane e pubblica tutto ciò che i due editori vorrebbero trovare in giro come lettori.
Stefano Antonucci è anche un quotato autore di fumetti, uomo di satira, in libreria con Il Ruspa, parodia di un libro per bambini che racconta le vicende dell’ex ministro Salvini e presto con La fattoria dell’animale scritto da lui e dal suo socio Daniele Fabbri e disegnato da Maurizio Boscarol (Feltrinelli Comics).

Che significa all’inizio degli Anni ’20 dare vita a una nuova casa editrice di fumetti? 
Pubblicare libri e fumetti nel 2020 è una cosa folle. Diciamo che una nuova etichetta editoriale non era necessaria quindi diventa indispensabile. Insieme a Gianluca Caputo, abbiamo iniziato questo viaggio per scovare e proporre storie che vorremmo trovare in giro come lettori.

Ultimamente va di moda il termine crossmediale, per parlare del futuro dell’editoria a fumetti. Sei d’accordo?
Davide Toffolo diviso fra musica e fumetti, è crossmediale da prima che il termine fosse di uso comune. Io stesso, insieme a Daniele Fabbri, propongo fumetti tratti da spettacoli, o presentati in situazioni non canoniche. Fuori c’è una gran voglia di Storie, non importa con quale mezzo le si faccia arrivare.

All’interno della casa editrice ricopri anche il ruolo di autore. C’è un giusto equilibrio per non far prevalere un ruolo sull’altro? Come lo vivi?
Cane è nata insieme a Gianluca Caputo. Volevamo gestire un’etichetta tutta nostra che non avesse freni sulla linea editoriale e su tutta la filiera produttiva. All’interno dell’etichetta ho pubblicato il Ruspa, libro particolare che difficilmente avrebbe trovato una casa altrove. Per gestire il “conflitto di interessi”, propongo le mie idee a Gianluca. Se le approva, ci lavoro altrimenti mi metto a piangere in un angolo.

Che tipo di autori cerca Cane? Quali storie vi appassionano?
Autori con una forte identità e uno stile narrativo personale. Le Storie variano molto, cerchiamo di tenerci dentro i paletti della satira, politica, sesso, religione e morte, ma valutiamo tutto quello che ci sembra interessante.

Il Ruspa è geniale perché nel formato e nei disegni sembra un libro per bambini. Poi si leggono i testi e parte il (meraviglioso) cortocircuito. Come è nata l’idea?
Più che sul fumetto, mi sono formato sulle riviste satiriche. Mi piace giocare con i contrasti, mettere in difficoltà e costringere i lettori (ma anche gli addetti ai lavori) a fare un piccolo sforzo per seguirmi. E il gioco de “Il Ruspa” è proprio quello di creare il contrasto fra il contenuto e il contenitore. Parlare di cose orribili con un linguaggio per bambini, ne fa uscire fuori le contraddizioni e le ambiguità.

Secondo Luttazzi la satira è un punto di vista (dell’autore) unita alla memoria. Sei d’accordo? Qual è la tua definizione di satira?
Sempre citando Luttazzi, “La satira informa, deforma e fa quel cazzo che le pare.” Io terrei queste definizioni, concentrandomi su quale sia il bersaglio da colpire, ovvero Il potere di turno. Troppo spesso gira su internet un umorismo reazionario che, attraverso luoghi comuni, schernisce le vittime degli eventi lasciando impuniti i colpevoli. Chi fa satira, a mio avviso, deve imparare a riconoscere il bersaglio.

Archiviato Salvini, su chi ti piacerebbe fare satira? Hai altri fumetti in cantiere?
Sta per uscire, il 5 marzo, “La Fattoria dell’Animale” per Feltrinelli Comics, realizzato insieme a Daniele Fabbri e Maurizio Boscarol. Si tratta di una rivisitazione in chiave moderna, del classico di Orwell, “Animal Farm”. Volevamo guardare la situazione politica attuale da un punto di vista distaccato, concentrandoci sulla comunicazione politica e su quanto la percezione della realtà sia più importante della realtà stessa. Ne è venuto fuori un volume che ci ha inquietato più del dovuto.

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