AOC: storia di una giovane favolosa

Non ha ancora l’età per candidarsi (come vice presidente) con Bernie Sanders alle presidenziali del 2020, ma sono in tanti a scommettere che il ticket Sanders – AOC avrebbe potuto dare cose meravigliose agli USA e al mondo. Lei è Alexandria Ocasio-Cortez ed è la protagonista del libro di Francesco Foti, scrittore ed editore (insieme a Giuseppe Civati e Stefano Catone) di People, una casa editrice che (nomen omen) mette le persone al centro della narrazione. E proprio sul racconto che Foti ha fato di Alexandria Ocasio-Cortez abbiamo fatto due chiacchiere molto interessanti, uscendo spesso dal libro e parlando di quello che succederà il primo martedì di novembre 2020. 

Francesco, come nasce l’idea di questo libro?
Seguo Alexandria Ocasio-Cortez da diverso tempo, già dalla sua campagna delle primarie per il Quattordicesimo distretto di New York, e la considero una figura estremamente interessante nel panorama politico non solo statunitense, ma occidentale. Ti confesso che non ho pensato subito a scriverne io, in realtà per diverso tempo ho cercato una pubblicazione USA su di lei da tradurre, ma poi mi sono reso conto che non ce ne era nessuna che avesse il profilo che mi interessava, cioè che andasse ad analizzare tanto la sua storia e la sua esperienza quanto le sue idee, e così, consultandomi anche con Giuseppe Civati e Stefano Catone, miei soci nella casa editrice People, ho deciso di scrivere io il libro che avrei voluto leggere.

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Secondo te AOC è la persona giusta da raccontare per descrivere gli Stati Uniti a un anno dal voto?
Credo che a un anno dal voto possa essere una lettura interessante perché, come dice la stessa Marianna Aprile nella prefazione che ha scritto per il mio libro, la figura di AOC è il sintomo che gli anticorpi della democrazia sono ancora ben presenti nel tessuto sociale e politico americano. Molto del suo percorso, delle idee che porta avanti e del modo in cui lo fa dovrebbe essere da esempio non solo nel contrasto a Trump, ma nella sfida alla destra anche in Europa e in particolare nel nostro paese.

AOC è diventata immediatamente una figura di riferimento nel panorama politico americano (e dunque mondiale), secondo te perché?
Credo che le ragioni siano essenzialmente tre. La prima è legata alla sua storia: la figura di un giovane ragazza di umili origini che sconfigge (in questo caso alle primarie) inaspettatamente il grande politico di lungo corso è da un lato certamente affascinante, quasi cinematografica, e dall’altro ha messo un po’ in allarme l’establishment democratico, che ha visto in lei il simbolo di una avversaria “interna” per certi versi non dissimile da ciò che il cosiddetto “Tea Party” prima e il trumpismo dopo sono stati per un pezzo dell’establishment repubblicano.
La seconda è proprio legata alla persona pubblica di AOC. Come detto è giovane, di bell’aspetto, simpatica, smaliziata, estremamente capace nell’utilizzo dei social media e nell’interagire con i media tradizionali: una combinazione perfetta per il successo mediatico. La terza ragione del suo successo è dovuta all’effetto che lei esercita sulla destra: a partire da Trump e dal suo megafono mediatico (FOX News), i repubblicani sono letteralmente ossessionati dalla Ocasio-Cortez. Nel libro cito uno studio condotto da un think-tank che si occupa di media, che ha osservato come nel suo primo mese di attività da congresswoman, AOC è stata citata da FOX News in media tre volte l’ora. Tutto il giorno. Tutti i giorni. La mia opinione è che questo avviene non solo per le sue idee così all’opposto di tutto ciò per cui si batte la destra americana, ma perché lei, per le ragioni di cui sopra, scardina completamente l’immagine che la destra ama dare dei democratici: snob, antipatici, rigidi, lontani dal popolo e amici delle elite. Quale che sia la ragione di questa ossessione, è indubbio che abbia contribuito enormemente a dare centralità alla figura di Alexandria Ocasio-Cortez nel panorama politico americano.

