Simone Cosimi e Annarita Briganti, libri per ricominciare

Pochi giorni fa, durante la versione live di A casa tutti bene ho intervistato Simone Cosimi e Annarita Briganti.
Spunto di partenza della chiacchierata – con entrambi – sono state le loro ultime fatiche letterarie. Vi propongo di seguito una breve sintesi scritta dell’intervista. 

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SIMONE COSIMI

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Simone, hai scritto Per un pugno di like e proprio nel bel mezzo del tuo tour promozionale è arrivato il lockdown…
Vero, ma riprenderemo a girare. Per fortuna è un libro su un tema freddo nel senso che tratta tematiche che possono essere discusse ancora a lungo perché sono tematiche “calde” che interessano e interesseranno tutto per parecchio tempo.

Su Facebook possiamo esprimere il nostro stato d’animo con pollici in su, cuori e facce innamorate, ma non il nostro parere contrario. O meglio: essere in disaccordo è complesso e faticoso perché bisogna argomentare, scrivere, controbattere.
Esatto, per non essere d’accordo sui social devo fermarmi e motivare. Devo fare un lavoro che non è uguale e contrario rispetto al semplice clic sul “mi piace”.  Non eisste e forse non esisterà mail un bottone (che in realtà non è solo un bottone, ma una categoria logica e mentale) con cui esprimere disappunto e andare oltre senza dover per forza essere coinvolti in una discussione. Spesso vorremmo solo dire che non siamo d’accordo e andare oltre e invece per poterlo fare dobbiamo scrivere, ma se lo scriviamo allora la maggior parte delle volte siamo risucchiati da  discussioni che non finiscono più e quindi come effetto collaterale paradossalmente ci auto-censuriamo sapendo che in quel contesto troveremo soltanto utenti/amici allineati alla bolla dell’altro utente. Manca sostanzialmente il bottone per dire un semplice no senza per forza dover diventare alfieri di una tesi opposta.

Il libro parte dalle origini del “like”… 
In quelle origini nasce anche la necessità di profilare gli utenti. Un like messo dice molte cose e dice a Facebook (parliamo di facebook ma il discorso si può estendere a tutti i social ndr) molto di noi. I nostri gusti e le nostre passioni.

Dovessi aggiungere un capitolo al libro… parleresti del Coronavirus e della sua narrazione sui social?
Sicuramente aggiungerei il trasloco degli eventi reali su queste piattaforme. Andrei a vedere in che modo questa trasposizione ha modificato quel tipo di grammatiche.

Quali modelli per il futuro?
Qualcosa esiste già.  Alcune piattaforme come youtube sfruttano già il “non mi piace”. Tabto che si è dato vita anche a dei dislike mob. Funziona e ti dà idea del tipo di reazione che alcuni contenuti provocano.

Cosa potrebbe portare in più un tasto non mi piace? 
Pensiamo a quando ci imbattiamo su un contenuti riprovevole e a quanto spesso ci troviamo a fare il conto di quanti like e quanti attestati ha ricevuto. Però noi non sappiamo mai cosa c’è nell’ombra e cosa sarebbe accaduto se gli utenti
avessero potuto cliccare “non mi piace”. Come cambierebbe la narrazione di quel famoso post rirpovevole se sapessimo che a fronte di 2.000 like ci sono stati 10.000 dislike?

ANNARITA BRIGANTI

Da pochissimo è nelle librerie digitali “Reboot. Lettera d’amore a Milano”, il progetto editoriale benefico realizzato da scrittori, giornalisti e professionisti del mondo dell’editoria. L’obiettivo è raccogliere fondi a favore del capoluogo lombardo. L’antologia di racconti edita da bookabook, ideata e curata da Annarita Briganti, giornalista e scrittrice.

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Prima di entrare nel dettaglio ti chiedo il perché del titolo. Reboot è un termine informatico che significa riavvio e in senso lato anche reset. Ma anche un termine di scrittura: riscrive una storia già nota con altre caratteristiche.
Credo che la crisi che stiamo vivendo ci porti a un cambio di approcci e di abitudini. Non possiamo ricostruire il mondo di prima riproponendolo.  Reboot in questo caso significa che prendiamo atto che il mondo è scoppiato e quindi cerchiamo di creare un mondo migliore, un nuovo umanesimo. Ripartire come se non fosse successo nulla mi fa paura.

Hai dichiarato che “poiché nessuno faceva il primo passo, ho deciso io stessa di dare vita a un progetto che mettesse insieme le penne di giornalisti, scrittori e blogger, ideando e curando questa antologia”. Come nasce il lavoro  e come hanno risposto gli autori?
Ho capito subito che il vecchio mondo era finito, era il 21 febbraio e speravo di sbagliarmi. In quel momento è iniziato un sentimento  anti milanese che dura tutt’ora. Un approccio che mi sembra profondamente ingiusto. Quelli erano anche i giorni in cui tutti mi chiedevano video per delle cause… ma nessuno faceva qualcosa per Milano. E ho deciso di realizzarla io, grazie a Tommaso Greco di Book a Book. I nomi li abbiamo trovati con l’editore e abbiamo ricevuto soltanto dei sì.

Il libro: sono 22 penne te compresa. 11 donne e 11 uomini parità di genere rappresentata rigorosamente. Dentro che milano troviamo? 
Prima di tutto vorrei dire che il ricavato andra al Fondo di Muto Soccorso per il Comune di Milano. Ho lasciato tutti gli autori liberi di scegliere il loro format. Ci sono vere lettere a milano, ma anche opere di fiction o memoir o reportage. Esce una Milano forte e che ci manca. Esce una voglia di ripartire e di ricominciare – dando una pulita alla propria esistenza –  dalle cose essenziali.

Nel tuo racconto dici: Sono una scrittrice, sono abituata alla solitudine. Lo scrittore è isolato per definizione. Vengo da sei anni di booktour e da una vita in giro per Milano, per l’Italia e per il mondo per raccontare il mondo. In questi due estremi come hai costruito la tua resistenza milanese?
Non ho avuto scelta. Ho rispettato le regole in maniera precisa e ho fatto il lockdown da sola ed è stato un grande shock. Non so ora quanto sarei sincera a dirti che tornerei subito alla mia vecchia vita.

Che Milano sarà? Oggi (l’intervista è avvenuta il 3 giugno ndr) ipoteticamente quel famoso fuori sede che quella sera tra il 7 e l’8 marzo andò via potrà tornare… cosa ritrova?
Chi è andato via non tornerà secondo me prima di settembre. Ma pensiamo ai turisti, ci prepariamo a un’estate tutta italiana. Chi verrà troverà una città ferita. Ma potrà aiutarci a metterci il passato alle spalle. A Milano troveranno lo spirito di sempre, Milano e l’Italia ce la faranno.