Luna nera. Ecco il libro evento di cui parleremo a lungo.

a cura del collettivo Liberepenne

Ci siamo presi il nostro tempo per leggerci per benino Tiziana Triana.
528 pagine non si leggono così, con leggerezza. A maggior ragione se siamo in tanti a farlo. Una lettura che ci ha piacevolmente stupito.
Non abbiamo visto in giro troppa fanfara attorno a questo che reputiamo un piccolo grande capolavoro.
Non è una chicca.
Non è una roba radical chic.
Non è un prodotto intellettualoide destinato a pochi.
Luna nera – Libro 1 – Le città perdute di Tiziana Triana (Sonzogno, 2019) è semplicemente uno di quei libri dai quali non vorresti mai staccarti. Che non vorresti finissero. Di cui centellini la lettura perché se leggi troppo e tutto insieme ti dispiace, perché finisci troppo presto.

Veste grafica di grande impatto, copertina azzeccatissima. Scrittura, inutile dirlo visto il mestiere della sua autrice, senza pecca alcuna. Non è bassa e non è alta, è giusta, misurata, fruibile, godibile. Ogni elemento è al suo posto. Ogni particolare è funzionale. Non troverete pagine su pagine di descrizioni inutili. Non troverete personaggi fuori focus in cerca d’autore. E nonostante la tematica possa far storcere un po’ il naso rischiando la mancanza di appeal – parliamo di streghe, di stregoneria, di erbe e malefatti – a fine lettura siamo concordi nell’affermare che la Triana con questo romanzo dà nuova linfa al genere che, basta buttare un occhio su Netflix, sta prendendo sempre più piede (peraltro, questo libro sarà anche una serie TV omonima, in onda proprio su Netflix, di prossima uscita).

Il target è vario. Questo libro può leggerlo la liceale nerd come la donna in carriera o la casalinga del microscopico paesino montanaro, perché non si parla a pochi, tutt’altro.
Preferiamo non raccontarvi oltre e suggeriamo a tutti i lettori, anche ai non amanti del genere, di prendere in mano il libro e lasciarsi guidare dalla scrittura sapiente che vi farà innamorare di Pietro, di Ade, di Tebe, delle Città Perdute. Vi farà credere che ogni incantesimo, pozione, coincidenza ha un senso nel mondo che leggete in quelle pagine, assolvendo pertanto al compito primario, a nostro avviso, che ogni libro dovrebbe tenere bene a mente: estraniare il lettore. E ci preme sottolineare che in questo caso la Triana assolve anche ad un altro, difficile compito: quello di non schierarsi.
Il narratore onnisciente, per quanto onnisciente possa essere, tende sempre a portare per mano il suo lettore laddove ritiene di dover andare a parare. Qui no.
Qui le streghe non sono cattive. E non sono buone. A dir la verità, se gli altri personaggi del libro non le additassero come tali, non penseremmo nemmeno che siano streghe. Perché le vediamo, semplicemente, come donne. Donne a tutto tondo. No, non è un romanzo femminista, non etichettiamolo così per carità. Ma leggere di Ade, che cerca di arrivare a fine giornata con un pezzo di pane e un po’ di latte per suo fratello Valente, consente un meccanismo identificativo notevole, nonostante il tempo narrato sia distante anni luce da quello vissuto dal lettore.
Detto ciò, Triana cara… quando sforni il secondo?
Noi non possiamo stare mica troppo tempo appesi eh.

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