Vorrei parlare del metodo di lavoro e di scrittura. Direi che si basa molto sui discorsi, tweet e interventi pubblici di AOC, smontati, analizzati e contestualizzati. Immagino che dietro ci sia stato un lungo lavoro di ricerca…
Sì, c’è stato un po’ di lavoro di preparazione, a monte della stesura del libro. Dapprima mi sono documentato il più possibile sulla sua biografia, attingendo a ciò che lei stessa ha rivelato sui suoi canali di comunicazioni, e nel corso di interviste e interventi pubblici. Poi mi sono concentrato sulla sua piattaforma politica, prendendo punto per punto del suo programma e andando a ricostruire tutte le occasioni in cui ne ha parlato pubblicamente, selezionando quindi i temi che ho trovato più rilevanti sia per la narrazione che avevo in mente. Volevo concentrarmi sulle battaglia di maggior interesse, per l’importanza che avevano acquisito nel discorso pubblico, per l’eco che potevano avere con quanto si discute abitualmente anche nel nostro paese, o ancora perché mi sembravano utili a spiegare il grande successo avuto fino ad ora da AOC. Mi era chiaro da subito che Twitter era il suo strumento di comunicazione prediletto, e ben presto analizzando il suo feed mi sono reso conto che avevo parecchi tweet che erano una summa in 140 caratteri di molti degli argomenti che avrei trattato. Ho pensato quindi di sceglierne dieci particolarmente significativi e di usarli come introduzione a ciascun capitolo, per far capire subito al lettore cosa avrebbe letto e farlo entrare nel mondo di AOC attraverso le sue stesse parole. Oltre a un primo capitolo inevitabilmente più biografico, ho scelto di raccontare la campagna che l’ha portata a vincere le primarie per il suo distretto di New York, la sua immagine, la sua comunicazione e la reazione della destra alla sua comparsa sulla scena, oltre al suo impegno su battaglie fondamentali come quella per il contrasto al cambiamento climatico, per citarne una su tutte. Chi vorrà leggere il libro, inoltre, troverà in appendice anche due traduzioni integrali che ho curato sempre personalmente: la mozione da lei presentata al Congresso degli Stati Uniti, per il Green New Deal, e il suo discorso inaugurale di insediamento come deputata del Bronx e del Queens.

Il sottotitolo del tuo libro è “La giovane favolosa”, credi che Alexandria Ocasio-Cortez o una donna della sua generazione possa ambire a fare qualcosa di favoloso? Ad esempio rompere quel famoso “soffitto di cristallo” contro cui si sono schiantate già parecchie donne americane?
Credo lo stia già facendo, ma soprattutto sono convinto che il suo lavoro potrà aiutare sempre più donne a farlo, anche grazie all’impegno di molte sue colleghe. Le elezioni di midterm dello scorso anno, contrariamente alla narrazione che ne è stata data in Italia, sono state dal mio punto di vista un grande successo per i democratici, che non solo hanno ottenuto la maggioranza alla House of Representatives, ma lo hanno fatto con una compagine largamente rinnovata, molto più variamente composita, in cui le donne sono largamente rappresentate. Uno dei capitoli del libro è dedicato all’impegno per la parità di genere da parte di AOC, a cui ha dedicato alcune delle sue prime mosse da neoeletta. Credo poi non sia da sottovalutare la centralità che in questo momento hanno le figure femminili nel Partito Democratico americano, anche nelle sue frange meno progressiste, e penso alla Speaker Nancy Pelosi, o alle molte candidate alle primarie per la presidenza. Con l’eccezione di Bernie Sanders, che è però a tutti gli effetti un politico femminista, le esponenti più interessanti della sinistra americana, dal mio punto di vista, sono attualmente tutte donne. Oltre ad AOC e a figure già molto note come Elizabeth Warren, consiglio di seguire le deputate Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley, che assieme alla Ocasio-Cortez sono chiamate The Squad. Da quella squadra ne vedremo delle belle, secondo me.

Collegandomi a quanto mi hai appena detto… ti faccio una domanda distopica. Elezioni 2016, vince la Clinton. Il mondo avrebbe conosciuto in ogni caso AOC e tutta la nuova generazione politica al femminile degli USA?
Mi sa che la distopia è quella che stiamo vivendo con la vittoria di Trump! Scherzi a parte, è difficile fare previsioni, ma stando al gioco mi viene da pensare che è un po’ come il gatto di Schrödinger, in quella linea temporale mai verificatasi convivono entrambe le possibilità. Da un lato credo che l’elezione di Trump sia stata determinante non solo per convincere all’impegno AOC, ma anche per far emergere con ancora maggiore chiarezze le moltissime contraddizioni nella società statunitense, contraddizioni a cui la Ocasio-Cortez sceglie di dare una risposta molto diversa da quella della parte più moderata dei democratici, il che è uno dei fattori determinanti del suo successo, come di quello di larga parte della nuova generazione a cui fai riferimento. D’altro canto, è innegabile che il gradimento di cui lei gode nasce dalla forte insoddisfazione di una grossa fetta della costituency democratica per la scarsa qualità dell’azione politica portata avanti dall’establishment del partito dell’asinello. Ed è altrettanto innegabile che Hillary Clinton fosse nel 2016 la massima esponente di quell’establishment, e ancor di più lo sarebbe stata in caso di vittoria. Quindi non è escluso che una figura come quella di AOC sarebbe potuta emergere comunque, anche se forse con forme e modalità diverse.

