Caos Capitale: Se la nuova assessora è la tua compagna di liceo.

Tra i vicoli di Roma è sempre circolata la voce che Luca Bergamo, assessore alla cultura di Roma Capitale e Vice Sindaco, fosse più di un assessore alla cultura e un Vice Sindaco. Un personaggio ingombrante, di spessore, un cervello in più con cui dover fare i conti in aula. E sebbene per lui si parli di un prossimo impiego internazionale sorprende comunque la scelta, a pochi mesi dalle elezioni, di sostituirlo. Al suo posto, sulla poltrona della cultura di Roma, sale Lorenza Fruci già in squadra dal 2019 con deleghe alle politiche di Genere.

Romana, laureata in Scienze della Comunicazione, un master presso l’Accademia delle Belle Arti Roma è consulente per istituzioni, associazioni, aziende e privati per l’ideazione, la progettazione, la strategia, lo sviluppo e il coordinamento di progetti culturali, di comunicazione, di formazione e di empowerment. Tiene docenze, workshop e laboratori sulla documentazione, sullo storytelling, sulla comunicazione culturale, oltre che sull’immaginario e la rappresentazione del femminile, in ambito accademico e istituzionale.

Ha anche scritto un libro dedicato al Burlesque di cui lei stessa è grande appassionata. Questo dettaglio ha fatto ridere molti figli della prima repubblica che ancora (non ancora?) non si sono lanciati in battute e richiami al Bagaglino, ma la strada per le elezioni è ancora lunga e al peggio non c’è mai fine.

A proposito di elezioni, una critica al rimpasto della Sindaca Raggi c’è ed è quella di aver sostituito un uomo che comunque la si pensi sapeva fare politica culturale con (e su questo forse si dovrebbero concentrare fi più i critici) una professionista sicuramente preparata, ma certamente non in grado di fare la differenza come la Fruci che per di più è una vecchia amica e compagna di classe della Sindaca. Praticamente la Raggi ha attinto a piene mani dal tomo I & II della saga “Tutto quello che non devi fare in politica a pochi mesi dalle elezioni, se sei un grillino”.

Ripetiamo: la Fruci può scrivere saggi sul Burlesque da qui all’infinito e anzi se il suo testo (nel link in pagina) non fosse fuori catalogo lo avremmo già comprato per recensirlo.

Può praticare il Burlesque, la pole dance, la maratona o il bingewatching su Netflix. Non sono affari nostri e non deve rientrare nel dibattito politico. Però – consentitecelo – la sensazione che non sia la persona più preparata del mondo per gestire le delicatissime politiche culturali di una delicatissima Capitale come Roma di un una delicatissima nazione come l’Italia ce l’abbiamo ed è forte. L’ennesimo paradosso politico messo in campo dalle forze pentastellate dove uno vale uno e un bravo e onesto ragioniere rischia di trovarsi, prima o poi, alla scrivania più alta del Ministero dell’Economia e delle Finanze.