Natalissimo: viaggio alla riscoperta del Natale che non c’è più

C’è stato un momento storico nel quale il Natale era segnato da pochi ma chiari segnali che ne certificavano l’avvento: l’8 dicembre, ad esempio, era il giorno nel quale tutti addobbavano l’albero e facevano il presepe; lungo le strade si sentiva la melodia degli zampognari risuonare sotto le luminarie luccicanti aggrappate ai palazzi; un Renato Pozzetto sorridente addentava una fetta di panettone al grido de “Il Natale quando arriva arriva!”. E il Natale era davvero arrivato.

Questo accadeva ormai più di due decenni fa.

Poi ci si è divisi tra chi tira fuori gli scatoloni con le palline colorate già ad un mese dal 25 dicembre e chi si relega agli ultimi giorni prima della vigilia; dalle strade sono spariti i suonatori di cornamusa con le loro tipiche scarpe, lasciando spazio a minuscoli auricolari nei quali qualcuno ascolta distrattamente qualche playlist natalizia scelta da Spotify; il panettone è stato circondato, all’interno dei supermercati, da decine di altri dolci che ne dovrebbero declinare il gusto per tutti gli amanti dei sapori complessi. Senza contare che questi ultimi appaiono con larghissimo anticipo, non appena liberatisi gli spazi riservati ai dolcetti di Halloween.

Del Natale, insomma, ne è rimasto ben poco. O almeno, del Natale vissuto da chi è nato tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli anni ‘80. Con questo non stiamo qui a dire che sia stato meglio quello o questo Natale.

C’è qualcosa, però, che negli anni continua a rappresentare un appuntamento fisso per tutti gli amanti del genere Disney: l’uscita di Natalissimo. Sì, perché lo speciale natalizio con le storie di topi e paperi resiste all’inesorabile trascorrere del tempo, anche a quel consumismo che ha ormai consumato tutto o quasi.

Natalissimo 1990

Facendo un passo indietro, il primo incontro con Natalissimo si ha nel 1990: il volumetto venne lanciato come supplemento al numero 15 di Zio Paperone, altra collana Disney scomparsa nel tempo: l’interruzione della pubblicazione di quest’ultima, e il riscontro positivo ottenuto da Natalissimo, lo fecero diventare un supplemento al più noto, e intramontabile, Topolino.

Ma se l’edizione del 1993 arrivò in edicola insieme al n. 1983 di Topolino, già nel 1996, lo speciale natalizio andò a far parte del filone Disneytime, prima di diventare, nel 2000, un volume pubblicato autonomamente. In dieci anni, insomma, Natalissimo aveva convinto tutti.

E se ancora oggi si corre in edicola per accaparrarsi il numero nuovo da leggere seduti accanto a l’albero, è perché tra le pagine dello speciale ci sono storie che hanno la capacità di riportare il lettore indietro nel tempo, fino a fargli rivivere emozioni di un Natale che non c’è più.

Se, infatti, le storie che appaiono sugli attuali numeri di Topolino sono per lo più inedite, quelle che possiamo trovare all’interno di Natalissimo, sono riproposizioni di vecchie strisce che hanno fatto la storia dei bei tempi andati.

Nel numero uscito solo pochi giorni fa, ad esempio, ci sono sette storie, tutte già apparse precedentemente sulla collana ammiraglia Disney a ridosso delle festività natalizie: averle tutte racchiuse in un unico volume, però, e avere la possibilità di rileggere racconti come “Topolino e l’indagine di Natale”, apparsa nel 1991 sul numero 1882 del topo dalle grandi orecchie, è un privilegio al quale non si può proprio rinunciare.

Così come non si può, e non si deve rinunciare, a rivivere emozioni le emozioni di quegli anni, e a collezionarle, aspettando un nuovo Natale e un nuovo Natalissimo.

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