Green new deal e odio in rete sono due temi (tra i tanti) che più degli altri centrano il tuo libro (lasciandocelo per parecchio tempo) nel bel mezzo del dibattito sociale e politico. Ti chiedo come i democratici porteranno avanti questi due temi e quali saranno – secondo te – i prossimi argomenti di dibattito anche in proiezione novembre 2020.
Il Green New Deal è diventato uno dei temi centrali del discorso pubblico USA, visto che da Trump ai candidati alle primarie democratiche, nessuno sembra potersi esimere dal dover dire la sua su questa proposta. Ma ha ampiamente varcato i confini americani, se pensiamo che la neo presidente della Commissione Europe, Ursula von der Leyen, ha parlato della necessità di farne una versione europea, nel suo discorso di insediamento, e se persino il programma con cui si è insediato l’attuale governo “giallo-rosso” cita (anche se solo per titoli, diciamo) il Green New Deal come esempio da importare nel nostro paese. Credo che il modo in cui i democratici americani lo affronteranno dipenderà in larga parte da chi sarà lo sfidante di Trump. Non ho dubbi che Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, ad esempio, sarebbero dei campioni del contrasto al cambiamento climatico, ma pur non avendone particolare stima non posso non notare che anche candidati moderatissimi come Bloomberg o Buttigieg hanno mostrato grande attenzione al contrasto al Cambiamento Climatico, anche se su posizioni molto meno radicali. Lo stesso non posso dire Biden, purtroppo, che ha una visione molto arretrata sul tema. Staremo a vedere.

E per quanto riguarda la rete? 
Sul fronte del contrasto alle storture nell’utilizzo dei social media, e nella diffusione di notizie volutamente false che vanno quasi sempre a braccetto con l’hate speech, vedo con favore l’attenzione che vi dedicano i democratici di ogni tipo, come provano le audizioni pubbliche di cui tutti abbiamo visto qualche spezzone, con un imbarazzato Mark Zuckerberg incapace di rispondere appropriatamente alle domande molto ficcanti che gli venivano poste da AOC e da altri. Credo però che si possa commettere un errore, in questo processo, se posso dare un parere meno simpatico. La necessità di un serio contrasto alla diffusione di messaggi d’odio e di false notizie costruite artatamente non deve riguardare solo i messaggi politici e non deve interessare solo le piattaforme social e i canali di chi fa politica attiva. Spesso, troppo spesso, anche i media tradizionali contribuiscono alla diffusione di messaggi d’odio e di notizie palesemente e oggettivamente false, e questo non solo negli USA ovviamente. Pensare che il problema sia insito nei social per loro stessa natura, o che riguardi solo loro, è scegliere di vedere solo una parte del problema. Ma penso anche alla scelta sbandierata recentemente da Twitter di eliminare completamente la possibilità da parte dei politici di fare advertising su quella piattaforma. Questo è il secondo, enorme errore, a mio avviso. Ridurre la questione solo a un problema della politica è inefficace e sbagliato. Se pensiamo proprio al cambiamento climatico, ad esempio, mi domando per quale motivo dovrebbe essere impedito a Trump fare spot su twitter per evitare che diffonda notizie false su questo tema, come spesso fa, ma sarà comunque permesso farlo a una qualsiasi azienda privata, magari per difendere i propri interessi legati alle industrie fossili. Nel frattempo un politico come Sanders, tanto per nominarne uno, non potrà nemmeno tentare di rispondere a tono con un messaggio a pagamento di carattere positivo, sul tema. Non solo è iniquo, ma non risolve affatto il problema, anzi finge di risolverlo.
Quindi quello che auspico è che, negli Stati Uniti come altrove, ci si prenda carico del problema nella sua globalità, considerandone anche gli aspetti culturali e non solo normativi, e non limitandosi a considerarla una questione relativa esclusivamente alla politica.

Cosa succederebbe nelle primarie, secondo te, se Sanders annunciasse un ticket con AOC?
Sarebbe molto bello, credo sarebbe il ticket migliore per battere Trump, ma purtroppo non è possibile. Per essere candidati alla vicepresidenza negli Stati Uniti bisogna aver compiuto almeno 35 anni, e AOC ne avrà solo 31, al momento del voto. Ma nel 2024 ne avrà proprio 35, potrebbe essere un’ottima vice-presidente per il secondo mandato di Bernie!

A chi consigli il tuo libro?
Lo consiglio vivamente a tutti! A parte la mia deformazione professionale da editore, penso che possa essere una lettura interessante per chi segue la politica americana, ovviamente, ma anche per chi segue la politica in generale, specie se ha idee di sinistra. Non sono tra quelli che amano i parallelismi forzati tra USA e Italia, ma nella storia di AOC e in ciò che porta avanti ci sono molte cose che sarebbero replicabili, mutatis mutandis, anche nel nostro paese. Per scoprire quali, però, bisogna leggere il libro!

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