Ecco cinque libri per capire gli Stati Uniti d’America

Cinque libri per capire gli Stati Uniti d’America.

È difficile parlare degli Stati Uniti se negli anni ottanta sei stato un ragazzino cresciuto a serie tv, patatine e film con Micheal J. Fox. Un piccolo concentrato di grassi, televisione commerciale e il sogno del ragazzo di provincia che ce la fa da solo.

Perché diciamocelo, se l’America ha avuto un pregio nelle nostre vite oggi in bilico tra i trenta e i quaranta è quello di averci sempre fatto credere che potesse succedere qualcosa. Che da un momento all’altro il merito era pronto a manifestarsi nella storia, o meglio nelle nostre vite, come fosse un deus ex machina per raddrizzare tutto: vite, amori, amicizie, lavori e di conseguenza donare: successo, fama, serenità… in poche parole America, per quel ragazzino oggi trentacinquenne, cresciuto nell’estrema periferia di Roma, era la Possibilità.

Ed è proprio in questi tempi di Trumpismo dilagante che abbiamo deciso di provare a raccontarvi gli Stati Uniti partendo non da uno, ma da cinque libri. Titoli che secondo noi potranno essere degli utili strumenti per interpretare, comprendere e leggere, in ogni senso, quello che è il futuro degli States.

 

 

L’America è Speranza. E ce lo dimostra Quando siete felici fateci caso di Kurt Vonnegut. Questo piccolo libro edito da minimum fax è una raccolta di appassionati Commencemente Speec, letteralmente: discorsi d’avvio, ovvero quei discorsi ben auguranti che si tengono dentro le università il giorno della cerimonia di laurea. Vonnegut ricorda ai ragazzi che negli anni si trova davanti, attraverso riflessioni folgoranti sul senso della vita e il destino del pianeta, che da quel momento in poi un pezzo di mondo è anche nelle loro mani e che bisogna guardare le cose da angolazioni sempre diverse. La vera vita è fuori dalle università e si può affrontare anche con un pizzico di sana e folle gioia.

 

 

L’America è Critica. E Doonesbury, il fumetto politico più famoso di tutti i tempi, ce lo insegna da 40 anni. Si dice che alla casa bianca non si inizi a lavorare senza aver prima letto la striscia del giorno di questo fumettio che fa ormai parte del tessuto sociale americano. In Italia da ormai diversi decenni è pubblicato mensilmente sulla rivista Linus ed è uscito in varie edizioni tra cui anche in un’elegante raccolta della compianta casa editrice di fumetti: blackvelvet. Doonesbury è la storia americana che passa dal Vietnam e arriva fino ai nostri giorni con dentro tutto, ma proprio tutto, quello che accade nel Paese. Il suo autore Gary Trudeau l’ha definita una grande soap opera americana.

 

 

L’America è anche Sogno. E se chiudiamo gli occhi il sogno ce lo immaginiamo più o meno così: una canottiera rossa, con un numero scritto in nero. Quel numero è il 23 e lo indossa un uomo che salta a gambe divaricate, ha la lingua che penzola fuori dalla bocca. Una palla arancione è ben salda sulla sua mano destra e lo sguardo è rivolto al canestro. È Micheal Jordan e la sua biografia scritta da Roland Lazenby e pubblicata in Italia da 66thand2nd racconta di una vita che non poteva che essere americana. Dietro ogni canestro di MJ c’è lavoro, abnegazione, sacrifico e voglia di arrivare davanti ai propri limiti, guardarli e andare oltre. Saltandoci sopra, saltando più in alto.

 

 

L’America è Attenzione. Verso le società e verso la classe dirigente. L’America è il paese che ha inventato il giornalismo watchdog. Una storia si può raccontare in molti modi, ma la fame di verità di un cane da guardia non ce l’ha nessuno. Nel libro pubblicato in più edizioni da minimum fax, Sette pezzi d’America c’è nascosto dietro ogni singola inchiesta la voglia di ricercare la costante e incondizionata verità, costi quel che costi. L’America dà possibilità, ma se sbagli devi pagare e prima di finire nel dimenticatoio la strada è lunga. È la stampa bellezza, non a caso è una frase nata al di là dell’Atlantico.

 

 

L’America è Forza. Ma i muscoli non centrano niente. È voglia di alzarsi ogni volta che si cade. E tutta questa forza e questo spirito stanno anche nelle note iniziali dell’armonica di Bruce Springsteen che intona Thunder Road. Buttateci per terra, toglieteci tutto. Noi ci rialzeremo e ci prenderemo quello che ci spetta. Siamo nati per correre e siamo fatti per andare altrove, lontano da chi ci considera dei perdenti. Badlands di Alessandro Portelli, edito da Donzelli ci regala costanti emozioni ricordandoci che il lavoro di Springsteen è da sempre quello di misurare la distanza fa la realtà americana e il sogno americano. E lo fa raccontandoci gli States che sudano, lavorano, faticano ma non si arrendono mai e non smettono un solo momento di sognare.

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