Cannabis, dal proibizionismo alla legalizzazione di Giuseppe Civati

Quanto si è parlato negli ultimi anni della liberalizzazione della cannabis?
Questo testo, Cannabis, dal proibizionismo alla legalizzazione, di Giuseppe Civati, sintetizza il periodo appena trascorso dove il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere è stato spesso al centro dell’agenda dei media e del dibattito politico. In primis grazie alla relazione della Direzione Nazionale Antimafia, che ha ha dato il via alla discussione, a cui è poi seguita la formazione di un intergruppo parlamentare, e di una massiccia raccolte di firme. 
Il libro è arricchito da una nota introduttiva di Roberto Saviano, che proprio sul tema della legalizzazione è intervenuto la scorsa estate, a fine luglio, in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati che anticipava la prima sessione dei lavori del Parlamento sulla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Chi è contrario alla legalizzazione e pensa che legalizzare le droghe sia un modo per diffonderle, dice Saviano intervenendo sul tema, parla senza conoscere. I dati dicono esattamente il contrario: la legalizzazione ha portato a una diminuzione del consumo in tutti i paesi che hanno legalizzato, a una sottrazione dei capitali criminali, come per esempio in Uruguay, dove le organizzazioni criminali messicane che governavano il mercato delle droghe leggere sono state costrette ad andare via.

Ma andiamo con ordine e iniziamo a utilizzare il libro come strumento per raccogliere e diffondere qualche dato che, così come emerge anche dalle parole di Saviano, è sicuramente interessante. La cannabis è oggi la sostanza illegale più diffusa al mondo e si calcola che più del 10% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ne faccia uso. Secondo gli ultimi dati inviati dall’osservatorio europeo sulle droghe e sulle tossicodipendenze si stima che circa l’1% degli adulti europei faccia uso quotidiano o quasi quotidiano di cannabis. Questo equivale a dire che oltre 22 milioni di persone nella fascia di età già citata, abbiano fumato una canna negli ultimi 365 giorni. Si tratta della sostanza illegale più accessibile, e lo dimostra il fatto che è al tempo stesso anche la sostanza più confiscata.
La tesi portante del libro è molto semplice: legalizzare non significa mandare una nazione allo sbaraglio. Al contrario significa controllare merci e produzioni che finché saranno illegali faranno la fortuna della malavita organizzata. Per capire la tesi e le teorie sviluppate dall’autore nel suo lavoro è sufficiente aprire il libro nella pagina dell’indice, e in maniera logica e razionale, sarà possibile costruire il ragionamento che è stato fatto per strutturare il lavoro: tra questi si parte col primo capitolo con i dati da cui partire, per poi proseguire con l’operazione legalizzazione, la situazione attuale, la legge promossa dalla camera, la questione della legalità, la cannabis industriale e terapeutica, i benefici economici suddivisi in previsioni e stime, e, infine, le conclusioni.

Non sarà sicuramente un percorso facile quello intrapreso da alcuni parlamentari italiani, sopratutto sarà difficilissimo far cadere l’equazione droga legale uguale tutti drogati. I dati da studiare dicono ben altro, ma la sensazione è che in Italia i tempi non siano ancora maturi. In Toscana, intanto, durante le vacanze di Natale sono iniziate le prime somministrazioni di cannabis per fini terapeutici. Un piccolo inizio, per una battaglia per la legalità molto più grande.

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