La verità, vi prego, sui libri. Intervista a Marco Cassini curatore di Fascette Oneste.

Le fascette sono da sempre, per l’editoria, uno strumento di marketing istantaneo col quale attirare l’attenzione dei lettori, senza spettare che questi mossi da chissà quale invisibile forza prendano spontaneamente il libro per sfogliarlo, leggerne la quarta di copertina e chissà comprarlo. Allora perché non dissacrare con l’aiuto della rete il mondo editoriale e immaginare cosa scriverebbe davvero su una fascetta un editore se solo potesse?  Nasce così Fascette oneste (Italo Svevo ). Il libro scherza sull’uso talvolta eccessivamente retorico delle fascette sostituendole con delle frasi per l’appunto oneste: “Il libro che fingi di aver letto, che ha ispirato il film che fingi di aver visto”, “Il libro di cui tutti non avevamo bisogno”, “Non l’abbiamo letto nemmeno noi” o infine “Il libro perfetto da regalare alla suocera”. 
Ho fatto due chicchere sul libro, sulla sua genesi e sul suo “ruolo” nel mondo dall’editore con l’ideatore del gioco e curatore: Marco Cassini, direttore editoriale di SUR.

Come è nata l’idea? Eri a Mantova, c’era il Festival, era sera… e poi? 
È arrivato sui social per una promessa che avevo fatto ai miei compagni di gioco nei giorni del festival di Mantova: Marcello Fois, Gaia Manzini, Martina Testa, Francesco Guglieri, Raffaella Lops, Gianmario Pilo, Giuseppe Antonelli, Paolo Giordano, i primi con cui abbiamo scherzato a immaginare questo paradossale strumento di anti-marketing della «fascetta onesta», quella in cui l’editore anziché spararla grossa si ritrovasse a disposizione un piccolo spazio di verità in cui promuovere i libri con trasparenza. Dopo esserci divertiti una sera a fare il gioco tra noi, ho promesso al gruppo della prima ora che avrei lanciato la sfida su Twitter, unico social network che frequento. E l’indomani mattina l’ho fatto.

Il passaggio da gioco sui social a libro come è avvenuto?
Come nella miglior tradizione dell’editoria: per gioco, ma con un pizzico di serietà. Nei giorni in cui il gioco impazzava su Twitter, qualcuno ha suggerito, sempre per scherzo, di farne un libro che avesse a sua volta una fascetta; Giovanni Nucci, editor attento e veloce, ha saputo cogliere lo spirito dei tempi comprendendo che la misura si prestava benissimo a farne un librino per la collana da lui diretta per l’editore Italo Svevo, ironicamente chiamata «Piccola biblioteca di letteratura inutile», e con uno scambio rapido di messaggi su whatsapp è avvenuto l’accordo. Ho chiesto due condizioni: di non prendere un anticipo perché, anche se un po’ di lavoro c’è stato, in fondo la considero un’opera collettiva; e che il libro recasse una fascetta autodenigratoria. È stata l’ultima cosa che ho scelto prima di andare in stampa. Dato che la caratteristica della collana, essendo fatta di libri per bibliofili, è di avere le pagine ancora da tagliare come si usava cent’anni fa, la fascetta dice «Un libro che dà il meglio di sé con le pagine ancora intonse».

Rispetto alle fascette che sono finite sul libro quante non hanno trovato spazio? C’è stato tanto lavoro di selezione e scrematura?
Abbiamo contato oltre duemila fascette (salvo omissioni: perché casualmente, risalendo nei thread, ci è capitato di trovare di tanto in tanto dei contributi che, non essendo stati postati usando l’hashtag #fascettaonesta, si sarebbero persi; è possibile che altri siano sfuggiti al nostro setaccio). Banalmente il primo lavoro puramente meccanico è stato il copia-e-incolla, che mi ha portato via un paio di weekend: Twitter non permette la funzione “seleziona tutto” e quindi bisognava copiarne una alla volta. Poi la ripulitura del file dalle frasi fuori contesto, dalle foto del profilo, la data e l’orario che comparivano accanto a ogni tweet, e altre sporcature. Una volta ottenuto il file “pulito” con i soli testi si è dovuto procedere a una selezione: alcune erano “sbagliate” ossia testi non ironici ma presi da fascette vere; altre non rispecchiavano lo spirito del gioco ed erano solo aggressive; moltissime erano infinite variazioni sul tema: per esempio abbiamo contato una ventina di varianti della fascetta che proclamava il libro come miglior metodo per non far traballare un tavolino. È per questo che abbiamo elencato i partecipanti in fondo al volume, perché di un solo tweet avrebbero potuto vantare la paternità parecchi utenti. Ho fatto una ricerca per parole chiave (tavolino, anticipo, editor, ghostwriter, sottopagato, ecc) per evitare ripetizioni. Infine un piccolo lavoro di editing vero e proprio: senza snaturare il tweet, rivederlo aggiustando appena appena il tiro (con il maggior tempo a disposizione rispetto a chi twitta al volo cogliendo l’attimo) per rendere più divertenti o più comprensibili le frasi.

Dando una scorsa ai nomi che hanno raccolto la sfida su Twitter compaiono parecchi addetti ai lavori dell’editoria. Voglia di ridere di un mondo che spesso si prende troppo sul serio?
Un po’ voglia di ridere (la gran parte) e un po’ un malcelato desiderio di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Molti tweet (e questo se vogliamo, al di là dell’ironia, può essere un piccolo valore del volumetto) hanno raccontato il mondo dei libri da dietro le quinte (o dietro le quarte per restare in tema, e riprendendo il titolo di una fortunata serie di incontri con editori della libreria torinese La gang del pensiero).

Quale fascetta onesta ha rapito il tuo cuore? E perché.
Una, scritta da Martina Testa, dice «Un’altra vagonata di cazzi suoi» ed è stato il modo più potente e, almeno per me, più divertente di ridere sull’eccesso di autofiction che sta invadendo sempre più la letteratura contemporanea italiana.

testa

Non ti chiedo quale, ma da editore c’è stato qualche tuo libro su cui (a posteriori) avresti dovuto/voluto applicare una fascetta onesta?
Mi sarebbe piaciuto avere la lungimiranza e la sfrontatezza, quando da editore ho pubblicato gli esordi di Francesco Piccolo (1994), di Nicola Lagioia (2001) e di Paolo Cognetti (2004), di scrivere «Futuro Premio Strega». Tutti esordi pubblicati da me quando ero a minimum fax e vincitori al Ninfeo con Einaudi: con Francesco ci sono voluti vent’anni, con Nicola quattordici, con Paolo tredici.

Facciamo un gioco: se l’editoria italiana fosse un libro. La fascetta che ci metti sopra cosa dice?
«Prendete sempre sul serio il vostro lavoro, ma ogni tanto prendetevi meno sul serio».

Un sogno proibito: uno scrittore anche del passato che ti sarebbe piaciuto avere come autore di una fascetta. E cosa avrebbe scritto secondo te?
«Un successo mai visto», Jorge Luis Borges.

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